Pregi e difetti del litio, il nuovo petrolio del mondo

Il litio è un metallo leggero, impiegato principalmente nella produzione di batterie necessarie per computer portatili, smartphone e, sempre di più, auto elettriche. Essendo poco denso è perfetto per immagazzinare molta energia, così che oggi, in seguito alla transizione energetica che sta interessando il settore trasporti in tutto il mondo, questo conduttore è tra le materie prime più ricercate. Il repentino sviluppo delle attività estrattive, però, può anche causare enormi e irreversibili danni ambientali, per cui studiosi, associazioni di settore e industriali si stanno confrontando sul futuro di questo ambìto elemento chimico.

Il litio e le automobili

Oggi in Europa le auto sono responsabili del 12% delle emissioni inquinanti totali, ma questa percentuale, per poter rispettare gli impegni assunti con gli accordi di Parigi, dovrà ridursi almeno del 40% entro il 2030. Un obiettivo molto impegnativo, che potrà essere favorito dal passaggio all’elettrico: mentre alcuni paesi, come la Norvegia, hanno imposto il divieto di vendere in futuro auto a benzina o diesel, molti Stati incentivano questo passaggio fondamentale tramite apposite politiche ecologiche e sgravi fiscali. Misure che gli studiosi stimano avranno successo, tanto che dagli attuali 2 milioni di esemplari di auto elettriche, si dovrebbe raggiungere nel 2030 la soglia delle 40 milioni di autovetture. Questo cambiamento epocale, però, porta con sé anche enormi problemi sia di approvvigionamento delle risorse necessarie, sia per quanto riguarda l’effettiva sostenibilità ambientale di tale impresa.

Dove trovarlo?

Il litio europeo scarseggia. Il vecchio continente, infatti, importa quasi tutto il metallo necessario da Paesi terzi, specialmente da Australia, che produce il 55% di tutto il litio mondiale, Cile, Cina e Argentina. Essendo tutte nazioni lontane, i costi dei trasporti sono molto alti, e, in aggiunta, non è garantita una scorta che possa rendere l’Europa energeticamente indipendente. Ultimamente, quindi, si sta cercando di sviluppare l’industria estrattiva nostrana, specialmente in Portogallo, Paese in cui, assieme ad Austria, Finlandia e Serbia, sono stati trovati diversi e ricchi giacimenti. Il litio europeo garantirebbe rifornimenti sicuri e meno costosi, quindi anche meno emissioni complessive. Ma se da una parte sono già all’asta le licenze per l’estrazione e lo sfruttamento di tali riserve, dall’altra molti si interrogano circa gli effetti collaterali della corsa europea al litio.

In Portogallo le aziende del settore, forti delle tutele europee nei confronti dell’elettrico, stanno iniziando a diffondere i propri progetti estrattivi, e i cittadini, a causa anche delle scarse informazioni fornite loro dal Governo, si dividono tra chi trova possibili opportunità di guadagno e chi desidera proteggere l’ambiente in cui vive. I problemi potenziali delle attività minerarie sono molti come la distruzione di interi habitat, l’inquinamento acustico e chimico, il massiccio consumo di acqua e l’impatto sul turismo, settore che fattura quasi 20 miliardi di euro l’anno. In un Paese che soffre la mancanza di un forte movimento ambientalista, le campagne di sensibilizzazione hanno avuto scarsi risultati. Le imprese, da parte loro, si difendono con altrettanti dati e ragioni: oltre a ricavi stimati per 1,55 miliardi di euro in una decina d’anni, le batterie al litio prodotte a partire da questi giacimenti eviteranno 100 milioni di tonnellate di CO2 altrimenti emesse da auto convenzionali, creeranno posti di lavoro in un territorio povero e stimoleranno l’economia portoghese e il fisco lusitano. Il governo di Lisbona si accoda ai produttori ma, seppure sono innegabili le ragioni che spingono verso il litio, occorre, come sostiene Harjeet Singh di ActionAid, che gli effetti negativi delle energie rinnovabili non ricadano solamente sui poveri che vivono nei territori di estrazione.

Oltre allo sviluppo europeo, l’alta domanda di litio sta avendo un impatto determinante nella regione compresa tra Cile, Bolivia e Argentina, nota, proprio per i suoi estesi giacimenti, come il triangolo del litio. Specialmente nell’Atacama, in cui storicamente vengono estratti rame e iodio, si stimano la metà delle riserve mondiali del prezioso conduttore. Anche in questo contesto aziende e attivisti sono discordi riguardo la sostenibilità del settore produttivo anche se è innegabile che, non utilizzando dinamite e ruspe bensì la tecnica della salamoia, l’impatto ambientale è più contenuto rispetto a quello che si prospetta in Portogallo. Distese di speciali saline contornano il paesaggio, così che il processo estrattivo potrebbe avvenire all’interno delle vasche di evaporazione. Gli ambientalisti, però, sottolineano la criticità di tale impianto estrattivo, in quanto si teme che esso possa contaminare l’acqua potabile e svuotare le falde acquifere, aumentando la desertificazione.

La situazione in Argentina e Bolivia, seppur con aspetti peculiari dovuti principalmente a scelte politiche circa la gestione delle società estrattive a forte partecipazione pubblica, non è molto diversa da quella cilena. A oggi la produzione sudamericana di litio resta un pilastro della fornitura mondiale, anche se la crescita di nuovi produttori, come quelli europei, può, in futuro, provocare un leggero calo della domanda.

Litio “riciclabile”?

Un ulteriore approccio al litio passa dal riciclo di quanto già estratto e utilizzato. Cercando di conciliare produzione energetica e tutela dell’ambiente sono molte le società alle prese con il litio “di seconda mano”. Oggi la maggior parte del litio estratto, infatti, si trova nei rifiuti: pc e smartphone buttati, auto elettriche ormai obsolete e in disuso. Eppure, nonostante i nobili e condivisibili propositi, le difficoltà sono molte. Le modalità di recupero sono spesso complesse, pericolose e molto costose, dato che comprendono l’evaporazione ad alte temperature, con conseguente rischio di esplosione, l’utilizzo di componenti chimici adeguati o la scomposizione meccanica. Il settore è, comunque, in crescita e supererà nel 2030 il valore complessivo di 18 miliardi di dollari.

Le prospettive future

Lo sviluppo delle tecnologie e la diminuzione dei costi delle energie rinnovabili, unite all’aumento di politiche attente alle istanze ecologiste, consentono di porsi con ottimismo davanti ai problemi ancora oggi irrisolti. La produzione di un’auto elettrica comporta, attualmente, il 38% di emissioni in più rispetto a un’auto alimentata a diesel o benzina. Inoltre, questo gap ecologico che teoricamente dovrebbe colmarsi durante l’utilizzo, spesso permane o aumenta in quanto l’elettricità utilizzata per i rifornimenti non proviene da fonti rinnovabili. Ulteriore difficoltà da affrontare riguarda il settore del riciclo, posto che i passaggi chimici necessari nell’attività di smaltimento e riutilizzo rendono il litio estratto più conveniente di quello recuperato dai rifiuti.

Il cambiamento energetico in ottica sostenibile è, ormai, innegabile e destinato a svolgere un ruolo sempre più fondamentale nelle vite di nazioni, società e individui. Nuove scoperte e investimenti costantemente più ingenti stanno cambiando questo settore, migliorando l’impatto ambientale e modificando le prospettive di investimento economico. Tanto l’idrogeno verde (di cui abbiamo parlato qui) quanto l’industria del litio si apprestano a essere i nuovi protagonisti del mercato globale, con molti benefici e qualche effetto collaterale che devono essere compresi e neutralizzati coerentemente con gli obiettivi ecologici alla base di questa evoluzione. Certo è, però, che la vera transazione ecologica non richiederà solamente un cambio di mezzi, bensì un nuovo approccio alla vita e all’economia quotidiana: un uso più razionale e meno egoistico delle risorse a nostra disposizione. Se nel 2050 ogni persona avrà la propria auto elettrica e la benzina sarà solamente un ricordo del passato, il problema non sarà risolto ma solo cambiato. E non possiamo dire che sarà stato abbastanza.

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