Alexej Navalny: simbolo della Russia di Putin

Dal 2000 Vladimir Putin è il padrone e protagonista della politica russa: da quando, nell’estate del 1999, subentrò all’ormai malato El’cin. Il nuovo presidente ha dominato ininterrottamente la scena politica del nuovo secolo con un orientamento nazionalista volto a restaurare la potenza sovietica, imponendo il principio di centralizzazione del potere. Ma dal 2011, dopo i primi dieci anni di consolidamento del potere, Putin è stato costretto a scontrarsi con l’opposizione, e più precisamente con Alexej Navalny, colui che ha ideato lo slogan “Russia Unita-partito di ladri”.

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Alexej Navalny, conosciuto come attivista, politico e blogger, è diventato il principale oppositore del Presidente russo. Grazie a diverse inchieste ed efficaci strategie di comunicazione, Navalny ha evidenziato un alto livello di corruzione del Governo e l’inefficienza dell’apparato statale. Arrestato in seguito alle proteste e manifestazioni del 2011-2012, innescate dalle notizie di brogli elettorali durante lo spoglio delle urne, è diventato portavoce di tutti quei russi che stavano combattendo contro le autorità politiche. Queste ultime infatti non hanno esitato a innescare immediatamente un giro di vite sui manifestanti, sulle ONG, sui media e sulle radio indipendenti. Di fronte ai continui arresti arbitrari, l’eliminazione di oppositori e le numerose ritorsioni, l’insoddisfazione e il malcontento hanno raggiunto tutta la popolazione.

Tentativi di opposizione

In questo contesto Navalny ha creato una fondazione anticorruzione (FBK) con l’obiettivo di indagare, rivelare e prevenire la corruzione tra i funzionari del Governo russo. Sin dalla sua fondazione nel 2011, la FBK si è evoluta in un importante mezzo investigativo indipendente finanziato dalle donazioni dei cittadini russi. Ed è proprio questa stessa fondazione che in questi giorni ha mostrato ancora una volta la corruzione dilagante  e le ricchezze illecite della classe dirigente: una video-inchiesta pubblicata sul canale Youtube di Navalny presenta una residenza estremamente lussuosa sul Mar Nero del valore di oltre 1 miliardo di euro, voluta da Putin e costruita con i soldi delle tangenti di uomini posti ai vertici della nazione.

L’inchiesta ha dipinto un interessante e drammatico ritratto della psicologia e del modo di agire del Presidente, ossessionato dal lusso e dalla ricchezza, cristallizzato nel suo regno delle bustarelle. Quello che emerge sembrerebbe uno Stato indipendente dentro la Russia, con il solo e insostituibile “zar” Putin. Il palazzo del Presidente, sorvegliato dagli uomini dell’Fsb, è la tenuta più riservata e protetta della Russia, una vera e propria reggia.

Il lavoro di video-inchiesta vuole essere un’ulteriore chiamata alla protesta e un richiamo all’azione politica, nonostante la TV nazionale russa abbia mostrato il palazzo come un hotel-appartamento che non ha niente a che fare con Putin. I media russi e lo stesso Putin hanno cercato di apparire non interessati alla vicenda, accusando i creatori del video di aver montato arbitrariamente le immagini. Questo tipo di inchiesta difatti ha dato grande popolarità a Navalny, ma dall’altro lato ha aumentato drammaticamente i rischi per lui, i suoi collaboratori e per chiunque si esponesse contro il Cremlino. Putin ha provato in diversi modi a neutralizzare l’oppositore, non da ultimo il tentativo di avvelenamento e l’arresto al suo rientro a Mosca.

Le risposte e speranze del Governo

Accusato infatti di non essersi presentato in commissariato per un obbligo di firma, nonostante fosse impossibilitato a muoversi da Berlino per le conseguenze dell’avvelenamento, Navalny diventa ancora una volta un simbolo. L’oppositore è riuscito a dar voce a coloro che cercano di cambiare la situazione, preferendo l’incarcerazione all’esilio. È stato così anche per la sua portavoce Kira Jarmyš , la collaboratrice Ljubov Sobol e per i coordinatori del Fondo per la Lotta alla Corruzione. Questi sono stati arrestati dalla polizia antisommossa e accusati di aver incitato la cittadinanza a partecipare a una manifestazione prevista per il 23 gennaio, con l’obiettivo di rilasciare Navalny.

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La speranza di Putin è di rendere il suo più grande oppositore irrilevante costringendolo a emigrare. Ma quest’ultimo si è dimostrato in grado di organizzare grandi proteste in piazza anche dalla sua posizione in carcere. Per capire la portata delle proteste in Russia bisogna fare attenzione ai numeri. Il 42 per cento delle persone che hanno manifestato a Mosca non aveva mai preso parte prima d’ora a un corteo contro il Cremlino e una gran parte dei presenti veniva da realtà remote e marginali. In questo numero si presenta anche una novità. Un’opposizione frammentata si è unita sotto il segno di un sentimento comune, che ha legato contestazioni che fino a questo momento erano rimaste divise.

Ma come accade per buona parte delle manifestazioni, nonostante siano pacifiche, le immagini che ritraggono la violenza e l’arbitrarietà della polizia sono state numerose. Arresti di massa, percosse e continue pressioni sui giornalisti mostrano come la polizia continui a usare la violenza nelle proprie azioni. Ancora una volta questa è la riprova delle politiche violente del Governo russo. Il volto di Navalny dietro queste battaglie è quello democratico, ma il suo personaggio è più controverso e più di una semplice contrapposizione a Putin. Il suo passato è quello di un convinto nazionalista, poco tollerante nei confronti delle minoranze etniche presenti in Russia, sostenitore dell’annessione della Crimea. Aiutato anche dai media è riuscito a creare un abile rebranding della sua figura, per certi versi ancora oscura.

Alexei Navalny, pretesto e simbolo

Nonostante il suo passato e le ideologie controverse poco conosciute all’occidente, al momento Navalny è rilevante come simbolo. Il fatto di essere simbolo e pretesto di una mobilitazione sociale non lo esonera dalla responsabilità delle azioni passate, ma è innegabile che nessun altro in Russia al momento disponga di un’ampia e consolidata base pronta a farsi sentire in piazza come la sua. Con le sue azioni, l’oppositore è diventato punto di riferimento per tutti quei cittadini che non possono più tollerare la stagnante situazione corrente.

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Opinione diffusa soprattutto tra i giovani supporters è che Alexej Navalny potrebbe rappresentare uno strumento per abbattere il Governo attuale, ma non un candidato presidenziale. L’attenzione che le autorità stanno prestando a Navalny difatti riflette la sua importanza per i movimenti di opposizione in Russia, sintomo di qualcosa che forse cambierà.

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