La Divina Commedia in tv: cento canti e una voce femminile

L’immortalità di un poeta

Il 2021 è l’anno di Dante. In un periodo segnato dalla pandemia e dal nefasto, la cultura ricorda il Sommo Poeta, padre della lingua e letteratura italiana. Sono infatti in corso le celebrazioni per i Settecento anni dalla sua morte, avvenuta a Ravenna nel 1321. Così molti artisti stanno contribuendo alla realizzazione di eventi per ricordare il poeta che ha dato voce a un dolore e desiderio di rinascita universale, mai tanto attuale quanto oggi.

Prende vita dunque un progetto complesso sostenuto dalla Rai, in onda tutti i giorni su Rai 5, da ieri 21 febbraio al 25 marzo in seconda serata. Il progetto, una collaborazione con il Teatro Farraggiana di Novara e il Comune di Novara, consiste in una lettura integrale della Divina Commedia in televisione. L’idea è infatti leggere tre canti ogni giorno, per accompagnare lo spettatore nell’aldilà dantesco, dall’inferno fino a «riveder le stelle».

La voce femminile: Lucilla Giagnoni

L’attrice interprete dei canti è Lucilla Giagnoni, direttrice artistica del Teatro Farraggiana di Novara. Un progetto simile non è mai stato realizzato in Italia prima d’ora. Nessun artista, infatti, si è mai cimentato in una lettura integrale televisiva dell’Opera di Dante. Si tratta dunque di un’idea ambiziosa, ma percepita come essenziale per una comunità bisognosa di cultura in un momento storico di grande difficoltà.

La scelta di far terminare le letture il 25 marzo rappresenta una coincidenza importante nell’immaginario dantesco. Si ritiene, infatti, che il 25 marzo sia il giorno in cui il Poeta abbia iniziato il viaggio nell’aldilà. A partire dal 2019 la data si è inoltre trasformata nel “Dantedì”, una giornata nazionale dedicata alle celebrazioni dantesche. Quest’anno la giornata sarà, in modo particolare, arricchita da eventi online e in presenza nelle diverse città d’Italia per celebrare il settecentenario.

L’interprete dell’evento televisivo sarà una donna. Ciò rappresenta una novità assoluta poiché finora solo uomini avevano cercato di interpretare il capolavoro dantesco (basti ricordare, per esempio, Roberto Benigni e Carmelo Bene). Tuttavia, come spiega la stessa attrice, la Divina Commedia è impregnata di «agire femminile». Dante, infatti, per spiegare il viaggio nei tre regni dell’aldilà utilizza il «linguaggio dell’Amore». L’Amore è prima di tutto «Amor che move il sole e l’altre stelle», un Amore teologico e impregnato di dottrina cristiana. Ma l’Amore è anche spesso paragonato al sentimento provato dalle madri nel momento in cui percepiscono nel ventre il figlio venturo, così come la percezione di un amore carnale durante l’allattamento. L’Amore è dunque un sentimento alquanto femminile e la materializzazione della voce del poeta in una donna ne rappresenta una perfetta giustificazione.

Una nuova interpretazione…

La lettura interpretata della Divina Commedia è un progetto nato durante i mesi di lockdown primaverile. L’attrice ha studiato e letto ogni giorno un canto dantesco come una scansione di calendario. Lo spettacolo è stato ripreso a livello nazionale da Rai 5 come simbolo di rinascita del mondo del teatro, uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi causata dalla pandemia.

Il progetto, come spiega la stessa attrice, affonda le radici nel passato. Prende infatti ispirazione da un progetto realizzato da lei stessa: Vergine Madre, uno sguardo femminile sulla Divina Commedia. A partire da un tragico evento di cronaca (l’attacco alle Torri Gemelle), Lucilla Giagnoni ha così rielaborato in un monologo le parole del Poeta. Le letture sono accompagnate dalla musica di Antonio Paolo Pizzimenti e le riprese video sono realizzate da Bianca Pizzimenti.

…tutta al femminile

Lo spettacolo, al confine tra teatro e letteratura, è un tentativo sperimentale di dare corpo e voce a un classico intramontabile. Sul palco la sola voce femminile, accompagnata da una musica. L’idea è quella di accompagnare lo spettatore/ascoltatore in un mondo onirico, per riscoprire – con voce di donna – la modernità di un’opera del Trecento. La Divina Commedia fungerà allora da collante per la rinascita e gli eventi diventeranno momenti comunitari di condivisione di emozioni. La stessa Lucilla Giagnoni afferma:

Lo schermo, stavolta televisivo e non di un computer, ci unirà. Saremo un tutt’uno, noi e il pubblico, perché c’è forte componente anche di fisicità, nel riscoprire il capolavoro di Dante

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