Il communication team di Joe Biden: le prime nomine da neopresidente

Il neoeletto presidente Joe Biden e la sua vice, Kamala Harris, sono alle prese con le innumerevoli nomine dello staff prima dell’insediamento ufficiale alla Casa Bianca, nel gennaio 2021. Tra queste c’è la scelta del team di comunicazione: per la prima volta le sette persone selezionate sono tutte donne. Tutte sono pluriqualificate e con un’esperienza pregressa di primissimo rilievo; molte hanno già  lavorato all’interno dello staff della presidenza Obama (e con Biden alla vicepresidenza). Contrariamente ad altre posizioni nella Casa Bianca per cui serve la ratifica del Senato, qui non è necessaria e dunque la lista di queste nomine può dirsi definitiva. Il chiaro obiettivo è seguire una strategia decisamente più morbida con la stampa statunitense. La rottura è completa rispetto alle combattive dichiarazioni di Trump e della sua amministrazione nei confronti della carta stampata.

Kate Bedingfield era già presente nel team di Biden durante tutta la sua campagna elettorale, ora sarà la direttrice del communication team alla Casa Bianca. Lavorò accanto a Biden già durante gli anni dell’amministrazione Obama. Pili Tobar è stata vicedirettrice dell’America’s Voice, un’associazione che lavora per ottenere migliori opportunità per gli immigrati in America, spingendo per una riforma dell’intero sistema legato all’immigrazione. Symone Sanders ha lavorato per il senatore del Vermont Bernie Sanders, candidato alle primarie del partito democratico prima della vittoria di Biden. Karine Jean Pierre è un’analista politica per NBC e MSNBC ed è in prima fila per la campagna American Civil Liberties Union’s Reproductive Freedom Initiative. Ashley Etienne è direttrice della comunicazione per la speaker della Casa Bianca, Nancy Pelosi. È stata la prima donna e prima persona di colore a ricoprire questo ruolo durante l’amministrazione Obama. Anche Elizabeth Alexander ha lavorato con l’ex senatore dell’Illinois alla presidenza come addetto stampa per Biden. Per questo motivo ha un rapporto di lunga data con l’attuale presidente. Jennifer Psaki infine vanta una grande esperienza avendo lavorato a ben tre campagne presidenziali (2004, 2008 e 2012), oltre ad essere stata presente alla Casa Bianca durante l’amministrazione Obama come portavoce del dipartimento di Stato. Molte scelte paiono quindi in continuità con quelle della scorsa amministrazione democratica.

“Comunicare con chiarezza e trasparenza”

Kamala Harris, vicepresidente, ha descritto il team come “esperto, talentuoso e capace di superare le barriere”. Prosegue delineando inoltre le difficoltà dovute all’attuale momento storico:

ll nostro Paese sta affrontando cambiamenti senza precedenti: a partire dal Coronavirus, ma anche la crisi economica, la crisi climatica e sociale dovuta alle ingiustizie razziali. Per superare questi cambiamenti abbiamo bisogno di comunicare in maniera chiara, onesta e trasparente con gli americani e il nostro team ci aiuterà a farlo. Queste esperte in comunicazione esprimono appieno il nostro impegno nel voler creare una Casa Bianca che rispecchi il meglio della nostra nazione.

Ovviamente sulla stessa linea si collocano le dichiarazioni di Biden: “Comunicare direttamente e con trasparenza ai cittadini americani è uno dei più importanti doveri del presidente. Questo team ha il compito di connettere gli americani alla Casa Bianca”.

Competenze ed esperienza le parole chiave

Come già mostrato, le nomine di Biden si muovono nel solco della continuità con la precedente amministrazione Obama, quasi a voler relegare il momento Trump ad una sorta di parentesi storica. Di fatto non sarà possibile. La seppur ampia vittoria di Biden non cancella le decine di milioni di voti che Trump ha conquistato. Una parte della società civile americana è schiarata a favore dell’ormai ex presidente repubblicano, come lo è la base del partito repubblicano, ed è un dato che Biden non potrà ignorare. Quello che è evidente fin da subito tuttavia è il cambiamento di tono e registro della comunicazione.

È importante però sottolineare come il fatto che il team sia tutto al femminile non debba coincidere necessariamente con risultati eclatanti. Sarebbe anzi dannoso mettere una pressione esagerata al team, controproducente sia per la presidenza Biden che per gli Stati Uniti nel corso dei prossimi anni. Sono tutte donne, altamente qualificate, che svolgono il proprio compito, non salvatrici provenienti da chissà dove destinate a salvare la storia e trasformare la Casa Bianca nella terra promessa dei diritti.

Ci sono stati numerosi esempi in passato di donne famose che probabilmente non avrebbero avuto le qualifiche e l’esperienza sufficienti per accettare incarichi che sono stati invece offerti. La politica americana non è esente da questi casi: Sarah Palin nel 2008 è stata scelta da McCain come sua vice alle elezioni presidenziali statunitensi. L’aspirante vicepresidente ha partecipato alla corsa presidenziale con alle spalle solo  un anno e mezzo di esperienza come governatrice dell’Alaska. McCain, in numerose interviste posteriori alla sua sconfitta, sottolineò i suoi errori in campagna elettorale. Tra questi incluse la scelta sulla vice: fu un errore perché ancora troppo poco esperta e non abbastanza qualificata per una carica così importante.

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