La magia dei piccoli borghi italiani disabitati

L’Italia è da sempre considerata un paese magico, anche per via dei suoi caratteristici borghi e di molte piccole realtà rurali così graziose che, spesso, quando ci capita di vederle, ci sembra di essere proiettati in un’altra dimensione.

Tuttavia, secondo una stima Istat, sarebbero ben 6000 i paesi abbandonati e dimenticati, definiti così paesi fantasma. E il numero sembra destinato a salire ancora, rendendo così il fenomeno dello spopolamento non semplicemente un fenomeno del passato. Le cause? La natura, prima di tutto, causa di terremoti e inondazioni che col passare del tempo hanno spinto migliaia di persone ad andare altrove per salvarsi. Ma anche motivi lavorativi, economici, sociali.

Ecco quattro particolarissimi borghi italiani quasi o completamente disabitati.

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio è una frazione composta da soli 11 abitanti, nel comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo (Lazio). Il paese è sicuramente uno dei borghi più belli d’Italia; famoso per essere stato chiamato La città che muore dallo scrittore Bonaventura Tecchi, che lì trascorse la sua giovinezza. Oggi è una grande meta di turismo, tanto che dal 2013 l’ingresso a Civita di Bagnoregio è divenuto a pagamento.

Civita di Bagnoregio
Curon Venosta

Curon Venosta è un comune italiano di 2 386 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige. Nel 1950, a seguito della costruzione della diga di Resia, il paese è stato (volutamente) sommerso. Si trova a sud del Tirolo, e da qualche tempo è stato reso famoso dalla serie televisiva Netflix Curon. Curon Venosta è noto principalmente per la presenza del campanile originario che spunta al centro dalle acque del lago artificiale di Resia. Durante l’inverno, quando il lago si ghiaccia, ci si può arrivare a piedi. Curiosa è la leggenda secondo cui alcune volte nell’arco dell’anno, si sentano ancora le campane ormai andate perdute.

La sommersione della vecchia Curon, oltre ad aver creato un luogo caratteristico e unico nel suo genere, rimane un esempio del modo in cui, a cavallo tra il ventennio fascista e il dopoguerra, i grandi gruppi industriali italiani sfruttarono il bacino idroelettrico delle Alpi per sostenere la modernizzazione del paese. Curon venne fatta saltare in aria con gli esplosivi, ad eccezione del campanile romanico, sotto tutela dei beni culturali in quanto risalente al Trecento. Rimase quindi in piedi fra le rovine, le stesse che dagli anni Cinquanta si posso intravedere in primavera, quando il livello dell’acqua cala in modo considerevole.

Lago di Resia
Buonanotte

Buonanotte è un vecchio paese disabitato in provincia di Chieti, risalente al XII secolo, posto a circa 800 metri sul livello del mare. Il borgo si spopolò e venne pian piano abbandonato tra gli anni Cinquanta e Sessanta, a causa di un terremoto e di frequenti frane, fino ad essere completamente dimenticato agli inizi degli anni Settanta. Oggi Buonanotte è considerata la parte storica dell’attuale paese di Montebello sul Sangro.

Pare inoltre che il suo nome all’inizio non fosse (solo) Buonanotte. E, nonostante nel tempo gli siano stati affiancati più toponimi, quello più accreditato inizialmente pare fosse anche tutto il contrario: Malanotte. La leggenda vuole che l’origine di Malanotte derivasse dal fatto che, dopo una guerra locale, gli abitanti del paese avessero perso. Il prezzo da pagare per questa sconfitta pare fosse la cessione, per una notte, delle mogli ai vincitori. Quindi da quest’avvenimento in poi, il borgo ebbe due nomi: per gli abitanti sconfitti Malanotte, mentre per i vincitori Buonanotte.

Cossinnino da Piedi

Cossinnino da Piedi è oggi una frazione del comune di Comunanza i provincia di Ascoli Piceno, popolato fino all’inizio degli anni Cinquanta. Il borgo medievale è composto da circa sedici case, alle quali si arriva a piedi attraverso un sentiero ripido e scosceso.

Non appena si arriva al paese, sembra di tornare indietro nel tempo: ciò grazie alla sua architettura e ai tanti richiami ai templari che questo borgo possiede per cui, ancora oggi, si troverebbero iscrizioni risalenti al Medioevo. La legenda narra che il paese fosse stato rifugio proprio di alcuni templari e che molti simboli del loro codice si possano ritrovare incisi all’interno del borgo stesso.

Le iniziative

Al fine di prevenire lo spopolamento di altri paesi, molti sindaci hanno aderito a diverse iniziative per ripopolare questi e molti altri luoghi magici che costituiscono la carta d’identità del nostro bel paese. Il fine è quello di cercare di dare nuova vita ai borghi abbandonati attraverso iniziative, progetti di ricostruzione e alcune volte la vendita di alcune piccole frazioni a privati. Perché prendersi cura del proprio territorio e della propria storia non è semplicemente guardare ad un passato che non c’è più, ma è garantire il futuro e la memoria di questi luoghi, e quindi di tutti noi.

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Cesare Pavese


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