Ora legale e ora solare: che confusione!

Nella notte tra sabato 27 e domenica 28 marzo abbiamo dormito un’ora in meno: il motivo è l’introduzione dell’ora legale, per cui è stato necessario regolare gli orologi analogici, spostando le lancette avanti di sessanta minuti. Per la maggior parte dei dispositivi digitali (mentre ciò non vale sempre per gli apparecchi elettronici) questo passaggio avviene invece in maniera automatica.

Tale cambiamento si verifica ogni anno tra le 2.00 e le 3.00 di notte dell’ultima domenica di marzo (perlomeno nei Paesi che adottano il fuso orario dell’Europa centrale, tra cui l’Italia). Tuttavia, si tratta di un sistema in uso solamente in alcuni Paesi del mondo, introdotto in tempi relativamente recenti. Peraltro, da diversi anni in Europa si discute sull’abolizione dell’ora legale, e pare che tra non molto diversi paesi la elimineranno definitivamente. Ma andiamo con ordine.

Qualche definizione

L’ora solare è quella scandita dal fuso orario di riferimento nel proprio Paese, in vigore nei mesi autunnali e invernali. Al contrario, l’ora legale è frutto di una mera convenzione: spostare le lancette avanti di un’ora, infatti, è una strategia per sfruttare maggiormente la luce solare. Si tratta di un artificio che entra in vigore all’inizio della primavera e in Europa si estende fino all’ultima domenica di ottobre.

Benjamin Franklin e i francesi dormiglioni

Pare che il primo a proporre l’adozione di una sorta di ora legale fu Benjamin Franklin, noto scienziato e politico statunitense, grande appassionato di meteorologia e anatomia umana. Nel 1784, mentre si trovava a Parigi in qualità di ambasciatore del proprio Paese, scrisse una lettera ironica poi pubblicata sul Journal de Paris, nella quale criticava l’abitudine dei francesi di dormire fino a tardi.

Proponeva così di svegliare i cittadini al sorgere del sole, tramite metodi bizzarri e certamente provocatori, quali l’utilizzo di cannoni, la tassazione delle persiane, o il suono di tutte le campane della città contemporaneamente. Questo avrebbe portato i ben poco mattinieri francesi ad alzarsi prima del solito, contribuendo di conseguenza a un notevole risparmio sulle candele. Più che spostare l’ora, dunque, Franklin voleva costringere le persone a iniziare prima la loro giornata.

Proposte più concrete

Le stravaganti idee di Franklin non ebbero seguito. Tuttavia, egli aveva avuto l’intuizione giusta: sfruttare le ore di sole portava a un notevole risparmio energetico. Nel 1895, l’entomologo neozelandese George Vernon Hudson presentò un documento alla Società Filosofica di Wellington nel quale suggeriva di spostare avanti gli orologi di due ore per sfruttare meglio l’irradiazione solare durante la stagione estiva.

È necessario attendere fino al 1916, nel difficile clima della Prima Guerra Mondiale, per vedere per la prima volta l’effettiva applicazione dell’ora legale. Il costruttore britannico William Willett presentò l’idea di spostare le lancette alla Camera dei Comuni già nel 1907, ma un’approvazione definitiva venne data proprio nel periodo di guerra, dove era fondamentale risparmiare energia e non sprecare neanche un raggio di luce solare disponibile.

L’ora legale non venne adottata solo in Gran Bretagna, ma anche in buona parte dei Paesi europei coinvolti nella guerra, per il medesimo motivo. Nei paesi anglosassoni il passaggio dall’ora solare a quella legale è denominato da allora “daylight saving time” (DTS), ovvero “orario di risparmio della luce diurna”.

L’Italia

Nell’aderire a questa convenzione, ogni nazione fece alcuni aggiustamenti. In Italia, dal 1916 in poi, l’ora legale fu ripristinata e soppressa più volte. Il massimo grado di confusione venne raggiunto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando la neonata Repubblica di Salò adottò il sistema dell’ora legale, al contrario del resto d’Italia. Si generò così nel nostro Paese un problematico sfasamento tra Nord e Sud.

Dal 1966, l’ora legale entrò in vigore in Italia con continuità. A partire dal 1996, è stato adottato un calendario comune in tutta Europa che regola tale passaggio. Indubbiamente la convenzione, dal punto di vista del risparmio energetico, funziona: secondo i dati Terna, in Italia nel 2020 i benefici dell’ora legale hanno portato ad un risparmio di circa 400 milioni di kWh, un valore che corrisponde a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 205.000 tonnellate e a un risparmio economico pari a circa 66 milioni di euro.

Non solo vantaggi

Ciononostante, sempre più persone lamentano le conseguenze negative di questo mutamento semestrale, tanto che la questione è stata discussa al Parlamento europeo. Lo spostamento delle lancette porta a dormire peggio, non solo perché per una notte all’anno si dorme un’ora in meno, ma poiché questo sfasamento ha delle conseguenze anche nei giorni successivi. Il periodo di transizione dura alcuni giorni, nei quali si tende ad essere più stanchi, più stressati e meno concentrati.

Tale impatto non va banalizzato: è naturale che il nostro organismo, abituato a seguire uno specifico “orologio biologico”, noto come ritmo circadiano, abbia bisogno di tempo per adattarsi (alcuni individui necessitano addirittura di tre settimane!). La melatonina, che viene sintetizzata con l’arrivo delle tenebre e favorisce il sonno, con il cambio dell’ora si attiva più tardi, provocando spesso insonnia.

Tutto ciò è molto soggettivo, perché dipende dalla sensibilità del singolo rispetto ai mutamenti nella propria quotidianità. Quel che purtroppo è ben più grave, è l’aumento degli incidenti stradali il lunedì immediatamente successivo all’entrata in vigore dell’ora legale. Ciò è probabilmente dovuto ad automobilisti più assonnati e quindi meno attenti alla guida. Per contro, il numero degli incidenti in macchina nel periodo estivo, in cui è in vigore l’ora legale, cala notevolmente, probabilmente perché c’è ancora luce quando le persone tornano in casa da lavoro.

In ultimo, secondo diversi studi, nella prima settimana di ora legale c’è un drammatico aumento del numero degli infarti. Gli individui deboli di cuore sono infatti più sensibili al cambiamento nell’orario del risveglio, che può anche aggiungere stress a un sistema cardiovascolare già fragile.

Verso l’abolizione?

Per tali ragioni, si discute sull’argomento anche ai vertici dell’Unione Europea. Nel 2018, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che prevede l’abolizione dell’obbligo di rispettare questa convenzione. Tuttavia, ha anche auspicato una decisione unitaria per tutto il continente. Peraltro, non è ancora ben definito se l’abolizione di tale passaggio comporterebbe l’adozione dell’ora solare permanente, oppure della stessa ora legale per tutto l’anno, anziché solo per la bella stagione. Quest’ultima ipotesi garantirebbe un’ora di luce in più anche d’inverno, ma la mattina ne avremmo una in più di buio.

Il 2021, forse, è stato l’ultimo anno nel quale il passaggio dall’ora solare a quella legale si è verificato in tutta Europa: alcuni Paesi, come Francia, Germania e Svezia, si sono espressi in favore della sua eliminazione. L’Italia ha invece dichiarato di voler mantenere la situazione invariata. Indubbiamente, tale scelta è stata presa dopo aver constatato il significativo risparmio energetico annuale. Non è però una decisione semplice: e voi, cari lettori, siete pro o contro?

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