IN MEMORIA DI GIOVANNI REALE

di Daniele Palmieri

I classici del pensiero filosofico sono in grado di parlare da soli, senza bisogno di intermediari; leggendo un manuale a volte si ha come l’impressione che l’esposizione sistematica di un pensatore non fa che oscurarne il messaggio e la riduzione in pillole non risulta altro che dannosa.

Tuttavia, ci sono professori in grado di far parlare i classici, poiché non li espongono ma li interrogano.

Uno di questo era, anzi, rimarrà, Giovanni Reale, docente universitario, storico della filosofia e, soprattutto, filosofo.

La Filosofia Antica era il suo campo di studio; la culla del pensiero occidentale, di cui il professore era uno strenuo difensore. In essa, stando alle sue parole, si trovano i valori che hanno plasmato non solo l’uomo, ma l’intera civiltà Occidentale. Valori che non devono essere dimenticati in quanto parte del nostro essere.

Alla luce della sua prospettiva, tutta la produzione filosofica antica non era che una medicina per l’anima, utile all’uomo del passato quanto all’uomo moderno; forse ancora di più a quest’ultimo, che sta via via dimenticandosi di possedere un’anima, una psyche.

Ma oltre che ad attualizzare i classici del pensiero greco e latino, Giovanni Reale è stato un grande storico della filosofia che ha riportato alla luce la tradizione orale dell’insegnamento di Platone, mettendo in crisi un’interpretazione dei suoi dialoghi che perdurava da circa duecento anni.

Di certo, rimarrà nella storia la sua magistrale “Storia del pensiero greco e romano” in dieci volumi, edita da Bompiani, opera monumentale in cui ripercorre le tappe evolutive del pensiero antico occidentale con una chiarezza e una semplicità uniche nel loro genere, in grado di rendere la filosofia antica avvincente come un romanzo.

Giovanni Reale è morto all’età di ottantatré anni, nella sua casa a Luino, in provincia di Varese.

Ma forse apprezzerebbe di più il termine “liberato”, poiché, usando le parole di Platone:

L’uomo è un prigioniero che non può aprire la porta della sua prigione e scappare… deve aspettare; e non è libero di gestire la sua vita finché un dio non lo chiama.”

 

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