Nel cimitero della poesia vivente

Di Elisa Navarra

All’ombra dei cipressi e dentro l’urne
Tra fredde pietre e rami storti
Son certe tombe non taciturne:
Cimitero per quei che non son morti.

Concerto di lapidi chiaroscurate
S’acccavallano al Père Lachaise
Tetra atmosfera, son relegate
In collina, fuori città.

Nell’aria sussurri di rime baciate
Della poesia sono baluardo,
Delle storie d’amore mai tramontate
Il letto di pietra di Eloisa e Abelardo.

E “come tutti si precipitavano a vederti
Per il fascino delle tue canzoni”
Ancor oggi, Abelardo, son certi
Alla tua tomba, i visitatori.

Pois malinconici, linee un po’ grigie:
Così Seraut avresti tracciato
La tua eterna marmorea effigie
In cui riposi, un po’ trascurato.

Vibra di baci e di “lacrime aliene”
Lo scrittore d’eterna giovinezza,
Coperto di petali e lettere piene
Wilde è avvolto di felice ebbrezza.

Note sprizzanti nel silenzio muto
Su Chopin, poeta del pianoforte;
Per Proust il tempo si è perduto
Alla ricerca..del suo letto di morte.

Più recente inquilino è invece Jim
Mito del Rock, della ribellione:
To the spirit (or demon) within“,
Recita ironica l’iscrizione.

E tanto ha cantato tanto è rimasto
Nel cuore dei fans che l’hanno ammirato,
Che si son dati all’amore e al devasto,
Sulle sue spoglie..ch’han poi recintato.

E chissà s’anche Lussac, Modigliani,
Avessero un tempo immaginato
Dopo la morte, in tempi lontani
Che sconosciuti avrebber lasciato

Ai loro piedi corone di fiori
Per l’arte e poesia che qui si respira,
Eterno miele pei nostri cuori
Ancora ci parla, mai espira.

Lapidi gotiche oscure tristi
E nulla sembra qui respirare,
Ma nel cimitero degli artisti
La loro poesia continua a sfamare.

credits

 

 

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