Il declino della moda italiana

Cosa succede oggi al mondo della moda? Esiste ancora la Moda? Questi interrogativi navigano nelle menti di molti oggi, nella società del veloce, del “fuggi fuggi”, dove ora ci sei e domani non ci sei più. Una perdizione costante e inarrestabile che coinvolge qualsiasi cosa tocchi. Il settore moda non ne rimane escluso e la moda italiana sembra risentirne in maniera particolare. Ne sono una dimostrazione le più recenti settimane della moda a Milano, quella di settembre 2016 e quella di gennaio 2017, che non hanno scatenato stupore tra i critici ma nemmeno tra la gente comune. Non è bastata, infatti, l’apertura esplosiva di Alessandro Michele per Gucci a risollevare il morale alla moda italiana. Ma cos’è successo?

L’Italia è stata il Paese principale del settore T/A, tessile-abbigliamento, durante il corso di tutto il Novecento, protagonista principale per quanto riguardava la qualità, sia di tessuti che di artigianato e manodopera. Queste stesse caratteristiche hanno portato poi alla nascita vera e propria del made in Italy, un marchio registrato che indica al livello mondiale ciò che l’Italia rappresenta grazie all’iniziativa del buyer Giovanni Battista Giorgini che, nel 1951, ha deciso di organizzare una sfilata collettiva, alla quale avrebbero partecipato i maggiori nomi della moda romana, in Villa Torregiani, a Firenze.  Da quel momento in poi il prestigio della moda nostrana ha continuato a crescere diventando simbolo di eccellenza e tendenza.

Oggi tuttavia l’impressione è proprio quella che il sentimento si sia perso e che la moda italiana non rappresenti altro che un semplice prodotto sul mercato, uno tra tanti, senza più conservare quelle peculiarità che la rendevano celebre nel passato. Probabilmente la colpa è del consumatore, sono cambiate le dinamiche. Sono cambiate le regole. E lo stesso utente passa da essere estraneo ai movimenti della moda a proclamarsi “fashion conscious”, ovvero conoscitore della moda e a pretendere merce sempre più nuova. Si viene così ad instaurare un circolo vizioso, la domanda crea il bisogno e il bisogno crea la domanda. Da questa condizione si sviluppa un concetto che è imperante nella società e nel mercato di oggi, il fenomeno “fast fashion” ovvero la moda veloce, le grandi catene che propongono articoli a velocità raddoppiata ma spesso dalla qualità scadente.

Tutto questo va a riflettersi direttamente su ciò che la Moda rappresentava, uno stendardo aizzato che permetteva di sognare di grandi abiti e di ornamenti lussuosi che viene sostituita da un meccanismo vuoto e  “economizzato”. Tutto viene regolato da mere leggi di mercato non tenendo più in considerazione l’allure, il cuore del fare, del saper fare e del voler fare.

In un’intervista per il magazine digitale “Dazed”, il famoso fotografo di moda Guy Marineau sostiene che oggi la moda si è trasformata e “la magia si è persa”.

Non è certo un segreto che la società intera abbia affrontato profondi cambiamenti, specialmente con l’avvento di tecnologie sempre più avanzate, per cui non deve stupire se il mondo della moda, specchio del mondo circostante per eccellenza, rifletta questi mutamenti, forse anche denunciandoli. La questione però si articola in maniera più complessa.

La riflessione allora riguarda la profondità con cui le cose si trasformano e mutano, in un incessante vortice che travolge tutto e che, molte volte, non lascia nulla. Il futuro della moda italiana appare incerto, in una condizione in cui le grandi case vengono acquistate da stranieri e non si ha più un’identità precisa. La verità è che probabilmente si riflette l’incertezza di un intero Paese, di un intero popolo, che sta semplicemente esprimendo le proprie chimere attraverso questo strumento.

Fonti (citazioni) : Dazed Digital, www.dazeddigital.com

Crediti immagini: copertina; immagine 1

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