I Sex Pistols e quella volta in cui ebbe inizio la rivoluzione punk

C’è talvolta una linea così impercettibile tra talento e capacità che risulta difficile stabilirne il confine di demarcazione. I Sex Pistols, per esempio, – con tutta onestà – non avevano un grande talento per la musica, ma certamente avevano un’innata capacità di stare sul palco e di coinvolgere in maniera provocatoria il pubblico. Ed è così che in un certo senso si può consacrare la nascita del punk inglese verso la metà degli anni Settanta, in una Londra irriverente e anticonformista che ha permesso alla band di diventare una delle icone più influenti della storia della musica (con o senza merito).

Tutto ebbe inizio in un negozio di vestiti

Ebbene sì, siamo nell’esclusivo quartiere londinese di Chelsea ad inizio anni Settanta e al 430 di King’s Road sorgeva un locale davvero particolare: era quello gestito dalla coppia Malcom McLaren e Vivienne Westwood e il negozio in questione era il Let it Rock. Se inizialmente il negozio nacque come rivenditore di dischi Rock’n’Roll, ben presto diresse la vendita su altri canali, quelli dell’abbigliamento più precisamente. Così, in poco tempo, grazie alla creatività della Westwood che realizzava abiti stravaganti e trasgressivi, il negozio ottenne un successo molto rilevante.

Abiti fetish, pelle, borchie, teschi, crocifissi erano all’ordine del giorno. Il Let it Rock divenne precocemente il centro promotore dell’anti-moda per eccellenza. Dobbiamo attendere però il 1974 quando Sex divenne la nuova insegna della boutique per vedere nascere la punk band. In quegli anni infatti, McLaren cominciò a seguire le prove dei The Strand, un gruppo di giovani coetanei e compagni di scuola che frequentavano il negozio, tra loro Steve Jones, Paul Cook, Glen Matlock, i componenti storici del gruppo.

La formazione al completo

Quando McLaren iniziò a diventare il manager degli Strand, il gioco sembrava quasi fatto. Qualcuno come Nightingale lasciò il gruppo, Noones venne licenziato e al loro posto entrarono il cantante Johnny Lydon detto Johnny Rotten, il Marcio – il soprannome è tutto un programma -, e Sid Vicious al basso (solo qualche tempo più tardi, dopo l’abbandono di Matlock). Queste le parole di Steve Jones a proposito dell’entrata del cantante:

Entrò con i capelli verdi. Pensai che aveva una faccia veramente interessante. Il suo look mi piacque. Aveva indosso una t-shirt con su scritto ‘Odio i Pink Floyd’. Johnny aveva qualcosa di speciale, ma quando parlò, capii che era un vero co****ne.

Del resto, le personalità di tutti i componenti della band, che oramai per volontà di McLaren si chiamavano Sex Pistols, sono tutta una leggenda. Ribelli e anticonformisti, hanno rappresentato per anni il loro volto del punk internazionale e le loro (non) doti canore non sono passate di certo inosservate. Si narra che Vicious non sapesse suonare il basso e che spesso la formazione camuffava gli errori staccandogli l’amplificatore. Non dobbiamo comunque dimenticare che tutti, chi più e chi meno, avevano alle spalle situazioni familiari difficili, facevano uso di stupefacenti e non aspettavano altro che sfogare tutta la loro rabbia facendo musica a dir poco discutibile, direbbe qualcuno.

I primi concerti

Nonostante gli equilibri all’interno del gruppo fossero abbastanza precari per via delle personalità forti dei componenti, il primo concerto dei Sex Pistols si registrò il 6 novembre del 1975 al St.Martin’s College of Art di Londra, come supporto ad un’altra band. La loro prima esibizione, neanche a dirlo, fu un vero flop ma di lì a qualche mese avrebbero suonato per ben sette volte nel medesimo locale londinese. L’anno successivo, il 1976, è un anno particolarmente intenso dal punto di vista musicale, vennero registrate parecchie canzoni, firmarono un contratto discografico con la EMI e suonarono per la prima volta in territorio non inglese, più precisamente a Parigi. Insieme ai The Clash e ad altre punk band inglesi, suonarono al primo punk festival di Londra. Non passò molto tempo prima che diventassero delle vere e proprie celebrità.

Anarchy in the UK e la fama di cattivi ragazzi

Il primo singolo dei Sex Pistols uscì il 26 novembre del 1976 e fece immediatamente scalpore.

I am an anti-Christ
I am an anarchist
Don’t know what I want
But I know how to get it
I want to destroy the passerby

L’estetica del sistema inglese venne preso di mira dalla band e il testo così sfacciatamente scandaloso, fece si che il pezzo venisse boicottato e censurato, dando inizio ad un vero e proprio movimento musicale. L’allegra compagnia poi, venne bandita da qualsiasi locale e a partire dal 6 dicembre iniziò l’Anarchy Tour. La scena punk era oramai segnata.

Dopo alcune ospitate televisive, i Sex Pistols si consolidarono come il gruppo più popolare del momento e parallelamente cominciarono ad affiorare i primi veri segni di un’autodistruzione che li porterà ad abbandonare la casa produttrice Emi e a firmare un contratto con la nascente Virgin.

Il 1977 è l’anno della svolta e la nascita di una nuova bandiera sul fronte del punk rock aggressivo e instabile con l’uscita del secondo singolo God Save The Queen, non a caso nell’anno del Giubileo della Regina Elisabetta II. Inquietudine e disagio esistenziale fanno da portavoce al brano anti-inno nazionale che, nonostante tutto, riscosse un enorme successo.

Il primo e unico album e la fine

Never Mind The Bollocks è il primo e unico album sfornato nell’ottobre del 1977 dai Sex Pistols che di lì a poco si sarebbero sciolti. Raggiunse in pochissimo tempo le vette delle classifiche inglesi ottenendo così sia il Disco d’oro, sia innumerevoli problemi riguardanti il titolo che, secondo alcuni, andava contro ogni forma di morale. Nonostante questo, comunque, il disco si rivelò essere un buon lavoro, musicalmente impeccabile e con sonorità certamente di grande impatto. La carriera della band durò relativamente poco ma abbastanza per confermarsi a tutti gli effetti la vera rivelazione di quegli anni. Ostilità e incompatibilità caratteriali, uniti ai sempre più evidenti problemi legati alla droga – ricordiamo la morte di Sid Vicious e della fidanzata a causa di un’overdose -, furono i motivi principali che portarono al loro scioglimento, quasi annunciato nell’ultimo concerto a San Francisco dove regnavano il vuoto e la stanchezza più assoluti.

sex pistols

L’eredità lasciata

Molti sono i retroscena di questo storico e leggendario gruppo musicale che non abbiamo preso in considerazione, così come molti sono gli effetti che hanno causato su intere generazioni di giovani. Nel 1996 tentarono una reunion e nel 2006 entrarono ufficialmente nella Rock And Roll Hall Of Fame, il cui invito però venne brutalmente respinto dai membri del gruppo.

Ancora oggi godono di svariati estimatori, hanno posto le basi e hanno edificato la controcultura degli anni Settanta, con la loro immediatezza e ambiguità hanno fatto breccia nel cuore di numerosi fan. Sempre in bilico tra musica e spettacolo, tra verità e artificiosità, sono entrati nell’immaginario collettivo come una delle (poche) band a dirigersi verso la strada della creatività e della performance; come assi portanti della musica, senza la necessità di particolari doti canore. Del resto, non assistiamo ancora oggi a cantanti portati più per le esibizioni dirompenti piuttosto che per le spiccate modulazioni di voce?

Un documentario uscito nel 1980 mette in scena la vita dei Sex Pistols sotto diversi punti di vista che portano l’ascoltatore ad immaginare la loro carriera musicale come frutto di un copione dove tutti, a partire dal manager, figurano come attori e autori al medesimo tempo. Se la storia del complesso fosse tutta una farsa non è nostro interesse saperlo, noi intanto vi abbiamo raccontato la (vera) storia del punk.

CREDITS

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FONTI

ondarock.it

r3m.it

tg24.sky.it

storiadellamusica.it

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