Cosa determina la nostra attitudine alla lettura?

Non è un segreto che al mondo esistano molte tipologie di lettori: i divoratori di libri e quelli un po’ più lenti; chi riesce a leggere agevolmente Proust, e chi fatica a mantenere la concentrazione per la durata di un articolo di giornale, e così via. Ma quali sono i motivi che determinano la differente attitudine alla lettura di ognuno? La differenziazione nasce alle radici, ovvero nel momento dell’apprendimento. Ogni bambino impara a leggere ad una velocità diversa dagli altri per, banalmente, tempo dedicato alla lettura, livello di intelligenza, status socioeconomico ed eventuali deficit. Uno studio pubblicato recentemente dimostra però che c’è un altro fattore che potrebbe giocare un ruolo importante nel determinare la nostra attitudine alla lettura, ovvero lo sviluppo della materia bianca. 

Fumiko Hoeft, neuroscienziata cognitiva e psichiatra all’Università della California (San Francisco), ha analizzato lo sviluppo della lettura in un gruppo di bambini tra cui alcuni con difficoltà preannunciate, ed altri senza evidenti problemi. Ogni bambino ha dunque fatto un’ecografia del cervello ed un test generale per valutarne le capacità cognitive, tra cui quella di eseguire ordini e la qualità della loro espressione. È stato poi tenuto in conto anche l’ambiente di ogni soggetto- genitori inclusi-, e le loro abitudini, come ad esempio il loro modo di passare le giornate.

Dopo tre anni, lo studio ha mostrato che, prendendo in considerazione tutti i problemi precedentemente correlati alle difficoltà nel leggere, ne esiste solo uno che davvero poteva prevedere una differenziazione nei risultati dei bambini: la materia bianca del loro cervello, il luogo “dove avviene il tedioso lavoro di connettere suoni e lettere e come questi si corrispondono”. In particolare, vi sarebbe un periodo in cui la crescita in quantità della materia dovrebbe avvenire, ovvero durante il periodo tra l’asilo e la terza elementare. Se così non dovesse succedere, i bambini potrebbero avere problemi nel riconoscere le lettere e il significato da attribuire loro, scoperta che senz’altro si lega apertamente al problema della dislessia, che per altro Hoeft aveva già studiato in precedenza.

Rispetto alle precedenti analisi, lo studio in questione ha individuato la fase cruciale che determina l’attitudine alla lettura, e le eventuali difficoltà. Ovviamente tale fase non determina per sempre la vita del lettore, la cui materia bianca potrebbe tranquillamente svilupparsi più avanti, ma ne delinea senz’altro le capacita. Per questo il passo successivo alla scoperta potrebbe essere quello di individuare dei metodi più efficaci per superare i problemi nella lettura dei bambini, e livellare le differenze tra i futuri lettori.

fonti:

Maria Konnikova, How children learn to read, The New Yorker

credits:

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