Il mondo a portata di click

Nella società contemporanea si parla spesso di globalizzazione e di villaggio globale, espressione utilizzata per la prima volta da Mc Luhan per indicare soprattutto la possibilità, veicolata dai media elettronici, di trattare il mondo intero come fosse un piccolo villaggio dove tutti sanno di tutti, dove ognuno partecipa direttamente alle esperienze altrui, dove ciascuno viene inevitabilmente coinvolto da qualsiasi  evento accada.

Ma il fenomeno della globalizzazione è davvero globale? Tutti i popoli partecipano nello stesso modo a questa rivoluzione o ci sono paesi che non ne sono stati toccati?

Occorre chiarire fin dal principio che la globalizzazione non conduce automaticamente ad un sistema economico integrato, né ad un superamento degli squilibri economici tra le diverse zone del pianeta. Anzi, tutte le analisi sono concordi nell’affermare che, negli ultimi anni, la forbice tra ricchi e poveri nel mondo si è allargata, e la tendenza non sembra frenarsi.

Una minoranza dell’umanità planetaria consuma l’enorme maggioranza delle risorse. I paesi ricchi hanno una maggiore connettività, un maggior livello di scolarizzazione, e quindi maggiori capacità di utilizzare le nuove tecnologie di comunicazione. Quelli poveri, invece, non hanno modo di raggiungere competenze simili per ragioni economiche e culturali.

Quasi un miliardo di persone sono entrate nel 21 secolo incapaci di leggere un libro o di scrivere la propria firma, tanto meno di usare un computer o di capire un semplice modulo. Sono gli analfabeti funzionali del mondo, e il loro numero è in aumento. Il rapporto tra spazio e tempo non è dunque così omogeneo come si pensa. Il futuro non arriva proprio per tutti e la concezione di mondo e comunità è diversa per ciascun popolo. Un po’ come scriveva il sociologo polacco Zygmunt Bauman nella sua teoria della modernità liquida che propone un’analisi dei cambiamenti che stanno attraversando le nostre società all’inizio del nuovo secolo.

Egli si chiede principalmente due cose: che cosa sia la modernità e quali siano i tratti caratterizzanti che la distinguono, come epoca storica, da quelle precedenti. La risposta a questo primo quesito riguarda il mutato rapporto tra lo spazio ed il tempo: “Il tempo acquisisce una storia allorché la velocità di movimento nello spazio diventa una questione di ingegno”. Nel rapporto tra lo spazio ed il tempo lo spazio rappresenta il lato solido e stolido, e dunque pesante della medaglia, mentre il tempo rappresenta il lato fluido, dinamico e sempre cangiante di tale rapporto. Il tempo diventerà, nella nostra epoca liquida, l’aspetto più importate dei cambiamenti in corso.

 La modernità non fu forse fin dall’inizio un processo di liquefazione?

Attraverso questa seconda domanda è possibile considerare la storia della modernità come un lungo processo di liquefazione continua di tutti quei corpi solidi che le società avevano precedentemente costruito.

Nella nostra fase di modernità, definita liquida, il modello panottico e tutte le strutture sociali ad esso collegate è definitivamente entrato in crisi e, liquefacendosi, ha aperto una nuova fase della storia umana che da molti è stata interpretata come fine della storia o come fine della modernità, ma che l’autore definisce preliminarmente come post-panottica; essa tuttavia esibisce ancora il tratto caratteristico della modernità, ossia la sempre inarrestabile spinta alla modernizzazione. Questa fase di liquidità attraversa aspetti importanti della nostra vita sociale come ad esempio il lavoro, la comunità, l’individuo, il rapporto tra lo spazio ed il tempo, ed infine, ma non da ultimo, l’idea di libertà e di emancipazione.

L’aspetto paradossale che viene messo in luce riguarda il fatto che l’idea di comunità è divenuta imprescindibile dalla nozione di identità, sebbene l’una rappresenti il limite dell’altra; la nozione di identità è per definizione una concezione esclusiva mentre il concetto di comunità, avendo alla sua base eros come forza unificante, tende ad unire più membri possibili.

La comunità è oggi l’unico luogo nel quale si trova riparo dalle crescenti insicurezze fluido-moderne, sebbene essa possa anche essere il maggior ostacolo all’integrazione tra individui di culture diverse, come dimostra il melting pot della società statunitense.

Un ultimo aspetto viene infine analizzato dall’autore all’interno della sua analisi sulla comunità, ed è il rapporto tra lo stato e la nazione; nella modernità solida, l’idea di nazione era strettamente legata all’idea di stato, o più precisamente, ne rappresentava il senso e l’unità stessa. Nella nostra epoca fluida assistiamo invece al crescente divario di queste due linee una volta parallele, in quanto l’idea di nazione si sta sempre più frammentando nelle diverse comunità e lo stato, come potere costituzionale, sta lentamente e inesorabilmente abdicando le sue funzioni primarie, come evidenziano i processi di privatizzazione dei suoi servizi, sotto la spinta dei poteri globali, primo tra tutti il capitale, che impongono le proprie regole all’intero mondo.

Il lavoro di Bauman, utilizzando le analisi sociologiche sulla società contemporanea, ha come compito principale quello di indicare alla ricerca sociologica una nuova strada che sappia coniugare la ricerca oggettiva sul campo con le aspettative di comprensione che la società. Si tratta di una sociologia che ha come punto di riferimento l’individuo, inteso come depositario della libertà di scelta e opinione, ma che tuttavia, nella società dei media e dell’informazione, sta perdendo la sua capacità di analisi critica e di interazione con gli altri individui.

Alla luce di queste considerazioni bisogna che gli uomini indirizzino i processi di modernizzazione verso le loro esigenze, non abdicando questo potere nelle mani dei cosiddetti esperti che si propongono come i soli depositari della facoltà di scegliere.

credits: Laura Marino

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