IL FUMETTO IN ITALIA

Se guardassimo le nostre librerie vedremmo una cospicua quantità di opere: thriller, romanzi rosa, romanzi d’avventura, classici, autobiografie e biografie, romanzi di formazione, di fantascienza e altro, ma sono sicura che solo su pochi scaffali riusciremmo a scorgere qualche piccolo libretto, esiguo, colorato e divertente: il fumetto.

Il fumetto (comic o graphic novel) è un mezzo di comunicazione creato dall’incontro tra l’immagine e la parola, legate da una trama narrativa e organizzate secondo regole precise.

Il Corriere dei Piccoli – supplemento domenicale del Corriere della Sera – esce per la prima volta il 27 dicembre 1908 – data corrispondente alla nascita del fumetto italiano. Inizialmente il fumetto era concepito esclusivamente come puro strumento educativo, pertanto nella parte inferiore delle vignette erano presenti delle frasi etiche e moraleggianti. I balloon – le classiche nuvolette tipiche del genere – non saranno visibili per anni in quanto l’illustratore del Corriere dei Piccoli, Antonio Rubino, era contrario a lasciare uno spazio bianco, seppur limitato, sulla pagina.

Il fumetto italiano, diversamente da quello americano, era letto principalmente da un pubblico infantile e, solo successivamente, la funzione educativa venne appoggiata dal divertimento fine a se stesso.

Nel 1923 compare in Italia “Il Balilla”, giornale a fumetti intento a diffondere la propaganda fascista. In questo periodo, i personaggi principali sono Bilbolbul, un bambino africano, il Signor Bonaventura, un clown fortunato e Sor Pampurio, un borghese insoddisfatto.

Il 17 dicembre 1932 esce Jumbo, il primo fumetto settimanale italiano, il quale unì le vecchie produzioni didascaliche con i balloon, mentre il 31 dicembre dello stesso anno uscì nelle edicole Topolino, apparso per la prima volta il 30 marzo 1930 su l’Illustrazione del Popolo. Le didascalie scompaiono totalmente con l’uscita de “L’Avventuroso” nel 1934, periodico che accolse numerosi fumetti americani. A causa della fortuna di queste storie e del cospicuo pubblico, il regime proibì la pubblicazione dei fumetti americani eccetto il beneamato Topolino, a favore della creazione e della diffusione di racconti nazionali. Nel 1936 appaiono per la prima volta le imprese di Sandokan, ispirate ai racconti di Emilio Salgari.

Nel dopoguerra, comincia ad imporsi la figura dell’eroe mascherato e della donna aggressiva, mandando così nell’oblio la figura del supereroe. In questo periodo nasce un genere fumettistico completamente diverso, più realistico e rivolto ad un pubblico prevalentemente femminile: il fotoromanzo.

Negli anni ’50, Arnoldo Mondadori impone sul mercato storie disneyane, come “Il doppio segreto di Macchia Nera”. Gli anni ’60 sono un periodo importante in quanto al fumetto viene riconosciuto un linguaggio equiparabile al linguaggio romanzesco, sottolineando così una forte impronta artistica.       I fumetti cominciano ad essere diversificati in base alle fasce d’età e al ceto socio-culturale dei lettori. Accanto alla figura dell’eroe, comincia a prendere piede un altro tipo di personaggio, caratterizzato da una personalità forte e negativa. Questo antieroe è alla base del noir italiano nato nel 1945 a seguito dell’influsso francese. Il più importante personaggio è sicuramente Diabolik, creato nel 1962 dalle sorelle Giussani, il quale interpreta un ladro mascherato spalleggiato dalla compagna Eva Kant, caratterizzata da un’ambigua e inconsueta femminilità.

Negli anni ’70, il popolo italiano affida a questo strumento comunicativo lo scopo di opporsi e contestare le nuove ideologie politiche. In questo ambiente, prende piede la satira di costume e la rivista “Linus” approda in tutta la penisola.

I temi fondamentali del decennio successivo sono la violenza, la droga, il punk e l’autodistruzione rappresentati con un effetto cromatico vivace ispirati alle ideologie futuriste e cubiste. Tipiche di queste storie sono la libertà di linguaggio, la caduta delle censure e il graffitismo che danno origine a un’ideologia spregiudicata di donna. Tutto ciò impone le fondamenta di una crisi che durerà per i primi anni ’80 sventata dalla diffusione dei manga e dalla circolazione di fumetti al cui centro ci sono personaggi quali Dylan Dog e Batman.

A partire dagli anni ’90 il computer e le nuove tecnologie diedero inizio ad un sodalizio con le riviste fumettistiche. Sebbene oggidì la lettura di queste storie viene effettuata in particolar modo sui dispositivi elettronici, le riviste fumettistiche cartacee hanno sicuramente contribuito alla fortuna di questa nuova forma d’arte.

Fonti: https://comicsando.wordpress.com/storia-del-fumetto-italiano/

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