Europa come necessità (articolo 2)

Le crisi del 2008 e del 2011 e il ruolo dell’Europa

Bentornati in questa rubrica sull’Europa, che potete trovare sia come articoli che come IGTV sul nostro profilo di Instagram. Nello scorso articolo sull’Europa (clicca qui per leggere l’articolo precedente oppure clicca qui per vedere il video) abbiamo parlato della storia dell’Europa e del passaggio lira-euro. In questo articolo tratteremo una tematica nuova. Tantissime persone, nella box domande che avevamo lasciato, hanno ribadito quanto l’Europa sia NECESSARIA.

Dire che l’Europa è necessaria, tuttavia, non significa che l’Europa debba essere esattamente così come è oggi: si può pensare un’Europa ben diversa. Come abbiamo detto in precedenza, questa serie di articoli sull’Europa è accompagnata anche da un format video, che puoi trovare sulle nostre IGTV o sul nostro profilo Facebook (clicca qui per vedere il nuovo video relativo a questo articolo).

Innanzitutto, cerchiamo di rispondere alla domanda:

Perché l’Europa è necessaria?

Quali vantaggi ci apporta e da quali difficoltà ci protegge e soprattutto ci ha protetto fino ad ora? La storia è sempre il punto di partenza migliore. Partiamo dal punto di vista economico, facendo riferimento a due grandi crisi che hanno segnato gli ultimi anni della nostra esperienza.

Dal punto di vista economico, l’Europa è necessaria perché ci permette di avere credibilità sul mercato. Credibilità che perderemmo qualora non fossimo più parte dell’Europa. I nostri titoli di Stato, cioè, gli strumenti finanziari rappresentativi del debito pubblico, verrebbero immediatamente venduti.

In generale un debitore è ritenuto credibile se riesce ad avere la fiducia di chi gli presta i soldi, ovvero se lo si ritiene capace di restituire quanto a ricevuto a prestito: la fiducia del debitore è strettamente connessa al contesto in cui si trova. Se un creditore si accorge che il debitore potrà avere difficoltà ad adempiere all’impegno, potrà mantenere il livello di fiducia, ad esempio, se un terzo soggetto sarà disposto a farsi da garante: “se non paghi tu, intervengo io a garanzia del tuo debito”. Il nostro debito pubblico italiano è infatti ritenuto sostenibile proprio perché siamo in un contesto europeo, che in qualche modo ci tutela. Se uscissimo dall’euro di colpo diventeremmo poco credibili.

La crisi dei mutui residenziali (2008)

Ricordiamo a tal proposito cosa causò la crisi del debito sovrano del 2011. Innanzitutto, è bene dire che tale crisi aveva a sua volta avuto origine dalla crisi dei mutui residenziali (mutui sull’acquisto di case) degli Stati Uniti del 2008, quindi partiamo da lì.

Cosa era successo? Dal 2006 circa era iniziato a manifestarsi il problema della capacità di restituzione dei debiti di mutui negli Stati Uniti. Questo calo era dovuto al fatto che, negli anni precedenti, erano stati accordati ai richiedenti tantissimi “mutui subprime”, ossia, mutui concessi a quelli che si chiamano i “clienti ad alto rischio”, cioè clienti quasi certamente incapaci di ripagarli. Tali mutui, infatti, non richiedevano garanzie ai richiedenti, e il motivo alla base di questi meccanismi era la grande deregolamentazione che caratterizzava il sistema finanziario statunitense.

Senza entrare nei dettagli, si creò una situazione per cui apparentemente il mercato immobiliare andava a gonfie vele, quando invece c’era un problema di sostenibilità dei debiti sottostanti. Dinamica che si propagò anche in altri paesi europei (anche se riferita ad altre tipologie di debito), tra cui Portogallo, Irlanda e Spagna, che non a caso saranno proprio i protagonisti dei PIGS, di cui a breve andremo a parlare.

Quando chi presta denaro si accorge che il debitore non è più in grado di restituirgli quanto ha ricevuto, tende a liberarsi di quel debito: se presto 100 euro, e dopo un anno mi accorgo che il debitore non mi restituirà più 100 ma 80, il valore di quanto ho dato a prestito scende immediatamente a 80. E’ un tipico esempio di fiducia e credibilità. Questa distorsione portò al prosciugamento della liquidità sui mercati, perché nessuno si fidava più di nessuno. La crisi da finanziaria diventò così fiscale e invase tutti gli stati.

La crisi del debito sovrano (2011)

In Europa, tre anni dopo, esplode la crisi del debito sovrano. Molti paesi occidentali, ed in particolare alcuni dei paesi dell’eurozona, avevano accumulato debiti pubblici significativamente differenti. Ad esempio, la Germania molto contenuti, mentre i cosiddetti PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) erano molto più vulnerabili e indebitati. Una delle condizioni per restare nell’Unione Europea è quella di avere un debito pubblico sostenibile. Se non lo hai, devi rientrare. Come fai? Ci sono essenzialmente tre modi: aumenti la produzione (che farà aumentare le entrate per tasse), o aumenti le tasse (ma rischi di comprimere la crescita e quindi di ridurre le entrate stesse) o riduci le spese (ma ridurrai i servizi ai cittadini, con aumento di disagi e malcontento).

Così, come in una piccola comunità, per convivere occorre darsi delle regole di comportamento che siano il più possibile eque e rispettose dei diritti di ogni componente, ma allo stesso tempo che siano rispettate da tutti. La convivenza nella comunità di stati europei comporta la condivisione di principi e leggi che non vengono dal singolo popolo o dal singolo stato, ma dagli accordi tra tutti i componenti della comunità europea.

Relazioni inter pares

Sono imposizioni pesanti quelle che possono riportare il bilancio pubblico in pareggio. Ecco che si è delineata una frattura fra paesi finanziariamente forti e paesi finanziariamente deboli. E qui si è vista benissimo la necessità di restare dentro l’Europa: fuori dall’Europa si perde di credibilità. Fuori dall’Europa ci sono essenzialmente solo due grandi colossi finanziari: America e Cina, rispetto ai quali un singolo paese come l’Italia, il Portogallo o la Grecia, ma anche la Germania, non potrebbe avere nessun tipo di solidità, o intrattenere alcun tipo di relazione inter pares.

La necessità dell’Europa si è vista appunto dal fatto che nella crisi del 2011, è stata proprio la banca centrale europea (ovvero la banca creata per gestire il sistema della moneta unica europea) a comprare i titoli dei paesi più deboli, che altrimenti non sarebbero riusciti a superare la crisi (e anche sulla valutazione di acquistare debito pubblico in maniera così massiccia per periodi di tempo così lunghi ci sarebbe molto da approfondire e da discutere).

La crisi del 2011 si è risolta grazie all’intervento della BCE, della Commissione Europa e del Fondo Monetario Internazionale. Stare in Europa è oggi un passaggio assolutamente necessario. Ma questo non significa che l’Europa debba essere esattamente così com’è. Scopriamo di più nei prossimi articoli!


 


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