Brasile, “Lula” e l’inganno di Bolsonaro

A sorpresa, in un momento di grande instabilità per il Brasile, a causa soprattutto dell’incapacità del Presidente Bolsonaro nel gestire la pandemia, giunge anche la possibilità della candidatura per le prossime elezioni dell’ex presidente e leader del Partito dei Lavoratori (Pt), Luiz Inacio “Lula” Da Silva.

Chi è Lula?

Luiz Inacio “Lula” Da Silva è stato il trentacinquesimo Presidente della Repubblica del Brasile. Negli anni ’80, durante la dittatura militare, fonda, insieme ad un gruppo di professori universitari e intellettuali, il Partito dei Lavoratori. Nei primi anni di vita del Pt, Lula partecipò molto alla vita del paese e prese parte a diverse lotte civili. Il risultato più grande della sua campagna politica di questo periodo sono le elezioni del 1989, attraverso le quali venne eletto direttamente il Presidente della Repubblica. Non accadeva da 29 anni. Partecipò anche alla redazione della nuova Costituzione post-dittatoriale. Ma, nonostante fosse coinvolto nella sua produzione, decise insieme al suo partito di non firmarla.

Negli anni successivi alla dittatura si candidò alla presidenza, come rappresentate del Pt, per tre volte, senza riuscire mai ad ottenere i voti necessari. A fare la differenza in questi casi furono i banchieri e i grandi imprenditori brasiliani che non si fidavano dell’ala più estremista del partito.

La campagna elettorale del 2002

 La svolta arriva durante la campagna elettorale del 2002. Lula, nel corso degli anni, aveva cambiato o moderato tante delle sue posizioni e idee originali, appoggiando l’ala più riformista del partito e questo ha comportato anche l’approvazione dei centristi, permettendogli di raggiungere la Presidenza. Dopo aver vinto le elezioni del 2002 viene riconfermato come presidente nel 2006 raccogliendo oltre il 60% dei voti. Non avendo il diritto a essere rieletto per la terza volta consecutiva, non si presenta alle elezioni del 2010 ma appoggia fortemente la politica ed economista Dilma Rousseff, che diventerà la prima donna Presidente del Brasile, successivamente deposta dall’incarico a causa delle accuse di corruzione che le sono state rivolte.

Lo scandalo di “Lava Jato” e l’ascesa di Bolsonaro

E’ fondamentale capire il rapporto tra i giudici e l’attuale Presidente Bolsonaro per comprenderne la sua ascesa al potere e la “rivoluzione” che ne è seguita.

“Lava Jato”, “autolavaggio” in portoghese, conosciuta anche come la Mani Pulite d’Oltreoceano, è un’operazione di polizia iniziata nel 2014 e ancora in corso, che ha visto coinvolte le cariche istituzionali più importanti del governo Rousseff e non solo. Lo scopo dell’operazione è quello di portare alla luce un sistema di corruzione e tangenti che ha come protagonisti imprenditori, società pubbliche e figure politiche di rilievo. Tra i casi più eclatanti, l’accusa alla Presidente Dilma Rousseff; che si conclude, il 31 agosto del 2016, con la sua destituzione dopo essere stata imputata di aver truccato i dati sul deficit di bilancio per ben due anni. L’accusa è poi risultata infondata. Da qui in poi entra in gioco la figura di Jair Bolsonaro.

Jair Bolsonaro

Un personaggio ambiguo, di scarsa fama. Non occupava nessuna figura di rilievo tra i suoi compagni nell’esercito, tantomeno tra i colleghi del partito. E’ comunque riuscito a ottenere la presidenza dopo le elezioni del 2018, presentandosi al popolo brasiliano come un uomo lontano da quei sistemi corrotti che lo avevano preceduto. Ma è davvero così?  Analizziamo i fatti andando per ordine.

L’operazione Lava Jato è giudizialmente guidata da Sergio Moro, che è poi diventato il ministro della giustizia nel governo Bolsonaro. Dopo la destituzione della Rousseff, Lula aveva deciso di candidarsi nuovamente per la corsa alla Presidenza. E proprio quando i sondaggi lo vedevano in testa, l’ex Presidente viene coinvolto nell’inchiesta.

Prima ancora che le indagini terminassero, Lula, che non si era mai opposto alla giustizia, viene portato con forza all’interrogatorio. Le immagini della polizia che lo prelevano non hanno impiegato molto tempo a fare il giro del paese alimentando odio. L’inchiesta nei suoi confronti si concluderà con all’accusa di corruzione e l’imprigionamento per 12 anni. Era stato proprio Lula ad appoggiare la candidatura di Dilma Rousseff e questo è quanto bastò perché le piazze del Brasile si riempissero di manifestanti. Da una parte chi chiede la galera per lui e l’impeachment per la Rousseff, neanche vicina all’indagine ma oramai etichettata come complice; dall’altra chi parla di golpe.

A conti fatti l’inchiesta di Moro ha portato all’arresto di un ex Presidente e alla destituzione di un altro, provocando un grande trauma per il paese. Una democrazia giovane, come quella brasiliana, è diventata territorio fertile per Bolsonaro. Che, da ottimo populista moderno, ha approfittato del momento per conquistare la presidenza promettendo una svolta.

Il castello di carte che inizia a cadere

In seguito, nel 2019, viene pubblicata un’inchiesta giornalistica che rivela le chat private del giudice Moro, dove suggerisce chi condannare durante il processo dell’ex presidente. La divulgazione di questi dati ha scatenato un terremoto tra i media brasiliani che accusano il Ministro e giudici di essere stati imparziali. Il Ministro Moro ha poi rassegnato le proprie dimissioni. Inoltre, la cerchia ristretta e i figli del Presidente sono stati accusati di corruzione. Bolsonaro è stato ripreso mentre minaccia il capo della polizia di sollevarlo dal proprio incarico (cosa che poi ha fatto) nel caso in cui non lo aiutasse a proteggere la propria famiglia dai magistrati.

La Corte Suprema ha deciso di fondare la propria accusa di impeachment proprio su questo, dando vita ad una vera e propria rottura. Il popolo è diviso tra i sostenitori di Bolsonaro, che si lanciano in piccoli assalti agli uffici della Corte Suprema; e i sostenitori di Lula che tornano a farsi sentire a gran voce nelle piazze. Ad aggravare la situazione del Presidente attualmente in carica giunge la notizia dell’annullamento della condanna, sempre da parte della Corte Suprema, all’ex Presidente Lula.

Sono stato la vittima della più grande menzogna giudiziaria e politica nei 500 anni di storia del Brasile, ma il giorno della verità è arrivato

Così si è espresso il leader del Pt.

Un vero e proprio dramma per l’attuale governo che vede, nei sondaggi, Lula già avanti di dodici punti in caso di scontro alle elezioni. Rispetto al 2018 la situazione è molto diversa. Il popolo era stato portato a credere alla colpevolezza di Lula e alla corruzione dell’intero Partito dei Lavoratori. Bolsonaro, che si era presentato come l’alternativa alla vecchia politica corrotta, viene accusato di essere a capo della “menzogna giudiziaria” che ha reso possibile la sua ascesa.


 

 

 

 

 

 

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