“Sound of Metal”: rumore, silenzio e rinascita

Diretto e sceneggiato da Darius Marder, Sound of Metal è un film del 2019 distribuito da Amazon Prime Video. La pellicola, accolta con grande entusiasmo da pubblico e critica, affronta tematiche molto delicate e lo fa con una efficacia tutt’altro che scontata; efficacia valsa al prodotto ben 6 nomination agli Oscar 2021.

Dal rumore al silenzio

Sound of Metal è la storia di un ragazzo, un giovane innamorato della vita, della propria compagna e della musica: è la storia di Ruben Stone. Ruben è un batterista, ex tossicodipendente, vive in camper con Lou, la sua ragazza e con lei condivide la sua più grande passione: il metal. Il duo, “Blackgammon”, si esibisce in concerto attraverso il paese, in continuo spostamento, assaporando la libertà delle note e di una vita nomade e spensierata.

Ma il sogno incontra presto la realtà; la vita, nella sua crudeltà bastarda, affonda nel silenzio il desiderio di una vita serena; un silenzio assordante che invade il rumore della quotidianità di Ruben.  La forza della sua musica, fedele compagna di viaggio, tradisce l’udito, e confina il ragazzo nella solitudine di un mondo di labbra mute e voci sorde. Un mondo sconosciuto e in apparenza ostile, privo di speranza nel futuro; un mondo che il giovane batterista deve ancora scoprire. Inizia per Ruben una vita nuova, diversa, destinata a trasformarlo. Una vita che non guarda alla musica, ai concerti, al divertimento on the road, ma lo conduce a un rifugio per tossicodipendenti sordi e a un drastico cambio di prospettiva. Una vita che lo porta da Joe.

Quando il gesto diviene voce

Non esiste opera senza sceneggiatura e non vi è sceneggiatura senza interpreti che ne diano corpo e voce. E a dare ulteriore lustro alla scrittura sensibile di Marder sono indubbiamente i suoi protagonisti.

File:Riz Ahmed at the Rogue One - A Star Wars Story - World Premeire Red Carpet - DSC 0437 (31547570706) (cropped).jpg - Wikimedia Commons

Cosa significa perdere l’udito? Cosa implica l’impotenza di fronte a un silenzio forzato? Molti di noi non conoscono le risposte a queste domande, forse non dovranno mai trovarle.

Riz Ahmed ci ha provato. Vestire i panni di un altro è, dopotutto, l’abc di un buon attore, ma la prova di Ahmed è un qualcosa che va oltre, sforzandosi di emulare altri grandi interpreti che, nel corso della propria carriera, hanno cercato di dare voce alla disabilità nelle sue forme più disparate. Pensiamo a Russel Crowe (A Beautiful Mind ), Tom Hanks (Forrest Gump), Eddie Redmayne (La teoria del tutto); Riz non è certo il primo ad affrontare questo tipo di sfida, ma la sua prova merita comunque un certo risalto.

Ogni sfumatura caratteriale, ogni piccolo mutamento, la gioia, la speranza, l’amore, lo sconforto: il volto di Riz Ahmed restituisce alla grande la variegata gamma sentimentale di Ruben. L’attore britannico dà voce a un personaggio caparbio, disposto a lottare; un uomo con pregi e difetti, punti di forza e debolezze, alla ricerca di un nuovo io che non potrà ricalcare il vecchio Ruben, ma solo trovare nuovi spunti, nuova forza, nuovo coraggio.

A sostenerlo, in questo lungo e tortuoso percorso, è la calma serafica di Joe. La storia di Joe è diversa da quella di Ruben; è una storia di guerra, di bombe, di alcool. Ma le strade parallele di due uomini trovano spesso un paradossale punto d’incontro. Joe è un uomo rinato, esperto, generoso e la sua nuova vita è dedicata a chi, come lui, ha perso qualcosa. La sua missione e il suo sguardo fermo e paziente trovano ottima sintesi nella sorprendente interpretazione di Paul Raci, bravo a cogliere l’importanza di un personaggio chiave e a tratti commovente. Un personaggio che osserva, non giudica, ma riesce a vedere la bellezza in chiunque, anche e soprattutto in chi non riesce a vederla in se stesso.

Una vita silenziosa

Sound of Metal, forte di un titolo a doppia lettura, non si lascia trasportare dal facile sentimentalismo, galleggiando su un politicamente corretto sincero, privo di banalità o risposte semplici. L’abilità di Marder risiede proprio nella capacità del regista di dirigere una pellicola solida, concreta, in grado di dilatarsi senza mai risultare pesante o retorica. Pietà e vittimismo hanno ben poco spazio in un’opera che è dipinto di una realtà altra, nascosta, di cui spesso dimentichiamo l’esistenza. Una realtà che non è fatta di ultimi, di peggiori o di emarginati, ma che inneggia alla vita, alla sua sacralità, all’accettazione di una condizione di anormalità che non può essere considerata tale.

La tripartizione strutturale, forse eccessivamente didascalica, aiuta però a evidenziare la trasformazione del protagonista; un mutamento circolare che ha come punto di partenza e traguardo la libertà. Al centro un percorso, interiore ma non solo, la scoperta di uno sguardo diverso e della bellezza che esso può rivelare. Non la messa in mostra dei più deboli, non il desiderio di ergersi su un piedistallo.

Sound of Metal è vita e vivere significa scegliere la propria strada. Rumore e silenzio, dopotutto, sono semplicemente le due facce della stessa medaglia.

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