“Seven Deadly Sins” l’epica cavalleresca tra dee, demoni e maiali parlanti

Prendiamo una storia di dame e cavalieri tipicamente cinquecentesca condita da amori struggenti di tardo Ottocento. Avremo tra le mani spade, draghi e damigelle da salvare all’interno di castelli diroccati. Ora inseriamo una generosa manciata di elementi fantasy dal sapore Tolkeniano. Ecco quindi che i nostri cavalieri entrano in contatto con la magia e con l’arcano, con fate e giganti, dee e demoni. Per sugellare il tutto serve solo un pizzico di narrazione shonen tipicamente giapponese, fatta di power up improvvisi e  personaggi dal carisma irresistibile con storie difficili alle spalle. Et voilà! Ecco a voi Seven Deadly Sins la serie anime tratta dal manga di Nakaba Suzuki che dal 2014 ha fatto appassionare migliaia di persone.

Il leggendario ordine di peccatori

In un tempo remoto, gli uomini vivevano a contatto con essere magici di ogni razza in un luogo chiamato Britannia. Tremila anni prima della nostra storia, scoppiò una guerra per la supremazia tra il clan delle Dee e quello dei Demoni, i due più potenti, che portò alla sparizione del primo e all’esilio del secondo.  Ad oggi pochi sono i ricordi di quella che fu nota a tutti come Guerra Santa, eppure le cicatrici di quel conflitto sono la base delle avventure che vivranno i nostri protagonisti: i Sette Peccati Capitali. Questo è un ordine di cavalieri leggendari, marchiati dall’infamia di aver ucciso Zaratras, il Gran Cavaliere Sacro del regno di Liones ed essere fuggiti dalla propria punizione. Da allora, dieci anni prima dei fatti narrati da Suzuki, il regno vive nel terrore, sotto il controllo dei due nuovi Gran Cavalieri Sacri, Dreyfus ed Hendrickson.

La verità tuttavia spesso ha più facce. Per questo Elizabeth, terza principessa di Liones, decide di andare alla ricerca dei Sette Peccati Capitali, convinta dalle storie di suo padre del buon cuore e del valore senza pari di quei cavalieri. La fortuna la condurrà presso la taverna Boar Hat, dove avrà l’occasione di incontrare Meliodas, il leggendario capitano dei Seven Deadly Sins. Questi da subito si rivelerà essere tutt’altro che il mostro malvagio e sanguinario descritto dalle voci popolari. Il duo, accompagnato dalla mascotte Hawk, un maiale parlante ed irriverente, intraprenderà un viaggio epico alla ricerca dei sette peccatori per contrastare il vero male che affligge la Britannia.

Amore, magia e letteratura

La serie ha svariati punti di forza capaci di attrarre anche il pubblico più avulso al mondo degli anime giapponesi. Uno di questi senza dubbio è l’ambientazione, marcatamente occidentale e capace di far leva, senza sfociare nella parodia, sull’immaginario cavalleresco dal fascino immortale. La Britannia è, come si deduce facilmente dal nome, l’esatta riproduzione del Regno Unito. Alcuni luoghi come Istar, la terra sacra dei druidi, riprendono fedelmente l’estetica di luoghi reali come Stonehenge. Altri come Camelot si basano su narrazioni letterarie ambientate proprio in terra d’Albione. Il ciclo arturiano è sicuramente una delle fondamentali ispirazioni dell’opera, sia per la dinamica di molte avventure, sia per l’onomastica. Non è un caso che quasi tutti i personaggi portino il nome di protagonisti, più o meno conosciuti, del ciclo. Tra magia, amori e scontri all’arma bianca non si può non rimanere ammaliati dall’universo narrativo di Seven Deadly Sins.

A vivere queste eroiche imprese sono poi una serie di personaggi scritti con dovizia di particolari e con un approfondimento psicologico degno di nota. Qui si nota la mano nipponica dietro la storia, che contribuisce nella caratterizzazione con delle sfaccettature ricche di chiaroscuri. Suzuki costruisce mediante l’ordine dei Sette Peccati Capitali, un grande protagonista corale composto dai sette antieroi più la principessa Elizabeth. Ognuno di questi ha il suo spazio all’interno della narrazione e una backstory capace di far emozionare ed empatizzare lo spettatore.

Si possono notare poi interessanti analogie con grandi classici della letteratura. La storia del peccato dell’accidia Arlequin, il re delle fate, riporta alla mente le atmosfere di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, mentre quella di Gowther, il peccato della lussuria presentato come una bambola magica alla ricerca del proprio cuore, sembra tratta da Il meraviglioso mago di Oz di Baum.

Una serie capace di affascinare chiunque

Visivamente la serie si conferma molto fedele alla controparte fumettistica. Le animazioni dello studio A-1 Pictures non sono mozzafiato, ma fluide e convincenti e non tradiscono nei momenti più concitati, come potrebbero essere gli scontri cruciali tra i Peccati, cavalieri sacri e demoni. Seven Deadly Sins è stata distribuita in Italia, nella totalità delle sue attuali tre stagioni, da Netflix. La piattaforma di streaming  ha presentato la serie come uno dei suoi anime di punta. Ciò le ha permesso di usufruire di una vetrina importante a livello di pubblico. Inoltre, andando  oltre l’esterofilia che ci porta alla fastidiosissima frase “eh, ma gli anime vanno visti in lingua originale”, si può solo applaudire ed elogiare il lavoro di doppiaggio in lingua italiana. Le voci risultano perfette per i protagonisti e il “Bene, bene, bene” pronunciato da Meliodas entra subito nel cuore di chi guarda.

Insomma se amate le storie di cavalieri che corrono in soccorso di principesse in pericolo e compiono imprese leggendarie affrontando mostri e viaggi ai confini del fantasy, questa è la serie che fa per voi. Seven Deadly Sins trascina lo spettatore in un mondo nostalgicamente cavalleresco e, al di là degli epici combattimenti, riesce a farlo commuovere con l’umanità e la fragilità dei suoi protagonisti, il cui cammino danza tra amore e morte, come nelle grandi tradizioni letterarie.

Fonti
Nakaba Suzuki, Sevene Deadly Sins (Nanatsu no Taizai), Kodansha, 10 ottobre 2012
Everyeye.it
Wikipedia.org

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