Africa: ombre cinesi dietro al vaccino per il Covid

Poche volte nella storia è successo che tutto il mondo fosse in attesa spasmodica della stessa cosa: il vaccino per il Covid-19. La pandemia ha per forza di cose monopolizzato l’informazione del 2020. Circa un anno dopo la comparsa dei primi casi, la stragrande maggioranza dei paesi si sta organizzando per le imminenti campagne di vaccinazione. L’obiettivo è tornare quanto prima alla vita a cui eravamo abituati in precedenza.

La corsa al vaccino ha portato un’attenzione mediatica enorme sulle case farmaceutiche, oltre che sugli investimenti nella sanità. I paesi europei hanno già da lungo tempo fatto le prime ordinazioni e la tabella di marcia prevede che le vaccinazioni in Italia partiranno il 27 dicembre. L’imminente campagna vaccinale si prepara ad essere la più imponente mai realizzata a livello globale: questo richiede necessariamente l’investimento di grandi risorse economiche da parte di ogni paese. Si presuppone che in ciascuno di questi esista un sistema sanitario capillare ed efficiente, capace di conservare il vaccino seguendo i protocolli richiesti e somministrarlo poi a tutta la popolazione. Tali requisiti sono però difficili da rispettare in alcuni territori: ne costituiscono un esempio gran parte degli stati africani.   

La situazione in Africa

Il continente africano è stato sotto la lente d’ingrandimento per quanto riguarda la gestione della pandemia. Non erano poche le voci che facevano riferimento ad una ipotetica catastrofe, i dati però hanno raccontato altro. Dati che però vanno presi con le pinze: in alcuni stati infatti un conteggio accurato è complesso da effettuare. Tra le giustificazioni più comuni della minor letalità in Africa, la più frequente è quella riguardante l’età media, molto più bassa rispetto alle nazioni europee. Numericamente la pandemia è stata più contenuta qui che altrove, questo però non dovrebbe far passare in secondo piano la necessità di un arrivo tempestivo del vaccino anche in queste aree.

L’OMS ha però sottolineato una grande criticità, vale a dire la sostanziale inadeguatezza delle strutture presenti in alcuni stati africani per una seria compagna di immunizzazione rivolta a tutta la popolazione. Matshidiso Moeti, direttrice regionale dell’OMS per quanto riguarda l’area africana, ha dichiarato: “Sviluppare un vaccino sicuro ed efficace non è che il primo passo“. Specifica inoltre come al momento non siano disponibili strutture capaci di conservare e distribuire il vaccino alle temperature richieste, dai -80 gradi ai -20 (a seconda del vaccino a cui si fa riferimento).

Catherine Kyobutungi, epidemiologa e direttrice dell’African Population and Healt Research Center, ribadisce la necessità di un approccio diversificato rispetto alle normali vaccinazioni in Africa. Ciò richiederebbe investimenti governativi in anticipo che, tradotto, significa essere già in ritardo. L’epidemiologa sottolinea infatti come di solito vengano vaccinati i bambini sotto ai cinque anni d’età, dunque una ristretta fascia di popolazione, mentre in questo caso il vaccino andrebbe esteso a tutti. Ciò comporterebbe un aumento esponenziale di materiale sanitario (siringhe ad esempio), personale, ma anche luoghi fisici in cui vaccinare. Si parla di 1,3 miliardi di persone distribuite in cinquantaquattro stati nel continente.

Pesa inoltre enormemente la scarsa disponibilità economica dell’Africa. Catherine Kyobutungi denuncia una mancanza di solidarietà globale: “I dati aggiornati mostrano che le nazioni ricche che rappresentano solo il 14% della popolazione mondiale hanno acquistato finora il 53% di tutti i vaccini più promettenti”. La condanna proviene anche dalla People’s Vaccine Alliance, una coalizione di più organizzazioni internazionali come Oxfam e Amnesty International. La denuncia è la stessa: i paesi ricchi hanno accumulato risorse a scapito delle nazioni più povere. Per fare un esempio, alcune nazioni hanno acquistato dosi tali da poter vaccinare interamente la popolazione per quasi tre volte, cinque se si fa riferimento ai dati del Canada.

La Cina cementifica i rapporti

Il Covax è un sistema di finanziamento internazionale coordinato dalla Gavi Alliance e dall’OMS che ha raccolto fino ad ora oltre 2 miliardi di dollari da destinare a circa 187 paesi per l’acquisto di vaccini per il covid-19. Per quanto riguarda il continente africano, lo scopo del Covax è garantire un vaccino al 20% della popolazione. La cifra però ben è lontana dal garantire l’immunità di gregge, ottenibile con il 65/70% di vaccinati. Ecco dunque che interviene la Cina. Lo scorso ottobre una delegazione africana si è recata in visita ufficiale presso una casa farmaceutica cinese, a Pechino. La Cina ha promesso che, ad approvazione ottenuta, il vaccino sarà prodotto anche in Marocco, facilitando il trasporto verso gli altri paesi africani.

Non è il primo aiuto che la Cina elargisce al continente africano: da giugno sono state costanti le spedizioni di kit per testare la popolazione, ventilatori (circa 10.000) e oltre 80 milioni di mascherine chirurgiche. Un quotidiano di Hong Kong però, parlando dell’attivismo cinese negli aiuti, sottolinea come il ritorno sia economico e politico, non semplice spirito di solidarietà.

Non è notizia di oggi il fatto che la Cina rappresenti il primo investitore mondiale nel continente africano, ormai capillarmente presente nell’erogazione di fondi per nuove infrastrutture. La pandemia di Covid-19 potrebbe sicuramente intensificare gli scambi e cementificare ancor più una partnership economica e, per forza di cose, anche politica. Già nel giugno scorso infatti si è tenuta una conferenza (virtuale) tra Cina, Sud Africa e Senegal, non paesi casuali. Il primo è lo stato che detiene la presidenza di turno dell’Unione Africana. Il secondo è lo stato copresidente del Forum sulla cooperazione Cina – Africa (il FOCAC). All’interno della conferenza il presidente Xi Jinping ha sottolineato come la Cina sia intenzionata a sostenere, in tutti i modi possibili, la risposta africana alla pandemia.

FONTI

www.lepoint.fr

www.aljazeera.com

thediplomat.com

formiche.net

www.ispionline.it

Newsletter Africana – Internazionale, a cura di Francesca Sibani

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