Stalingrado: la battaglia che salvò l’Europa

Quella che in Russia è nota come la “Stalingradskaja bitva” o Scontro di Stalingrado, fu una delle più sanguinose battaglie tenutesi sul suolo sovietico tra il 1942 e il 1943, che vide contrapporsi l’Armata Rossa alla 6° armata tedesca supportata da diverse compagnie italiane, rumene e ungheresi.
Hitler era pronto a conquistare la Russia, per poter prendere il controllo dei ricchissimi giacimenti di petrolio del nord dell’Asia, grazie ai quali avrebbe sostanzialmente ottenuto una risorsa economica inesauribile.

Russland-Süd, Panzersoldat
Corazzati tedeschi in colonna verso la città

Dopo mesi trascorsi a pianificare l’attacco e dopo una strenua resistenza russa nei pressi di Sebastopoli, la Wehrmacht (Forze Armate tedesche, ndr) raggiunse il fiume Volga il 17 luglio 1942. I soldati sovietici, provenienti sostanzialmente dalle riserve dello Stavka di Stalin, si trovarono fin da subito in inferiorità numerica e completamente disorganizzati dinanzi alla Blitzkrieg tedesca, oltre ad essere demoralizzati dalle notizie poco incoraggianti che giungevano dal fronte. La conseguente tendenza alla diserzione dei fanti russi di fronte alle linee e ai corazzati tedeschi che proseguivano nell’avanzata, costrinse Stalin a diramare il famigerato prikaz n. 227 (ordine 227), mirato ad ispirare terrore nel cuore dei soldati russi disertori fucilandoli sul posto, per mantenere la disciplina nei loro ranghi. Nei giorni successivi al 28 luglio, il dittatore inviò a Stalingrado tutte le forze disponibili sul territorio, che tuttavia faticavano ad organizzare una controffensiva efficace contro le armate tedesche, munite delle Panzer-Division (Divisioni Corazzate), che abbattevano qualunque ostacolo.

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La “Sacca” di Stalingrado

Il 21 agosto 1942 Stalingrado era ridotta ad un cumulo di macerie. Le divisioni corazzate tedesche avevano sfondato il fronte interno, tagliando letteralmente in due la città e impedendo ai russi di comunicare con le loro forze a nord. La Luftwaffe (Aeronautica), iniziò bombardamenti a tappeto sulla città, colpendo una quantità incalcolabile di civili ancora nel centro abitato, a seguito del divieto di Stalin di evacuare la città per evitare panico ulteriore tra le truppe. Nonostante le continue resistenze e i piccoli contrattacchi russi, la situazione per i sovietici peggiorò, quando, a settembre, la Seconda Armata corazzata tedesca si unì alle forze di terra da sud per sferrare l’ultimo decisivo attacco.
Gli scontri casa per casa terminarono ad ottobre 1942, con la spinta che portò i russi ad attestarsi sul porto del fiume Volga, ormai privi di soldati e demoralizzati. Solo la cosiddetta Operazione Urano, che prevedeva una manovra a tenaglia dei russi rimasti lungo tutta la linea difensiva tedesca, portò dei risultati. I sovietici riuscirono effettivamente ad accerchiare la 6° armata, creando una sacca tra il Volga e il Don per permettere ad ulteriori rinforzi di giungere in loro aiuto. Migliaia e migliaia di soldati russi giungevano al fronte, accompagnati dai ben noti “lupi” siberiani, cecchini capaci di colpire una moneta a cinquecento metri di distanza. Dopo altri due mesi di scontri incessanti lungo la linea, nel gennaio 1943, i tedeschi, circondati su tutti i fronti, raccolsero le loro forze per sfondare la sacca, utilizzando carri armati, aviazione e fanti. Si trovarono di fronte ad un’armata infinita di soldati russi, soprattutto volontari, provenienti da ogni parte del paese per combattere l’invasore nazista; questa quasi illimitata disponibilità di militari fu l’elemento chiave per tutta la durata della guerra.

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L’Operazione Urano

Il 1 febbraio 1943 la 6° armata venne travolta da un’avanzata inarrestabile di fanti e corazzati e costretta al ritiro. I circa centomila superstiti tedeschi si ritrovarono presto accerchiati e furono costretti alla resa incondizionata; di loro, appena diecimila tornarono in patria nel 1955.
Il 3 febbraio 1943 un ricognitore tedesco sorvolò la città per riferire dello stato della battaglia; su tutta la zona non era presente alcun segno di combattimenti in corso. La 6° armata tedesca era stata completamente spazzata via.

L’immenso sacrificio russo in questa battaglia decisiva, permise la ripresa delle offensive contro i nazisti in tutto il territorio europeo, decretando di fatto il ritiro progressivo delle forze dell’Asse entro i propri confini e la loro inesorabile sconfitta.

« La disfatta dell’Asse a Stalingrado fu una svolta della guerra perché fu una catastrofe da cui la Germania e la Wehrmacht non riuscirono più a riprendersi » – Generale Hans Doerr

Credits: copertina, im1, im2, im3

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