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Intervista a Beatrice Battisti, attivista e portavoce di Extinction Rebellion

Beatrice Battisti ha quasi 28 anni e viene da un paese vicino a Torino. Sta svolgendo un dottorato in ingegneria, e per questo vive tra Torino e la Francia, dove circa un anno fa è incappata per la prima volta nel movimento Extinction Rebellion (XR). Poiché XR è internazionale, si è poi unita al gruppo locale di Torino.

Ci introduci il movimento tramite le due parole da cui prende il nome, “Extinction” e “Rebellion”? Perché estinzione, e perché ribellione?

Estinzione perché stiamo vivendo la sesta estinzione di massa. La quinta è stata quella che ha fatto scomparire i dinosauri, tempo fa. Un’estinzione di massa si verifica quando il 75/80 % degli esseri viventi scompare in un lasso di tempo ridotto. È ciò che ci sta accadendo: stiamo vivendo non un cambiamento, ma una crisi climatica. Il lasso di tempo in cui sta avvenendo è molto concentrato, e la causa è l’attività umana. Ribellione perché è l’unica cosa che resta da fare di fronte all’estinzione. Non ci va di accettare questa sorte e non ci è rimasto altro che ribellarci: è un dovere, oltre che un diritto. Questo è il significato del nome di questo movimento.

Il movimento è nato in Inghilterra alla fine del 2018. Il 31 ottobre 2018 i cittadini inglesi si sono ritrovati davanti al Parlamento per rendere pubblica la dichiarazione di ribellione e poi è arrivato in Italia all’inizio del 2019. Extinction Rebellion è un movimento internazionale, decentralizzato e che si basa sull’azione diretta nonviolenta e sulla disobbedienza civile per far pressione sui governi affinché prendano decisioni e agiscano per evitare la crisi climatica ed ecologica.

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Quindi ribellione contro i governi e contro i grandi che decidono del nostro futuro?

Sì. XR ha tre richieste principali. La prima è dire la verità. Non tutti sono al corrente della situazione in cui siamo, ma è giusto che come cittadini siano tutti informati. Il governo ha il compito di parlarne quotidianamente e di spiegare a tutti tramite campagne informative, scuole e anche media.

La seconda richiesta è agire ora. L’obiettivo era zero netto di emissioni di gas effetto serra entro il 2025. Questo doveva essere, ma il 2025 è dietro l’angolo e siamo coscienti del fatto che è adesso una richiesta utopistica. Ora è più che altro simbolica: non c’è più tempo. Gli scienziati lo dicono da decenni.

La terza richiesta è: assemblee dei cittadini. Bisogna andare oltre alla politica: per fermare questa crisi c’è bisogno di scelte difficili, dure e che vanno anche controcorrente rispetto al sistema. Per cui chiediamo di poter partecipare e far partecipare tutti i cittadini sorteggiandoli in modo che rappresentino il campione della popolazione. Devono discutere della situazione e fare proposte al governo per utilizzare la democrazia al fine di portare un cambiamento.

Inoltre seguiamo dieci principi che vanno a definire come ci comportiamo con gli altri, dentro e fuori XR, e la base delle azioni. Ad esempio, siamo nonviolenti, nell’azione e nella comunicazione, e decentralizzati e autonomi. Se un gruppo segue le 3 richieste e i 10 principi può agire in nome di XR.

Come vi ponete rispetto all’antispecismo?

L’antispecismo non caratterizza necessariamente XR. XR chiede di agire per far fronte alla crisi climatica ed ecologica: è questo il punto fondamentale. All’interno del movimento i membri possono essere antispecisti o meno, è una scelta personale. A noi interessa la dimensione politica: non direi né che siamo antispecisti né che non lo siamo. Ci sono vari membri vegani e antispecisti, e collaboriamo anche con gruppi come Animal Save, con cui ad esempio siamo stati a Roma davanti all’Eni. Dialoghiamo, ma non ci categorizziamo in questo senso.

Quanti stimate siano i ribelli che aderiscono a Extinction Rebellion, e quanti in Italia?

Come ti dicevo, se vuoi fare una certa azione in nome di XR se rispetti i 10 principi e le 3 richieste puoi dichiararti XR. Non sappiamo i numeri precisi, ma nel mondo ci sono più di 1.100 gruppi locali e siamo in più di 75 paesi. In Italia a grandi linee siamo un nucleo di circa 600 persone attive, poi c’è chi gravita intorno al movimento o simpatizza.

Prima mi parlavi di comunicazione non violenta: cosa significa?

In gruppo utilizziamo dei gesti che ci permettono di esprimere accordo e disaccordo o altre informazioni in una conversazione per una migliore gestione della discussione. Evitiamo la violenza: il sistema adottato dalla nostra società ne fa già fin troppo uso. È ovvio che a volte ci sono dei conflitti, non possiamo essere sempre tutti d’accordo, ma cerchiamo di risolverli discutendone senza forme violente.

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Qual è l’obiezione più frequente che vi viene rivolta?

Ce ne sono tante, in verità! Una è, per esempio, che dovremmo focalizzarci di più su temi come educazione, disarmo, energia nucleare… svariati temi importanti, ma il nostro focus è la crisi climatica ed ecologica. Tutti questi temi sono interconnessi, e questo riporta a un concetto di intersezionalismo. Tutte le lotte come la disparità di genere o di classe sono importanti, ed è giusto essere in tanti a combattere queste cose. Per questo collaboriamo con gruppi più focalizzati su queste lotte, come Non una di meno, Animal Save, Fridays for Future, che condivide un po’ la nostra stessa lotta.

Un’altra obiezione è: perché farlo? Non cambierà nulla, questo è il nostro destino, tanto vale approfittare del tempo che ci rimane qui. Quando si scoprono i numeri e le previsioni scientifiche il primo sentimento è sicuramente la rassegnazione, ma quando si entra in XR si è fatto uno step in più. In più rassegnarsi è da egoisti: se il nostro mondo è conciato male, non è giusto lasciarne uno peggiore a chi verrà dopo di noi.

Ti va di raccontare una delle azioni più significative che avete fatto?

Vorrei raccontarne due, secondo me le più importanti per XR Italia. Sto parlando del 18 settembre in Piazza Castello a Torino e del presidio di tre giorni davanti al Palazzo dell’Eni a Roma, a ottobre, in occasione della settimana di ribellione internazionale.

A Torino c’è stata un’azione grande e festosa davanti alla sede della Regione Piemonte e ci sono stati spettacoli di strada e musica. Poi otto persone sono salite sulle grandi colonne di Piazza Castello e si sono incatenate lì, mentre altre si sono incollate ai lampioni lì sotto. Le persone sulle colonne hanno acceso per 40 secondi dei fumogeni. Il messaggio dietro l’azione era chiedere ai caporedattori delle maggiori testate italiane e della Rai di incontrarci per dialogare perché troviamo che i giornalisti abbiano un ruolo fondamentale per quanto riguarda la nostra prima richiesta, dire la verità. Non abbiamo incontrato le persone sperate, però è stata una delle prime azioni che hanno mostrato un cambiamento nel tipo di manifestazioni in Italia. In Italia si vedono molte manifestazioni in strada in forma di marcia, ne abbiamo fatte anche noi, ma è ora di cambiare approccio. Stiamo capendo come fare e come reagiscono pubblico e forze dell’ordine.

A Roma, qualcuno è rimasto incatenato tre giorni davanti all’Eni. Anche in quel caso non ci è stata data udienza da parte del rappresentante di Eni, e non abbiamo avuto neanche grande risonanza mediatica, ma è stato un momento di ritrovo di XR nazionale, oltre che di comprensione e apprendimento di come fare disobbedienza civile e far passare le nostre richieste.

In queste situazioni abbiamo visto anche il comportamento delle Forze dell’Ordine: in Italia c’è il diritto a manifestare, ma nel nostro caso è stato raggirato. Sia a Torino che a Roma ci è stato detto di allontanarci, e che se l’avessimo fatto non ci sarebbero state ripercussioni. In realtà non è stato così: qualche settimana dopo, le persone salite sulle colonne di Torino e chi ha fatto il presidio davanti a Eni ha ricevuto una multa, a Torino per “accensione ed esplosione pericolosi e inosservanza dei provvedimenti all’autorità”, perché ci era stato detto di scendere. Cosa che abbiamo fatto. A Roma è stato per “inosservanza del distanziamento sociale” per il Covid.

Troviamo che questi provvedimenti vogliano farci passare la voglia di manifestare agendo sul portafoglio, perché al di là della multa ci sono da coprire le spese legali, che ammontavano a quasi 20.000 euro. Abbiamo aperto un crowdfunding: non tutti possono spendere questi soldi, ma è giusto che tutti possano manifestare. Sono stati raccolti un bel po’ di soldi, perciò siamo contenti: grazie a queste azioni abbiamo ricevuto molta solidarietà, dai movimenti come dai singoli, e incoraggiamenti. Anche se qualcuno tenta di dissuaderci, sappiamo di aver preso la strada giusta.

Molti pensano che gli attivisti scendano a manifestare e basta, ma che organizzazione c’è dietro a queste azioni?

La piazza è la parte visibile, ma la giornata di un attivista è composta da moltissime riunioni, ora ovviamente online. Servono a ideare, preparare, pianificare le azioni e anche all’apprendimento e alla comprensione dopo l’azione. XR, poi, è anche sensibilizzazione, conferenze, formazione, incontri. Organizziamo spesso anche momenti di discussione, interni al movimento o con altre realtà. XR è bello anche per la creazione di legami personali: c’è una forte attenzione alla persona e una cultura rigenerativa. C’è una sfera personale che richiede tempo, ma lo dedichiamo volentieri. Infine ci sono riunioni sulla struttura: XR è ragionato dall’inizio alla fine, e far funzionare tutto richiede tempo e impegno.

Qual è la struttura di Extinction Rebellion?

Essendo basato su autonomia e decentralità, ogni gruppo locale e nazionale è diverso. XR Italia è fatta da persone che fanno parte anche di gruppi locali e che lavorano insieme a livello nazionale. Ci sono moltissimi gruppi di lavoro: c’è il Gruppo Escalation, che si occupa di pensare la strategia delle azioni, il Gruppo Finanze, quello di Cultura Rigenerativa, il gruppo Tech, il gruppo Scientifico. C’è poi il gruppo Media, che si occupa di gestire le varie piattaforme social. Questa struttura si ripete anche a livello locale: in questo modo possiamo agire sia a livello locale, adeguando l’azione al territorio, che a livello nazionale.

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Ma chi sono gli attivisti del movimento?

Extinction Rebellion è bello perché è vario: c’è di tutto! Siamo persone normalissime, non solo gente che ha voglia di fare casino. Dai giovanissimi ai meno giovani… c’è una prevalenza di giovani, forse perché siamo più consapevoli di ciò che ci è stato lasciato. Però ci sono anche dei meno giovani che portano le loro esperienze e ci arricchiscono. C’è gente che non ha mai fatto associazionismo, e altri che lo fanno da una vita.

Cosa diresti a chi sta leggendo l’articolo e crede ancora che la crisi climatica non lo riguardi?

Se è arrivato fino a qua spero abbia capito che la crisi è anche affar suo! Se invece è ancora convinto che gli orsi polari denutriti non lo riguardino, che gli incendi in Australia non lo riguardino… basta che guardi nel suo giardino per realizzare che non è così: basti vedere i nubifragi degli ultimi anni in Italia, i monti che si sgretolano per lo scioglimento dei ghiacciai, il caldo estremo e l’aumento delle temperature, oltre alle piogge torrenziali… la crisi climatica riguarda tutti. Se ancora qualcuno nega l’evidenza (e vorremmo tutti che la verità fosse diversa e che l’uomo non avesse davvero fatto collassare la biodiversità), può venire a parlare con noi per fargli cambiare idea e ribellarsi con noi, lo aspettiamo. Siamo su tutti i social, sia con Extinction Rebellion Italia che con i gruppi locali. Altrimenti ci vedremo in piazza, o a qualche azione. Nel 2021 l’Italia ospita il G20: saremo anche lì.

FONTI

Intervista a Beatrice

CREDITS

Materiale gentilmente fornito da Beatrice

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