urrà

I cirri e il loro nuovo album “urrà”: l’intervista

Il 18 dicembre è uscito per Sabbionette Records il secondo album dei cirriurrà. Cirri è un progetto nato nel 2017 e composto da Polpo (Paolo Grassi), Gre (Marco Greguori) ed Elvis (Stefano Elli). I primi due, dopo aver accumulato una grande e importante cultura musicale con il gruppo Viola&Mescalina, si uniscono a Elvis in un progetto che porterà a quel gioiello che è vladimir korea, il loro primo album.

Urrà continua la loro carriera offrendo un disco variopinto, un buon misto di esistenzialismo e sentimentalismo; racconta la storia dell’essere umano in tutte le sue forme, dagli occhi di realisti e sognatori, ragazzi e adulti. È un po’ come un romanzo di autoformazione, in cui ogni personaggio è protagonista e si intreccia – anche solo per pochi attimi – con un altro, dando vita a una storia unica nel suo genere.

“Urrà” è uno specchio in cui l’ascoltatore si ritrova per fare i conti con se stesso e con gli altri ma anche un progetto che sborda dal solo contesto musicale, costituendosi intorno a un’idea multidisciplinare molto più ampia e in attesa di essere raccontata in tutte le sue parti. Per il momento, le undici canzoni dei cirri sono la storia di un uomo – che è tutti gli uomini.

L’intervista

Ciao ragazzi, grazie per questa possibilità. Parlateci un po’, in generale, di come nasce urrà.

Ciao! Urrà comincia a prendere forma immediatamente dopo l’uscita del nostro primo album vladimir korea, nell’autunno del 2019. Al termine di un concerto decidemmo di tornare in studio per suonare ancora qualcosa e ne uscimmo l’alba del giorno dopo con in mano ladylight, quella che poi sarebbe diventata la prima traccia dell’album. Nel giro di un paio di mesi abbiamo scritto buona parte degli altri brani, fino al primo lockdown di marzo 2020. In primavera, ricevuto il via libera, abbiamo chiuso il disco con due brani: g e wia, molto influenzati da quel periodo di chiusura, tanto alienante quanto genuino nel rapporto che ognuno di noi ha per forza di cose dovuto sviluppare con sé stesso in quei giorni.

“Gioco troppo, penso poco” (Dede). Come pensate di rapportarvi con la tua musica? Vi ritenete più impulsivi, decisi a farvi trascinare dall’ispirazione o vi mettete in gioco in maniera più ragionata?

Sicuramente più impulsivi. La scrittura di urrà è stata per noi un vero e proprio cambiamento nel modo di approcciarci alla costruzione di un brano. Per questo album abbiamo deciso di lavorare come fatto con ladylight, ossia semplicemente divertendoci a suonare e scrivere simultaneamente e cercando di realizzare, attraverso la canzone, un’istantanea emotiva del momento che stavamo vivendo. Facendo così, ogni brano di urrà ha lasciato una fotografia nella nostra mente e questo sarà sicuramente un grande aiuto una volta che porteremo i pezzi dal vivo.

Scrivere il testo o la melodia: quale dei due processi vi risulta più semplice, nel creare i vostri brani?

I due processi vanno avanti di pari passo. Solitamente partiamo da una melodia, un giro di chitarra o di piano che ci piace e seguiamo l’ispirazione. L’ispirazione del momento porta al testo: se arriva, bene, altrimenti passiamo oltre. Non ci capita quasi mai di tenere riff o righe “in cascina” in attesa di momenti migliori. Si avanza insieme e se c’è qualcosa che non va si cambia strada.

Sono passati ormai due anni da vladimir korea, il vostro primo album. Cosa avete abbandonato di quel disco? Cosa vi è rimasto invece?

Ti direi che non abbiamo abbandonato nulla. Siamo cresciuti insieme a quelle canzoni e, come tutte le esperienze della vita, ce le portiamo dietro come bagaglio. Ci piace pensare che siano dentro a urrà anche loro, insieme alla vita che è venuta dopo.

Uno dei vostri ultimi post ha per descrizione la vostra definizione di bigino: “libretto con le traduzioni letterali dal greco o dal latino. Per estensione, un manualetto riassuntivo di una materia di studio. In questo caso, dell’essere umano.” Ritenete che la musica possa essere una sorta di bigino?

Certamente! Attraverso la musica, come con la scrittura e le altre forme d’arte, abbiamo la possibilità di esprimerci su un piano di comunicazione diverso da quello comune, molto più umano, che spinge chi riceve ad avere un’interpretazione soggettiva di quanto accade, stimolandone il senso critico. Si ricevono spesso insegnamenti dall’arte quando si è ben disposti nei suoi confronti e la si approccia sinceramente, senza filtri.

C’è un genere musicale con cui vorreste segretamente sperimentare? Possiamo sperare di vederne un po’ in futuro?

Sinceramente non è un nostro pensiero, non ci piace neanche tanto pensare o confrontarci musicalmente con i vari generi. In vladimir korea abbiamo chiuso l’album con credimi, un pezzo molto elettronico diverso dal resto della nostra produzione.

Ascoltiamo veramente di tutto, dal cantautorato al jazz fino alla musica giapponese, suoniamo quello che ci viene senza ragionare troppo in questi termini. Magari domani scriveremo un pezzo jungle e andrà bene così, vedremo il futuro cosa ci riserverà.

Qual è il messaggio più grande che vorreste mandare con la vostra musica?

Non dobbiamo avere paura di mostrare le fragilità, le storpiature e i lati oscuri che costruiscono le nostre personalità, che spesso nella socialità vengono erroneamente scambiate per debolezze. Anzi, esaltiamole, perché sono proprio quelle le cose che ci rendono umani.

Traccia di urrà che più vi ha emozionato creare?

Credo g. Ricordo bene la serata in cui abbiamo scritto quel brano che risulta essere il più minimale dell’album. Uscivamo dal periodo del lockdown e il brano si porta dietro l’essenza di tutti quei momenti in cui ci siamo messi a nudo davanti a noi stessi, con grande sincerità. Fu una bella pulizia generale.

Parlateci invece della traccia di cui più andate fieri.

Ognuno di noi ha una propria traccia del cuore.

Per [highlight color=”red”]Paolo[/highlight] (chitarra) è sicuramente wia, da subito la sua preferita in assoluto. Paolo è un tipo molto riflessivo, proprio come la canzone, per questo penso che la senta particolarmente sua.

Per [highlight color=”blue”]Elvis[/highlight] (tastiere e chitarra) invece è abbraccio. Si tratta del pezzo più spinto dal punto di vista della produzione ed essendo lui il nostro produttore, oltre che membro della band, è di certo quello in cui si è divertito di più.

Per me ([highlight color=”green”]Gre[/highlight], voce) è chalet, una canzone scritta a mia figlia, un monito a continuare la nostra vita insieme in maniera genuina senza troppo badare al contorno rumoroso delle persone e degli eventi della vita di tutti i giorni.

Vi propongo un giochino un po’ particolare, se vi va fatelo pure: associate ad ogni canzone di urrà un’ambientazione o un’atmosfera che vi ricorda il pezzo. Ad esempio, calore a me ricorda un po’ quelle serate passate intorno a un falò, in compagnia di amici e qualche birra – e un po’ di zanzare “che mangiano me”.

Wow che figata, ci stiamo! Allora…

  • ladylight: è uno di quei vocali di WhatsApp interminabili che cadono come un fulmine a ciel sereno in una relazione, uno di quelli da dentro o fuori. Una svolta, comunque vada.
  • dede: è la maledetta nostalgia che ti prende scorrendo la galleria del telefono.
  • abbraccio: è un viaggio onirico, uno di quei sogni così forti e strani che ti ricordi chiaramente anche a distanza di anni.
  • urrà: potrebbe essere rappresentata dalla leggerezza di un fantasma che aleggia per la tua stanza raccontandoti l’aldilà, felice.
  • 300: rappresenta il momento in cui ti liberi finalmente di una maschera che hai indossato per troppo tempo, e tiri fuori quella nuova.
  • maya: è come un sentiero perso nel cuore della foresta amazzonica, avanzando, senza paura.
  • wia: stai preparando le ultime cose prima di lasciare casa dei tuoi genitori. Quegli attimi lì.
  • estate: the last day on earth.
  • chalet: in montagna, camino acceso, fuori nevica, cioccolata calda, leggendo Vonnegut.
  • g: quando ti manca l’aria pensando al passato, senti che oggi fa male anche respirare, non un bel momento, ma confidi nel futuro.
  • calore: Bangkok di notte, 30 gradi con il 200% di umidità, cammini nel caos delle strade, fa caldo e ci sono pure le zanzare.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da RC Waves

CREDITS

Copertina: Stefano Elli

Artwork: Paolo Grassi

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