moda vintage

Moda vintage e preloved: da stereotipo a tendenza

Il Coronavirus ha sconvolto il settore della moda su diversi fronti, rendendo una ridefinizione globale più che necessaria. Progettazione delle collezioni in smart working, presentazioni e sfilate digitali, business che procedono interamente online: sono solo alcuni dei grandi cambiamenti che stanno attraversando il mondo della moda. Quel che è meno evidente sono invece quelle trasformazioni in corso nei consumatori e nel loro modo di intendere l’abbigliamento.

Lo stesso concetto di “moda” sta cambiando durante la pandemia, lasciando spazio a pratiche e tendenze fino a poco tempo fa ignorate e considerate di nicchia.

Moda vintage e capi preloved sono in prima linea: lo stile più ambito del momento nasce proprio dalla rottura dello stereotipo dei capi usati trovati al mercatino delle pulci.

Soddisfare il desiderio per il nuovo attraverso l’acquisto di ciò che è “vecchio”: questo è il principale cambiamento di mentalità alla base di un nuovo rapporto moda-consumatore. “Vecchio” solo in un certo senso, perché attualmente la moda vintage e il second-hand sono le soluzioni più in voga. Sono lo stile che più riflette il tempo corrente: maggiore consapevolezza negli acquisti, originalità e alta qualità.

Tutto questo può sembrare paradossale, ma è la realtà verso la quale si sta dirigendo la moda, per riscattarsi dalla pandemia.

Plot twist per la moda vintage durante la pandemia

L’emergenza sanitaria, costringendo le persone in casa, ha lasciato molto tempo per riflettere e per fare ordine nella propria vita e nel proprio armadio. Da questa caccia al tesoro è giunta una maggior consapevolezza su quante e troppe cose si tengano nel guardaroba: vestiti di cui non ci si ricordava nemmeno, indossati al massimo tre volte. Con buona probabilità, o forse per distrazione, gli stessi capi sarebbero risultati appetibili se trovati in sconto a poche decine di euro. 

Il motivo di questo comportamento d’acquisto irrazionale sta nel meccanismo di consumo che ogni settimana spinge il desiderio verso qualcosa di nuovo.

Fra gli effetti della pandemia da Coronavirus c’è stata l’accelerazione di quei cambiamenti già in corso da qualche anno nel mondo della moda: maggior consapevolezza dei consumatori negli acquisti e più attenzione per la provenienza e la qualità delle materie prime.

Moda vintage e preloved

Sul versante opposto, la moda fast fashion si sta dimostrando sempre più insostenibile, sia per l’ambiente sia per la società nel suo complesso. Il lock-down, con il problema della merce invenduta, ha aperto gli occhi sull’enorme quantità di produzione messa in circolo dalla moda veloce. Durante le frammentate riaperture, le collezioni di periodi diversi si sono ritrovate a convivere in negozio, rendendo noto quanto vestiti “nuovi” e “vecchi” si somiglino tra loro.

La moda veloce gioca a discapito della qualità. E quindi dei consumatori.

Perché moda vintage e second-hand stanno diventando tendenza

Per raggiungere il mercato in meno di 14 giorni a prezzi sempre più bassi, le aziende tagliano sia sui tessuti sia sui costi di produzione, alimentando il lavoro sottopagato. I più giovani, e la fascia più adulta dei millenial, stanno cambiando mentalità e punti di riferimento. Perché cedere all’abbondanza dell’omologazione, quando con cifre anche inferiori ci si può permettere capi unici e di maggior qualità?

Rispetto a qualche anno fa, le motivazioni d’acquisto del second-hand sono cambiate. “L’usato” si sta liberando dello stereotipo che lo ha sempre visto come un consumo di nicchia, o la soluzione di chi non ha possibilità economiche. La moda veloce fornisce capi accessibili, ma di dubbia qualità, che promuovono omologazione in un momento in cui si è alla ricerca della propria personalità . 

Oggi l’usato diventa invece “pre-loved”, pre-amato, sinonimo di capi unici, intramontabili e spesso di marchi dall’ottima qualità. 

Alle radici di questo cambio di rotta nel mondo della moda ci sono le nuove esigenze tenute in considerazione dai consumatori: originalità e sostenibilità.

Alla ricerca di uno stile unico e di maggior qualità

I social network hanno spinto all’estremo il processo di omologazione, attraverso un meccanismo per cui ciò che viene sponsorizzato su Instagram è ciò che si deve assolutamente avere. Moda e stile sono due cose diverse. La prima rende le persone passive, segue il cambiamento, le tendenze e si adatta allo spirito del tempo. Lo stile è invece una faccenda più personale e attiva, rappresenta il modo unico di esprimersi attraverso l’abbigliamento. 

Come diceva Coco Chanel: “La moda passa, lo stile resta”.

Durante la pandemia la maggior parte delle persone ha rielaborato un modo di esprimersi più reale e autentico. La moda vintage è un po’ come una caccia al tesoro: si possono trovare pezzi unici che permettono di elaborare il proprio stile con maggiore personalità. Spesso si tratta di capi che preservano un’ottima qualità, o creazioni di marchi di lusso a prezzi accessibili.

negozi second-hand

La nuova tendenza è quella di osare, mischiare, mixare capi vecchi ad accessori più attuali, vintage e lusso, per rompere la monotonia e l’omologazione. Sintomo di uno stile più maturo ed elaborato, meno soggetto alle tendenze imperanti dettate dal mondo della moda.

Moda vintage e second-hand hanno anche una maggiore qualità rispetto agli abiti appena acquistati in una catena di fast fashion. I consumatori si rivolgono alla moda vintage anche per aggiudicarsi capi classici, senza tempo, spesso da un taglio sartoriale a un prezzo modico.

Moda vintage e circolarità

Ultimo punto ma non meno importante: questa tendenza è favorita anche dalla crescente attenzione dei consumatori ai problemi ambientali. Se la produzione fast fashion è causa di inquinamento e di un enorme spreco di risorse, il vintage e l’usato rimettono in circolo ciò che è già sul mercato. 

Questo lato della moda è uno dei più sostenibili, perché funzionale alla realizzazione della tanto ambita economia circolare. Se in molti paesi europei e oltreoceano questo mercato è già ampiamente consolidato, in Italia sta aumentando molto nell’ultimo periodo: testimoni sono le nascenti piattaforme che portano online le piccole realtà locali sparse per tutto lo stivale.

Il punto forte di questa tendenza è l’unione di due concetti in passato considerati antitetici: etica ed estetica. Comprare preloved e vintage di lusso oggi è sinonimo di moda, e i pezzi che si possono trovare sono unici nel loro genere, connotati da una qualità sempre più rara nei prodotti nuovi.

Attraverso la selezione, le riparazioni o la personalizzazione si creano anche nuove opportunità di lavoro: una modalità di concepire la moda e fare shopping che fa bene all’economia, all’ambiente e, prima di tutto, alle persone.


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