I principi alla base della simulazione: The Matrix Trilogy

“Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.”

A diciassette anni dal suo lancio nelle sale cinematografiche, The Matrix rimane ancora oggi uno dei film di fantascienza più apprezzati dal pubblico: secondo uno studio portato avanti da un gruppo di fans, questo è dovuto al fatto che le persone sono rimaste talmente affascinate dall’idea di una prigione mentale quale Matrix è, da farne un chiodo fisso. La domanda che sorge spontanea a visione avvenuta è “il mondo in cui viviamo, è reale o no?

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Per le (sciagurate) persone che non conoscono a fondo The Matrix, è comunque necessario fare un passo indietro.
Immaginate che, all’alba del ventunesimo secolo, le Intelligenze Artificiali abbiano ridotto in schiavitù l’umanità, costringendo i pochi uomini liberi a nascondersi sotto terra e imparando a “coltivare” letteralmente una nuova generazione di uomini e donne al fine di convertire le loro calorie corporee in energia per alimentare le macchine stesse. In pratica, gli uomini sono diventati la batteria delle Macchine e, per illuderli di essere liberi, è stata costruita una prigione mentale “ideale”, chiamata Matrix, in cui il mondo gira ancora come se nessuna guerra fosse mai avvenuta.

I pochi soggetti liberi rimasti all’esterno di Matrix, entrano in essa clandestinamente al fine di risvegliare e portare dalla propria parte altri esseri umani, tra cui i potenziali Eletti, uomini capaci di distorcere le leggi fittizie di Matrix a proprio giudizio in attesa della Guerra contro le Macchine. Si tratta di persone che trascorrono il proprio tempo addestrandosi nelle arti marziali per fronteggiare le minacce che potrebbero incontrare nella simulazione.
Ora comprenderete per quale motivo questo film tenda a mettere in soggezione il prossimo. Scoprire che la propria realtà altro non è che una simulazione digitale farebbe crollare chiunque.
In Matrix esistono delle regole: non rispettarle significa creare Anomalie, ossia deformazioni del continuum spazio temporale immaginario e attirare verso di sé l’attenzione degli Agenti, programmi senzienti capaci di entrare ed uscire a piacimento dal corpo di chiunque sia prigioniero di Matrix. Come afferma lo stesso Morpheus (Laurence Fishburne) “All’interno di Matrix lo sono tutti, e non lo è nessuno.”


In pratica, se i Liberati entrano come un trojan all’interno di Matrix, gli Agenti sono di fatto l’antivirus più avanzato, volto alla cancellazione di programmi ostili e inutili alla continuazione della vita nella simulazione.
Quanto ancora più tremendo, un Agente distrutto per sempre può trasformarsi in un vero e proprio virus capace di replicarsi, assimilando ogni altra entità vivente.
Gli Agenti non sono comunque gli unici elementi “coscienti” dell’esistenza di Matrix: alcuni personaggi come il Merovingio (Lambert Wilson) sono capaci di far transitare clandestinamente le persone dalla simulazione al mondo reale, per un prezzo altissimo.
Può sembrare assurdo che un concetto elementare come quello di Matrix trovi riscontro nell’era moderna: non abbiamo spinotti che ci escono dalle braccia e dalla nuca per connetterci ad un mondo virtuale, noi usiamo il wi-fi.

E’ comunque molto difficile riuscire a classificare perfettamente il sistema di mind-blowing che caratterizza The Matrix. Si tratta di una trilogia che, per essere compresa a fondo nella sua filosofia, merita più di una visione.


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