Il motore e lo scoppio ritardato

Di Serena Terruzzi

Si sa, e probabilmente non è necessario ribadirlo, il motore a scoppio è stata una delle invenzioni più rivoluzionarie della storia. Si è soliti attribuirne la paternità al Tedesco Nikolaus August Otto, ma in realtà si tratta di una scoperta tutta made in Italy. Nel 1853 Eugenio Barsanti e Felice Matteucci hanno creato il primissimo prototipo di questo tipo di motore.

 Riproduzione del motore a scoppio Barsanti-Matteucci, Museo nazionale della scienza e della tecnologia L. da Vinci, Milano. Foto di A. Nassiri
Riproduzione del motore a scoppio Barsanti-Matteucci, Museo nazionale della scienza e della tecnologia L. da Vinci, Milano. Foto di A. Nassiri

Eugenio Barsanti nasce in provincia di Lucca nel 1821, è un uomo testardo e con una passione sconfinata per la scienza. Frequenta un istituto religioso dell’Ordine degli Scolopi, prende i voti nel 1838 e pochi anni dopo inizia la sua carriera di insegnate di fisica nel Collegio San Michele di Volterra. Durante un esperimento in aula riempie un contenitore con una miscela gassosa e lo sigilla con un tappo in sughero. Con l’aiuto di una barra metallica fa scoccare la scintilla all’interno del contenitore: il gas si incendia, il suo volume aumenta e provoca uno scoppio in grado di far saltare il tappo. Non si tratta della prima volta in cui viene osservato il fenomeno, ma si tratta della primissima volta in cui si ha l’idea di trasformare l’energia termica in meccanica.

Barsanti e Matteucci si incontrano pochi anni dopo all’Osservatorio Ximeniano di Firenze dove entrambi sono stati assunti come insegnati. Felice Matteucci è un ingegnere esperto in idraulica e meccanica, un uomo introverso e insicuro, talvolta incline alla depressione. I due uomini iniziano una fitta collaborazione, giornate e notti intere passate a realizzare esperimenti e calcoli. Nel 1853 mettono a punto una macchina che, grazie a una serie di scoppi, garantisce energia cinetica costante e quindi il movimento. È nato il primo motore a scoppio.

 

Francobollo celebrativo per il 150° anniversario dell’invenzione del motore a scoppio
Francobollo celebrativo per il 150° anniversario dell’invenzione del motore a scoppio

 

L’anno successivo viene realizzato dalle Officine fiorentine del Pignone il primo prototipo, ai due inventori non resta altro che brevettare la loro geniale invenzione. E proprio qua iniziano i problemi. In Italia non c’è ancora un ufficio brevetti nazionale, e quindi i due decidono di provarci in Inghilterra. La pratica è complessa, servono soldi e tempo. Il console di Sassonia a Livorno fa da intermediario, ma il brevetto viene bocciato. I due non demordono, si rimettono al lavoro e costruiscono il “Barsanti-Matteucci” da 8 cavalli, un nuovo prototipo destinato al mercato della navigazione. Insieme fondano la “Società anonima del nuovo motore Barsanti e Matteucci”, raccogliendo approvazioni dall’Inghilterra, dalla Francia e dal Belgio. Viene proposto un nuovo modello da 12 cavalli, aziende e imprenditori si dimostrano interessati, per i due inventori sembra essere arrivato il punto di svolta. Ma, ancora una volta, le cose non vanno come i due vorrebbero.

Nikolaus August Otto
Nikolaus August Otto

Matteucci abbandona il progetto, i suoi nervi non reggono più. Barsanti resta solo e parzialmente cieco. La paternità del motore non gli è ancora stata riconosciuta, ma nonostante ciò nel 1863 esce dalle Officine Bauer di Milano l’ultimo prototipo. Un modello di ultima generazione, perfettamente funzionante. Qualche mese più tardi Barsanti si ammala gravemente e muore nel 1864. Proprio pochi anni dopo, il tedesco Otto deposita il brevetto del suo motore “Ciclo Otto”: una versione molto, ma molto, simile a quella di Barsanti del 1863. Coincidenza? Non è dato sapersi. Quello che è noto è che il motore progettato dal tedesco ha avuto un successo straordinario, mentre quello della coppia italiana è stato riconosciuto solamente nel 2003, con un leggerissimo ritardo di 150 anni.

 

Fonti Focus Storia n°121

http://www.barsantiematteucci.it/index.asp

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