I misteri di un racconto del mistero per eccellenza: “Il Cuore rivelatore”

Il “Cuore rivelatore” racconto breve di Edgar Allan Poe, non solo è uno dei più famosi nel suo genere. Si potrebbe ben dire che ne costituisce uno degli esempi più canonici. La sua importanza sta nella costruzione della trama, che tiene con il fiato sospeso fino alla fine.

 

A narrare, quella che si può ben definire memoria del terrore, è un personaggio anonimo. Fin da subito mostra segni di pazzia o di un qualche squilibrio mentale. Nonostante ciò riesce a far credere agli ufficiali che il vecchio si trovi fuori città. Proprio mentre i poliziotti stanno parlando tra loro, il narratore inizia a sentire il battito del cuore del vecchio da dove aveva nascosto il cadavere. Il rumore si fa sempre più incessante. Pensa che i poliziotti fingano di non sentirlo. Infine totalmente allucinato è lui stesso a confessare. Per paradosso lo farà urlando a squarciagola.

Poe riesce a mantenere la suspense grazie a un sapiente mescolamento di dettagli ed elementi lasciati inespressi. Infatti il narratore ci racconta con dovizia di particolari come è scattato in lui l’istinto omicida, come ha sorvegliato per sette notti il vecchio, e come ha compiuto l’omicidio. Al contrario non vengono mai detti i nomi, le professioni e nemmeno il luogo geografico.

In particolare ad essere lasciata nell’ambiguità è la relazione che intercorre tra l’omicida e la vittima. Si pensi possa trattarsi di un servitore, ma nulla vieta di pensare che possa trattarsi per esempio del figlio.

Il narratore ha ucciso perché sempre più ossessionato dall’occhio del vecchio. Un occhio chiaro, “l’occhio di avvoltoio” sempre incombente. Sempre incombente proprio come l’autorità paterna di cui sarebbe l’emblema. Per cui liberandosene il protagonista si liberebbe della coscienza. Eliminando il controllo sulla positività o meno delle sue azioni. Potrebbe inoltre rappresentare il confinamento patito dal narratore rinchiuso in quella casa.

Altro mistero permane poi sulla condizione mentale del protagonista. Lui stesso afferma ripetutamente di essere sano. Nonostante arrivi poi a imputare al nervoso  l’irregolare narrazione dei fatti e le bizzarre scuse. Fino ad affermare che la sua malattia porta ad ipersensibilità nervosa. Tuttavia non viene chiarito se ciò corrisponda alla realtà, o se il protagonista immagini le cose.

Infine il mistero rimane anche su cosa possano rappresentare i battiti che il narratore è convinto di sentire. Si tratta degli echi del suo omicidio? Sono invece i rimorsi?.

Ciò che è certo è questi misteri fanno del “Cuore rivelatore” uno dei migliori racconti del terrore.

Fonti: “Il cuore rivelatore” in “Poe Opere scelte” Mondadori, I meridiani, 1984.

Immagine copertina

 

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