I segreti della narrazione – TED: ideas worth spreading

Conoscete qualcuno – adulto o bambino – che non abbia mai fatto nemmeno un apprezzamento su un film d’animazione Disney-Pixar? La risposta sarà quasi certamente no, probabilmente perché, al di là dei gusti personali, questo binomio ha sempre sfornato prodotti di qualità e di discreto successo.
Andrew Stanton si occupa da quasi trent’anni di film d’animazione: è una delle grandi menti dietro ai successi di Toy Story, Alla ricerca di Nemo, wall-e.
Nel 2012 ha tenuto una conferenza TED nella quale ha svelato i segni rivelatori delle belle storie: verità universali utili a qualsiasi lettore, ma soprattutto agli aspiranti narratori, non importa se romanzieri, fumettisti o sceneggiatori.

Stanton sostiene che raccontare una storia sia come raccontare una barzelletta: è importante sapere dall’inizio la battuta finale, il colpo di scena, e ogni elemento della storia deve essere funzionale a creare la suspense.
E la regola numero uno della narrazione è “make me care”: interessami, coinvolgimi, fammi affezionare, intrigami. Quando ci interessiamo ad una storia, il narratore ha vinto, ha raggiunto il suo scopo ultimo. Ha promesso al suo pubblico che gli avrebbe raccontato qualcosa che sarebbe valso il suo tempo, e quella promessa è stata come una fionda verso la conclusione, il fulcro di tutto.

Regola numero due: agli spettatori e ai lettori piace ragionare. Stanton è convinto che gli esseri umani abbiano una forte tendenza a risolvere i problemi. Non vogliono essere imboccati, vogliono trarre le proprie conclusioni, venire guidati verso le idee solo purché non sia palese. Non vogliono sapere il risultato, ma il processo per arrivarci.

Regola numero tre: i personaggi devono avere uno scopo. Non necessariamente devono esserne consapevoli, ma per essere credibili occorre che abbiano una pulsione, un desiderio, una tendenza che motiva tutte le loro scelte, anche quando le rende discutibili.

Regola numero quattro: il cambiamento è estremamente importante. Le storie devono evolversi, perché anche la vita lo fa. Anche i personaggi cambiano, e costruire una maturazione è importante. Non è scontato che un personaggio passi da sgradevole a buono: questo passaggio dal bianco al nero risulterebbe forzato e irrealistico. È sufficiente creare individui con dei difetti; buoni a certe condizioni, coraggiosi fino a un certo punto e via dicendo.
Stanton porta l’esempio di Woody, il giocattolo co-protagonista di Buzz Lightyear in Toy Story. È un buon capo, ma è talmente attaccato alla sua posizione da perdere la sua affabilità quando si sente minacciato. La sua crescita non riguarda il passaggio da un opposto all’altro, e proprio per questo risulta più realistica.

Avete capito bene le regole? Benissimo, adesso dimenticatele.
La narrazione non è una scienza, è un’arte: se ne possono individuare delle linee guida, ma non delle leggi. Esistono storie di cattivi che rimangono tali, di personaggi che non hanno uno scopo ultimo, storie talmente assurde che non è auspicabile che il narratore le abbia sperimentate di persona (si tratta di un altro suggerimento che propone Stanton, e che in generale è riconosciuto fra i principi della scrittura creativa).

E secondo voi? Quali sono gli ingredienti di una bella storia?


 

CREDITS

Copertina (Jesse Grant)

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