Frankenstein, un personaggio per tutte le stagioni

Frankenstein e il Natale: a chi mai poteva venire in mente questo anomalo connubio se non a dei pubblicitari? L’impensabile collegamento è stato infatti sviluppato come idea dello spot “Il Natale di Frankie” (“Frankie’s holiday”) per una conosciuta marca di prodotti informatici e dispositivi multimediali, nota per pubblicità definite da alcuni “strappalacrime” (per chi volesse vederlo o rivederlo: https://www.youtube.com/watch?v=r1MF70Xap-M).

Lo spot vede il mostro nato dalla penna di Mary Shelley attraversare il borgo innevato e piuttosto scuro, immagine che richiama l’ambientazione gotica del romanzo, per raggiungere una piazza dove un gruppo di persone sta ammirando l’albero di Natale. Alla vista di Frankenstein (o meglio, la Creatura. Nel romanzo infatti Frankenstein è il dottore, mentre il mostro non ha un nome preciso) rimangono tutti impietriti. La cosa non cambia neanche quando con un’espressione visibilmente innocua e bisognosa di affetto la creatura si guarda intorno, si applica due luci ai lati del collo, e dal suo smartphone fa partire la musica di “There’s no place like home for holiday” di Parry Como, registrata da un carillon all’inizio dello spot, per cantarvi sopra. Il mostro pare  a questo punto scoraggiarsi definitivamente, soprattutto quando una delle due luci si spegne; una bambina però gli si avvicina e dopo aver fatto riaccendere la lampadina, continua a cantare, seguita dalle altre persone, riaccendendo così i loro cuori e permettendogli finalmente di vedere la creatura per quello che è: un essere vivente in cerca di affetto e accettazione.

Lo spot termina con la scritta “Apri il tuo cuore a tutti” (“Open your heart to everyone”) rendendo quindi attuale il messaggio principale dell’opera di Mary Shelley, ovvero accettare anche chi è diverso da noi, conoscere e dare una possibilità prima di giudicare ed escludere le persone.

Oltre a questo spot il Frankenstein è stato anche oggetto di una rilettura da parte del fumetto “Topolino” che nei numeri 3179 del 26 ottobre 2016 e 3180 del 2 novembre 2016 ha pubblicato la storia “Duckenstein di Mary Shelduck”, non solo operando un adattamento papero, come appare dalla trasformazione del titolo ma, come avvenuto già per altre “parodie” (che non sono in realtà solo questo ma anche un’ottima presentazione di esse che permettono a queste grandi opere di essere trasmesse ai più piccoli evitandogli il terrore, così come già avvenuto nelle storie “Dracula di Bran Topker” apparsa sui numeri 2945 del 8 maggio 2012 e 2946 del 15 maggio 2012 , e “Lo strano caso del Dr. Ratkyll e di Mr. Hyde” pubblicata nei numeri 3070 del 24 settembre 2014 e 3071 del 30 settembre 2014 ).

L’autore Bruno Enna che ha sceneggiato questo adattamento, ha saputo mantenere l’atmosfera del romanzo pur evitando di impaurire i lettori più piccoli senza però perdere il messaggio dell’opera nonostante il finale sia un lieto fine, quindi totalmente all’opposto del romanzo, un finale non solo legato al mondo dei fumetti ma, anche più felice quindi più consono a dei bambini.

Nel romanzo “Frankenstein o il Prometeo moderno” scritto nel 1818, la Creatura, oltre che domandare al dottore Frankenstein il perché lo abbia creato e lasciato solo nel mondo, a vivere la solitudine di cui è vittima per via della paura che incute, per tutto il libro non fa altro che tentare di farsi accettare dagli esseri umani, compiendo buone azioni. Si ricordi in particolare come egli aiuti di nascosto una famiglia di contadini in difficoltà. Quando gli esseri umani lo vedono però ne rimangono impauriti, anzi lo attaccano pensando sia un mostro con cattive intenzioni e così la Creatura decide di isolarsi definitivamente.

Un messaggio più che mai attuale, se considerati in particolare le demonizzazioni dei migranti con cultura e religione diverse dalle nostre , generalmente perpetrate da partiti politici, di solito di estrema destra. Lo scopo? Il più delle volte nascondere altri  problemi o responsabilità di inadempienza di chi governa.

Ad ogni modo Frankenstein rimane sicuramente un importante invito ad accettare ed abbracciare la diversità, conoscere prima di giudicare chi spesso non è altro che un essere come noi, in cerca di un posto nel mondo.

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