UN GIORNO TUTTO QUESTO DOLORE TI SARA’ UTILE – Peter Cameron

Il libro recensito in questo numero è un testo relativamente recente: “Questo dolore ti sarà utile”, di Peter Cameron (titolo originale “Someday this pain will be useful to you”) stampato per la prima volta in Italia nel 2007 nella collana Gli Adelphi; nel 2013, la dodicesima edizione.
È mio uso andare direttamente al primo capitolo, questa volta tuttavia mi sono soffermata sulle pagine antecedenti l’inizio. Solitamente si trovano dediche, ringraziamenti, annessi e connessi.
Sono rimasta colpita da una piccola citazione, nascosta nella sesta pagina.
“Perfer et obdura! Dolor hic tibi proderit olim.”
“Sii paziente e pensa! Questo dolore ti sarà utile.” Ovidio.
La trama del libro è strutturata sulle vicende di un diciottenne sensibile e solitario, James Dufour, il quale cerca di ambientarsi e vivere in un’insensibile e meccanica New York, dovendo destreggiarsi tra sentimenti, paure, ostracismi e pregiudizi. Genitori divorziati, madre al terzo matrimonio e il dovere di ogni giovane uomo di iscriversi all’università che incombe su di lui. Tutto questo mescolato con l’amore per la solitudine, fuori luogo ai giorni nostri, una spiccata intelligenza e una fin troppo grande paura per l’ignoto.
Il testo è scritto in prima persona, sotto forma di diario personale. È come intrufolarsi di soppiatto nell’esistenza di un estraneo, subire una lenta metamorfosi che porta sempre più a riconoscersi nel protagonista. Parrebbe quasi che questi sia realmente esistito e che, anzi, esista in una parte nascosta, riflessiva e malinconica di ognuno di noi.
Il romanzo è emozionante senza essere esplosivo, commuove con gentilezza, senza far troppo rumore.
Cameron è capace di utilizzare un linguaggio pulito e moderno, che calzi a pennello con tutti i personaggi. Abilissimo anche nell’introspezione, l’autore rende le parole voce; non più lo scrittore ma James ci parla, seduto al nostro fianco. Non si può che ascoltarlo rapiti.
È un romanzo dedicato al nostro tempo, nel quale si è quasi sempre incapaci di prendersi cura di sé stessi e degli altri. È un romanzo adatto a tutti, ma acquista una particolare valenza per chi è, o è stato, per molto tempo solo e abbandonato.
Il finale forse arriva troppo presto, spezzando il filo di una narrazione omogenea e scorrevolissima, ma probabilmente è giusto che sia così. È uno di quei libri che sarebbe bello continuassero per molte, molte pagine ancora.
Da questo libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Roberto Faenza nel 2011, con Tony Regbo (il giovane Silente ne “Harry Potter e i Doni della Morte”), Ellen Burstyn (L’esorcista, Requiem for a dream) e Lucy Liu.
La parola per questo libro è: vivido.

Eleonora Casale

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