L’idrogeno verde può essere la chiave della sostenibilità energetica

Sin dagli anni Settanta si discute del possibile utilizzo dell’idrogeno come combustibile, ma solamente negli ultimi anni questa fantasia dei ricercatori è diventata una solida realtà che pone le basi per un futuro sempre più sostenibile. Gli sviluppi tecnologici e la sempre più evidente minaccia dei cambiamenti climatici stanno facendo in modo che il ricorso all’idrogeno come combustibile del futuro sia un fatto sempre meno ipotetico. Eppure, restano ancora molti problemi da affrontare e molte questioni delicate da chiarire per raggiungere questo, potenzialmente positivo, obiettivo.

Secondo gli esperti, a partire da Fatih Birol, direttore dell’International Energy Agency, questo è il momento opportuno perché l’idrogeno verde sviluppi le proprie potenzialità. E sono diversi i Paesi, a partire da Australia, Paesi Bassi e Portogallo, che hanno deciso di investire in questo settore energetico. Canberra ha stanziato circa 191 milioni di dollari, mentre il governo lusitano prevede di costruire un impianto a energia solare per produrre idrogeno entro il 2023, mostrando un costoso, quanto deciso, piano di sviluppo energetico. Anche l’Unione Europea, guidata dalla Commissione di Ursula von der Leyen, progetta di impiegare risorse in questo campo, tanto che Diederik Samson, capo gabinetto sul clima della Commissione, ha proposto di utilizzare a questo scopo parte dei fondi preposti alla ripresa economica post Covid-19. Ma perché una così grande attenzione per un combustibile scoperto già più di trent’anni fa?

Innanzitutto occorre evidenziare che esistono tre diverse tipologie di idrogeno, a seconda della loro fonte energetica. Si intende idrogeno grigio quello ottenuto da combustibili fossili, mentre idrogeno blu se, durante l’estrazione da fonti fossili, la CO2 prodotta viene stoccata sottoterra. Una tecnica costosa e non sicura, che rende queste tipologie di idrogeno poco appetibili, sia per ragioni economiche che ambientali. La rivoluzione consiste, invece, nell’idrogeno verde, cioè il combustibile prodotto grazie ad energie rinnovabili. Fino ad oggi due sono state le principali problematiche che hanno fermato la corsa di questo formidabile composto: l’alto costo delle fonti green e la mancanza di tecnologie all’avanguardia nel settore. Ora, però, grazie alle innovazioni in entrambi i campi, il costo dell’idrogeno verde sta scendendo vertiginosamente, dai 6$/kg attuali a 1,7$/kg, traguardo che si stima possa esser raggiunto prima del 2050. L’IRENA (Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili), prospetta che già entro il 2030 l’idrogeno green competerà coi prezzi dei combustibili classici di origine fossile. Una rivoluzione energetica che sembra inarrestabile, tanto che l’Unione Europea ha deciso di fare di questa risorsa una protagonista del Green Deal, stimando che entro il 2050 l’idrogeno andrà a coprire circa il 24% della richiesta energetica complessiva del continente, creando, inoltre, 5,4 milioni di posti di lavoro.

I vantaggi dell’utilizzo di questo speciale combustibile sono diversi. In primo luogo, l’idrogeno verde può essere utilizzato in tutti i settori produttivi ed economici che necessitano di enormi quantitativi di energia, come aviazione, navigazione, trasporto di merci e persone, produzione industriale e riscaldamento, andando a sostituire efficacemente le fonti fossili, come petrolio e metano. Infatti, la combustione di idrogeno comporta l’emissione di vapore acqueo, gas serra decisamente molto più sostenibile della CO2. Pur essendo prodotto, per essere considerato green, a partire da acqua, occorre ricordare che può essere estratto anche da rifiuti di plastica: se si trovasse una modalità di ridurre efficacemente le emissioni prodotte, potrebbe anche rivelarsi un ottimo modo per sfruttare gli scarti plastici che inondano il pianeta. Naturalmente per poter sfruttare tutti questi vantaggi è necessario ridurre gli, ancora, alti costi attuali, dovuti spesso alla mancanza di infrastrutture adeguate e di elettrolizzatori efficienti, ancora complessi e difficili da costruire.

Il decennio che ci attende, quindi, deve portare ad una maggiore collaborazione tra società operanti nel mondo tecnologico e produttori di energia rinnovabile. Una migliore sinergia tra sviluppo industriale e moralità ambientale porterà a risultati sempre più convincenti sia sul piano ecologico, che su quello produttivo ed economico. Sono altrettanto fondamentali adeguati piani di investimento pubblico da parte dei governi e delle amministrazioni locali: essendo alto il costo iniziale per la strumentazione adeguata, si rendono necessarie misure statali di incentivo, come fondi destinati ad hoc, sgravi fiscali o prestiti a basso interesse. Sarà la scelta dei politici nazionali a fare la differenza tra successi e fallimenti, sia nel breve che nel lungo periodo.

Una recente scoperta rende, oggi, il futuro dell’idrogeno verde sempre più sorridente. Il Technion-Israel Institute of Technology, situato a Haifa in Israele, ha, infatti, brevettato una innovativa tecnica di elettrolisi, la E-TAC, che vanta un’efficienza del 98,7%, mentre sino ad oggi la percentuale si assestava attorno al 70%: si tratta, quindi, di un successo notevole che rende la produzione di idrogeno meno costosa e più semplice, risolvendo tecnicità problematiche che rischiavano di rallentare lo sviluppo di questa tecnologia.

Anche in Italia qualcosa si muove in questa direzione. Il 9 dicembre 2020 Maire Tecnimont, multinazionale italiana operante nel campo dell’ingegneria impiantistica, ha stipulato un accordo con Enel Green Power per costruire un impianto di produzione di idrogeno verde negli Stati Uniti. Un importante avvenimento che, si spera, potrà essere il primo di una lunga serie. Lo sviluppo della filiera in Italia è auspicato anche nel recente report di H2IT, associazione del settore che si propone come interlocutore con il mondo politico per favorire investimenti e disciplina legale dell’idrogeno verde italiano.

In un momento storico florido di cambiamenti dovuti, la spinta verso nuove modalità di sfruttamento energetico occupa un piano di primaria importanza, tanto nelle scelte politiche che nella vita dei singoli cittadini. Adeguare l’allocazione delle risorse economiche ai bisogni propri del nostro tempo è compito essenziale della politica, che oggi più che mai è chiamata a riscoprire il proprio ruolo di guida decisionale senza ridursi a mero strumento tecnico e amministrativo. La capacità di scegliere il futuro passa anche dallo sviluppo del settore dell’idrogeno verde, una possibile chiave ecologica per risolvere problemi ambientali migliorando, al contempo, la produzione economica. Occorre il coraggio e la lucidità per compiere i passi nella giusta direzione.

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