Zoolander 2: buona la prima, ma la seconda?

E’ uscito l’attesissimo Zoolander 2, sequel del film icona del 2001 scritto e diretto da Ben Stiller; ed è sempre Ben Stiller il volto protagonista della pellicola, nei panni dello svampito e ingenuo supermodello Derek Zoolander. Sono passati 15 anni dalle vicende in cui avevamo lasciato la star della moda: il centro di beneficenza che aveva inaugurato è crollato perchè pare sia stato costruito con gli stessi materiali del suo modellino, uccidendo la moglie Matilda (Christine Taylor) e “sfigurando” il collega e amico Hansel McDonald (Owen Wilson). Essendosi mostrato incapace di crescere da solo il figlio, Derek ne è stato privato dagli assistenti sociali e ha perciò deciso di ritirarsi dal mondo della moda per vivere in solitudine. Intanto il malvagio stilista Jacobean Mugatu è stato incarcerato, ma i suoi complici sono scomparsi ed un’ex indossatrice di costumi, Valentina Valencia (Penelope Cruz) indaga sulle morti misteriose di alcune celebrità. In questo contesto, Derek e Hansel vengono nuovamente coinvolti in eventi di moda e nell’indagine, il tutto mentre ognuno di loro si misura con il proprio ruolo come padre.

Voti dal web: 3,8 su 5 da Comingsoon.it, 2 su 5 da MyMovies.it e 5,2 su 10 da IMDb. Fatta eccezione per il giudizio di Comingsoon.it, le opinioni su questo film non sembrano molto entusiaste. Perchè?

Zoolander è stato un film icona: geniale nel suo essere demenziale, spudorato nel delineare schiettamente gli stereotipi spesso tristemente veri del mondo dello spettacolo. E’ stato originale nel suo contesto, il contesto del primo Duemila: quando tutti sognavano di far parte dell’èlite delle celebrità, ecco un film che ci mostra quanto quell’ambiente possa essere frivolo e irrisorio e quanto possa essere divertente estremizzarlo. “Zoolander 2” ora si misura con un nuovo contesto: l’era dei social media, l’era dei nativi digitali. Non sono più solo le riviste i mezzi di comunicazione che fanno da ponte tra divi e comuni mortali, ora siamo tutti inglobati negli spazi virtuali dei social network e di altre piattaforme digitali. Questo Ben Stiller sembra averlo capito bene: il film si apre sull’omicidio di Justin Bieber, il quale, prima di esalare l’ultimo respiro, pensa a postare un suo selfie su Internet. <<Facebook?>> esclama sdegnato Derek in seguito, quando gli si chiede perchè non si è informato sul proprio figlio andando a cercare il suo profilo <<Mia moglie ha preso un libro in faccia ed è morta, non è stato divertente>>. Battuta old but gold: adatta a sottolineare l’evoluzione della società odierna. <<Hashtag “oops!”>> mormora desolato, prima di fare un incidente in macchina

Un altro punto a favore? Le citazioni. Il fatto che Hansel si ostini ad indossare una maschera all’inizio del film, per coprire ciò che lui considera un vergognoso e orrendo sfregio, può essere letto come un’ironica parodia-citazione di “V per Vendetta” e “Il fantasma dell’opera“: si gioca su questi esempi drammatici, seppure in modo prevedibile e demenziale, per sottolineare ancora una volta il carattere volutamente esasperante del film.

Forse è su questi aspetti che Comingsoon.it ha deciso di basare la sua valutazione e non è certo irragionevole: queste battute funzionano, sono ben costruite e raggiungono il grado di ironia referenziale evidentemente voluto. Ma le parole non bastano: un ruolo fondamentale in un film lo ha anche la trama. E che differenza c’è tra le vicende di Zoolander” e “Zoolander 2? In entrambi i film c’è una teoria del complotto, che ha sempre uno scopo meschino e ridicolo allo stesso tempo. In entrambi i film la situazione è esasperata per conferire quel tono di sconsiderata irriverenza tipica del marchio Zoolander. In entrambi i film c’è un’indagine, condotta da una donna che coinvolge gli stessi due personaggi. In entrambi i film i due personaggi hanno lo stesso tipo di relazione. In entrambi i film riusciamo a prevedere fin dall’inizio quale sarà il ruolo finale della donna, anche se si è scelto di cambiare la tipologia del personaggio femminile, facendo sì che essa indaghi dall’interno anzichè dall’esterno (se Matilda era una giornalista che disdegnava il mondo della moda, Valentina è un’ex modella).

Se la resa del cambiamento del contesto è stata ben strutturata, la poca fantasia nel costruire la trama ha svilito il potenziale di questo film. Raggiunto il finale, si ha una sensazione di piattezza, di insipidità: sembra che manchi qualcosa. I personaggi sono gli stessi che ci hanno fatto ridere e riflettere già una volta, ma la loro personalità non colpisce come prima, o meglio: non sembra aver modo di farlo. Dato che sono loro stessi a rimarcare il fatto che la società si è evoluta in senso tecnologico, probabilmente si sarebbe potuto sfruttare di più questo fattore mostrando come conducono loro la propria vita sociale con i nuovi media; invece si ha per lo più l’impressione che i protagonisti siano semplicemente stati trasportati in un’epoca diversa, da un giorno all’altro, così com’erano. L’ipotesi è che Ben Stiller sia partito da buone idee per scadere nell’inconclusione, magari perchè ha puntato più sul marketing della pubblicità per promuovere il suo lavoro. Quindi, forse è il caso di dire: buona la prima, ma la seconda?


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