LE BARRIERE CHE INCORNICIANO MILANO

Chi è un assiduo frequentatore di Milano ce le ha sotto gli occhi tutto il tempo, a tal punto da passare quasi inosservate nella meccanica quotidianità. Ma anche coloro che si aggirano sporadicamente nelle vie milanesi non possono fare a meno di notarle, accompagnando il loro stupore con commenti dei più divergenti. Sono le barriere di cemento le protagoniste della nuova realtà che vede come attrice emergente la “City”.

Purtroppo, i casi di attentati terroristici sono sempre in aumento e, nonostante il costante allarmismo diffuso su tutti i media, prevederli e porre rimedio tempestivamente non è un fatto né facile né scontato, anzi. Le ultime vicende hanno dimostrato come l’ossessione e una mentalità malata e dissociata possa portare a vicende con esiti tragici e devastanti per tutti coloro che, direttamente o indirettamente, vengono coinvolti. Sono la paura e il senso di necessità di protezione universalmente diffusi i due fattori che hanno condotto le autorità milanesi ad adottare misure di sicurezza imminenti ed efficaci, al fine di non urtare la tranquillità di milioni di turisti, abitanti e pendolari. Ai “jersey” (barriere in cemento) posizionate ad ogni via di accesso della Piazza del Duomo si sono aggiunti quelli in Corso Como, piazza Gae Aulenti, piazza XXIV maggio, viale Gorizia, Navigli, Darsena, Corso Buenos Aires, largo Cairoli e via Dante. Insomma, da queste prime battute si capisce come i centri presi sotto custodia siano il centro della movida diurna e notturna, che vede ogni giorno un incessante fluire di persone. E’ dall’attacco di Nizza e Berlino, nel 2016, che la polizia è intervenuta con barriere antiterrorismo, intensificando anche i controlli nel centro cittadino all’entrata di ogni edificio affollato. Barriere sia umane sia in cemento,fondamentali e a misura di “milanese”, alle prese continue con il traffico e la frenesia che lo caratterizza.

Le polemiche, però, non hanno tardato ad arrivare anche quando si tratta di assicurare la fiducia cittadina. “Sono antiestetiche”, “un pugno nell’occhio”, non conformi alla bellezza che avvolge la Galleria secondo il personale degli hotel di lusso della zona. Il loro compito, nonostante non siano l’ultima creazione architettonica a valorizzare il prestigio della famosa città della moda, lo svolgono egregiamente, come affermano numerosi turisti che non cessano di aggirarsi per le vie più prestigiose anche durante la “fashion week” . Ma questo non basta a placare le esigenze dei commercianti. Lamentele futili e inappropiate rispetto gli eventi drammatici che hanno colpito una comunità intera sconcertano l’opinione pubblica. I dipendenti della zona, dunque, hanno proposto soluzioni alternative, come dei pilomat o un’intensificazione del personale della polizia e di militari, al fine di controllare e sorvegliare anche i continui furti ai danni di turisti e clienti. Ma non solo. Grandi fioriere, in modo da abbellire il corredo urbano, sono state suggerite nella zona dell’Arco della Pace, a modello dei centri storici di Firenze e Torino.

Le misure di sicurezza sotto forma di barriere in cemento hanno interessato anche la Capitale e le grandi città come Napoli, dove le forze dell’ordine sorvegliano in modo più intenso il lungo mare, gli imbarchi per le isole, via Toledo e i principali itinerari turistici; Firenze, Pisa, Genova, Reggio Calabria e Palermo. A Roma, invece, si è ipotizzata la sospensione al noleggio delle auto in piazza del Campidoglio e la creazione di percorsi alternativi per contrastare un eventuale attacco terroristico. Tragitti alterativi anche a Firenze, senza però bloccare ed ostacolare il passaggio a residenti, pendolari e turisti, rimanendo conformi all’estetica cittadina. A Genova sono in programma barriere a scomparsa in prossimità di ogni ingresso carrabile, il tutto seguendo il modello dei principali centri toscani con fioriere ed eleganti cubi. A Palermo, invece, sono stati chiamati dal sindaco Orlando numerosi writers con lo scopo di abbellire e rendere più colorati i grossi massi di cemento, al fine di alleggerire la tensione e il peso psicologico che portano con sé.

L’interrogativo è semplice: innalzare il livello di sicurezza o non entrare in dissidio con le scintillanti vetrine? A voi le riflessioni.

 

Fonti:

 

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