Lettere Peruane #7. Dettagli

Alle sei e mezza, ogni mattina, per Jiron Huamachuco, passa un signore che vende Tamales, se lo fa tutto il Jiron e dopo svolta per Huiracocha, si chiama Manuel e viene dalle Ande. Facile che le sue urla per vendere il delizioso piatto a base di mais peruviano si notino senza volere. Tra la San Felipe e la Avenida Canada, ovvero sulla Canevaro, la mattina alle sette, all’altezza di Lince, invece trovate sempre dei gruppi di impiegate, li al parco de los Bomberos, che in gruppo marciano verso qualche ufficio pubblico, ridacchiando allegramente. Una volta arrivati in Canada, sarà pieno di infermieri ed infermiere, ci sono diversi ospedali da quelle parti e in Aviacion ci sarà sempre un ragazzo giovane che fa da ausiliare del traffico e vi aiuterà ad attraversare la avenida bloccata dal traffico.

Nella San Luis invece, all’altezza dello Starbucks, ogni giorno, dopo pranzo potrete osservare due cani neri, dei rothweiler, non credo di razza, che giocano mordendosi e poco dopo, quasi sempre tra le due e le due e un quarto, una cameriera del ristorante dall’altro lato della strada esce per chiamare il fidanzato.

Dalle vetrine se guardate nelle banche riceverete come risposta sguardi accattivanti delle ragazze che lavorano allo sportello e passando oltre San Borja norte, sempre sulla San Luis, senor Miguel, guardia privata di una di queste banche vi saluta con il sorriso più cordiale dell’emisfero sud.

Piu in la c’è un chifa, cucina cino-peruviana, i camerieri sono bassi, non superano il metro e sessanta, sembra saltellino e se entrate per un menu a buon prezzo, correranno per darvi la carta, le posate e tutto, con il sorriso che solo i camerieri che non hanno perso la speranza nella mancia hanno.

Nei negozietti di Jesus Maria che sono tanti, in uno vicino alla chiesa di San Jose, c’è un signore che ha vissuto in Italia per tanti anni, e se gli chiedi perchè è tornato, ti dice che si era innamorato di una genovese che poi scappò con un marsigliese.

 

Italo Angelo Petrone

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