Manifesto Paradisiaco: il mondo onirico di Marco Rambaldi

Dopo il successo dell’ultima collezione, presentata la scorsa estate nel quartiere di Porta Venezia, Marco Rambaldi torna in occasione della Milano Fashion Week di febbraio. La presentazione è stata fatta da remoto, con un videoclip: anche attraverso le risorse digitali è stato in grado di soddisfare pienamente le aspettative del pubblico.

Il cortometraggio intitolato “Manifesto Paradisiaco”, a cura di Edoardo Smerilli e dell’art director Filippo Giuliani, è la rappresentazione di un sogno lucido. Inquadrature statiche e close-up di modelli che, come isolati in una loro dimensione privata, si muovono con gesti lenti e assorti, ricreando un mondo sospeso, onirico, che mescola il moderno con le influenze anni Settanta. Sulle note di una cover di “Total Eclipse of the Heart” di Bonnie Tyler, i personaggi sono inseriti all’interno di uno spazio geometrico e minimale, in pieno stile Le Corbusier.

Il padiglione Esprit Nouveau di Le Corbusier

Il cortometraggio è ambientato nella versione bolognese di un edificio temporaneo progettato nel 1925 da Le Corbusier e Pierre Jeanneret, in occasione dell’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne tenutasi a Parigi. Nel 1977 venne ricostruito a Bologna da due architetti, Giuliano Gresleri e José Oubrerie, che ne fecero una copia fedele, ma permanente.

Una piccola scatoletta bianca, che Le Corbusier aveva immaginato come la perfetta congiunzione tra abitazione di qualità e ottimizzazione degli spazi urbani. Le tinte pastello delle pareti, le forme rigorose alternate a quelle più fluide, il pavimento geometrico: il padiglione restituisce un’estetica moderna ma dal sapore vintage, in perfetta sintonia con le creazioni di Marco Rambaldi. Il designer ha deciso di occuparlo, come avveniva negli anni ‘70 con la Traumfabrik – o Fabbrica dei sogni – un appartamento in via Clavature a Bologna. Questa era infatti un laboratorio creativo, dove lavorarono artisti di diverso genere, tra cui i fumettisti Filippo Scozzari e Andrea Pazienza e i componenti della band Gaznevada.

La collezione

Nonostante i forti rimandi al passato, i capi risultano freschi e moderni: colori accesi contrastanti, pattern animalier e patchwork, linee fluide e sinuose. Nella collezione si intrecciano le influenze vintage alle ultime tendenze, creando un mix esplosivo. Il suo ritorno al passato traspare anche nella scelta dei materiali: Rambaldi ha infatti avuto la possibilità di collaborare con Colombo Industrie Tessili nell’ambito del Progetto 62. Potendo accedere e studiare l’archivio dell’azienda, ha selezionato e personalizzato tessuti storici di alta qualità, ricchi di dettagli e particolari. Arman Avetikyan, direttore creativo della Colombo, si è affidato ai giovani designer emergenti italiani per restituire valore e modernità al Made in Italy.

Questo lavoro si concilia perfettamente con uno dei valori cardine del brand: la sostenibilità e il ritorno all’artigianalità; difatti, ha collaborato con il gruppo Marzotto Lab, in particolare con Tessuti di Sondrio e Radaelli, i quali gli hanno permesso di recuperare stock di materiali già esistenti, annullando così ogni impatto ambientale. Marco Rambaldi ha poi trattato i velluti con estrema originalità, lavorandoli e applicando le stampe come se fossero cavallino. Non solo pezzi d’archivio, ma anche up-cycling: centrini all’uncinetto tinti e cuciti tra di loro compongono gonne e top. Il brand ha infatti saputo cogliere e declinare il trend di stagione in modo originale e creativo, dando nuova vita a prodotti tessili caduti in disuso.

Nulla è dato al caso: il cast di modelli scelti per il cortometraggio “Manifesto Paradisiaco” rispecchia il tema dell’inclusività, tanto caro al brand. Bellezze naturali, anticonvenzionali, fuori dai canoni estetici della moda più patinata. Il casting non è però sufficiente per farsi difensore della diversità: il designer si focalizza soprattutto sulla vestibilità e sul fit degli abiti, adattandoli alle forme. Non è il corpo che si deve adeguare alle linee dell’abito, ma, al contrario, è il capo che deve adattarsi e restituire libertà d’espressione. L’inclusività viene declinata sia in un’ottica di body positivity, ma anche nell’abbattimento degli stereotipi di genere: le creazioni di Marco Rambaldi sono adatte a tutti, nessuno escluso.

L’ultimo tocco di colore è dato dagli accessori ironici – a tratti camp – di Priscilla Anati. Ciondoli in plastica a forma di cornetti e corna portafortuna, tipicamente italiani, si alternano a perline colorate, cuori, stelle e perfino foglie di marijuana, per comporre orecchini e girocolli perfettamente in linea con l’estetica e i colori della collezione.

Il futuro della moda si gioca tutto in pochi e semplici valori: sostenibilità, inclusività e digitalizzazione. Marco Rambaldi, attraverso la sua visione fresca e giovanile, si è dimostrato ancora una volta all’altezza delle aspettative.


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