La vittoria della fuga.

Quando sei prigioniero non scegli la cella che preferisci o chiedi di cambiare l’orario dei pasti, accetti e rispetti, non hai libertà, ne sei cosciente. Dopo, o tenti di fuggire o aspetti che il mondo cambi a tua insaputa. Se aspetti, allora speri che scoppi la rivoluzione, che il re venga deposto e decapitato, lo vuoi non per la libertà ma per poter osservare i poveri illusi che sbraitano in massa e urlano parole come “libertà” e “popolo”. Ami vedere la gente che lotta per la libertà perché sai che è una lotta vana e gattopardesca, ti piace, ti fomenta questa cosa. Cerchi notizie, speri in colpi di stato e attentati, reazioni di governi, militari, guerra, bombe, folle, morti, internventi umanitari, emergenze, tutto quello che permette all’uomo di dover lasciare tutto e pensare solo alla sua vita. Vuoi che la situazione costringa tutti a smaterializzarsi e dover vivere per la loro pelle, quella dei loro cari e di chi gli sta intorno. Perché? Perché prima di rassegnarti e guardare il mondo come l’ultimo dei partigiano tu hai tentato la tua resistenza contro un nemico invincibile, e lo sapevi che avresti perso, lo sapevi ma volevi lottare solo per rabbia e rancore, indiavolato volevi la sua testa ma sapevi che non l’avresti mai avuta, mai. Invece se vuoi fuggire, sei libero, calmo, aspetti, con pazienza studi le vie, la ragione è tua amica intima, il corpo è un alleato fedele. Non t’importa del tempo, sai che fuggirai, ti basta questo, il resto verrà. Ma non ti riposi mai, no il riposo non è di chi vuole fuggire, piuttosto affini uno stratagemma per un giorno intero, ne studi dettagli quasi perversamente, ma non penzoli, non umili la vita che ti attende lì fuori. Romantico e delicato come il corteggiatore in età matura che non può perdere la donna che lui vuole avere accanto nel momento ultimo della sua vita. Quanta vita intensa ribolle in questa festa delle virtù unite. Tutto è calcolato, niente ti sorprende perché sai che tutto è stato previsto, solo dio può fermarti ma dio non fermerebbe l’uomo che diviene arte, che diviene opera motoria. La chiamano salvezza, invece è una fuga, nient’altro. Nulla verrà mai verso di te, fesso tu uomo che speri ogni mattina che il mondo ti riserbi novità, stolto sei, ubriaco di velleità che impollinano come droga la tua preziosità. Le pietre che hai dentro, i tesori, no non puoi portarli in giro come modelle americane, non puoi abusare di diritti inventati per non donarli, li hai resi schiavi. E cosi ti compiaci della tua umanità, come una signora matura adora il suo gatto. Uomo! Ergiti.

 

Italo Angelo Petrone

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