Anche la mia Russia mi amerà: un inedito Marc Chagall a Rovigo

Fino al 14 marzo 2021, il Palazzo Roverella di Rovigo ospita un’importante esposizione monografica su Marc Chagall, intitolata Anche la mia Russia mi amerà. Sin dal titolo traspare dunque il concetto eterno di amore, non semplicemente inteso come desiderio verso l’altro, ma anche come sentimento universale verso il proprio lavoro e la propria terra. E Chagall è particolarmente legato alla sua Bielorussia, come dimostra la selezione scelta per l’esposizione. Oltre cento opere, tra dipinti su tela e su carta, oltre a una straordinaria serie di incisioni e acqueforti.

In questo modo lo spettatore, nell’attesa di poter tornare a visitare i musei, può ricordare, nel giorno di San Valentino, un artista che ha fatto dell’amore la sua guida espressiva, con una pittura inedita tra ricordo e immaginazione. E il suo lascito ereditario è vastissimo, così come il vasto e generoso prestito di cui gode la mostra. Le opere esposte, oltre che dagli eredi dell’artista, provengono dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dal Thyssen-Bornemisza di Madrid e da prestigiose e storiche collezioni private.

Marc Chagall, Compleanno, 1915
L’amore alle sue origini: la Bielorussia

La curatrice Claudia Zevi ha scelto di focalizzare l’attenzione sull’influenza che la cultura popolare russa ha avuto su tutta l’opera di Chagall. Animali, case, villaggi, simboli della Russia del primo ventennio del Novecento, sono sempre presenti nei suoi dipinti. Un’iconografia che attinge dalla tradizione della favola russa, dal realismo poetico e dalla religione. In questa dimensione, personaggi umili come il gallo, le capre e le vacche, che popolano la quotidianità dei villaggi russi, trovano il loro posto al sole.

Nonostante la francesizzazione che evoca il suo nome, infatti, Chagall si annovera come il pittore più importante che la Bielorussia abbia mai avuto. Nato a Ljozno nel 1887, in una famiglia di cultura e religione ebraica, studia all’accademia di Pietroburgo, appassionandosi sin da subito all’arte francese, che diverrà ben presto una delle sue principali fonti di ispirazione.

Il titolo della mostra, Anche la mia Russia mi amerà, riprende così la frase conclusiva dell’autobiografia illustrata dell’artista, Ma Vie. Pubblicata nel 1923, all’inizio dell’esilio tedesco del pittore, tratteggia la consapevolezza dell’allontanamento dalla propria patria, senza più potervi tonare. La scelta linguistica affianca però Chagall alla sua seconda casa, la Francia.

E poi venne Parigi

Non è un caso, quindi, che nel 1910 si trasferisca proprio a Parigi, crocevia di avanguardie e punto d’incontro tra realtà e culture anche distanti tra loro. Nella capitale francese, Chagall entra in contatto con le nuove correnti in auge e frequenta numerose personalità che mantengono frizzanti gli ambienti intellettuali dell’epoca, da Guillaume Apollinaire a Fernand Leger.

In questo contesto nasce l’espressione “École de Paris“, impiegata dal critico d’arte Warnod per riferirsi alla lunga schiera di artisti, diversi per provenienza e orientamento, attivi a Parigi tra gli anni Dieci e Trenta. Tra questi vi sono anche l’italiano Amedeo Modigliani e il russo Constantin Brancusi. Sono maestri con un piede nel passato e un altro nel futuro, accomunati dalla tendenza a coniugare gli aspetti della modernità con il richiamo alle tradizioni e alle culture dei propri paesi d’origine. La provenienza gioca quindi un ruolo fondante nella definizione di amore per l’arte.

Marc Chagall
Marc Chagall, La passeggiata (1917-18)
Il valore creativo e romantico del ricordo

Così Chagall, pur ammaliato dalla logica spaziale cubista e dai colori brillanti e gioiosi dei fauve, porta su un piatto d’argento le tradizioni popolari della sua terra, i suoi valori religiosi, le sue leggende. Queste prendono vita in una pittura da cui affiora un eccezionale connubio tra il reale e il fantastico. E la dimensione onirica, legata alla reminiscenza, corona una narrazione improntata sul valore emotivo del ricordo.

Ci fu un tempo in cui avevo due teste, vi fu un tempo in cui questi volti erano bagnati dalla rugiada dell’amore e disciolti come profumo di rosa.

Nella sua arte i ricordi divengono presenze, portatrici di una tradizione che ancora oggi è in grado di comunicare con la nostra sensibilità contemporanea, com’è evidente nei capolavori presenti in mostra. A partire da La passeggiata (1917-18), omaggio all’amore per la moglie Bella, che tiene per mano mentre libra in volo nel cielo. I due giovani sono immersi nel verde della natura, mentre si rilassano durante una piacevole colazione sull’erba. Il loro momento magico di felicità traspone un desiderio universale, dove terra e cuore si incontrano.

Marc Chagall
Marc Chagall, L’ebreo in rosa (1915)
Una cornice di temi sfaccettati

La vita matrimoniale è uno dei soggetti più cari a Chagall, come dimostra Il matrimonio (1944). Qui una coppia di sposi riposa in un abbraccio sotto il baldacchino nuziale, in un delicato momento di intimità domestica. Non mancano però riflessioni sulla condizione dell’uomo del ‘900, costellata di inquietudine e di incertezze. E’ il caso de L’ebreo in rosa (1915), dove un vecchio signore, seduto sulla tettoia della propria casa, poggia le mani sulle ginocchia in segno di stanchezza e, con aria preoccupata, pensa alla sua vita povera e incerta. L’amore si trova dunque anche nello sguardo con cui il pittore affronta attimi di vita felici e drammatici.

La mostra a Palazzo Roverella, dunque vuole porre in evidenza la posizione singolare che Chagall occupa nella storia dell’arte del XX secolo. Senza mai confondersi con il dibattito delle avanguardie, la sua pittura rimane aperta alle esigenze del modernismo. Tuttavia non necessita di alcuna rottura avanguardista con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. E così, pur scegliendo di vivere, come lui stesso dice “voltando le spalle al futuro”, Chagall ha inconsapevolmente codificato un linguaggio e una sintassi espressiva. Queste, con l’inedito romanticismo che l’artista ha riversato nelle sue opere e nelle sue memorie, sopravvivranno al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali del XX secolo.


FONTI

Comunicato stampa

Biografieonline.it

Arte.it

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