Ignazio Silone, una piacevole scoperta

Ignazio Silone è una personalità letteraria che, purtroppo, viene spesso tralasciata parlando del Novecento. Leggerlo e scoprirlo però è una piacevole sorpresa.

Breve biografia

Ignazio Silone, pseudonimo di Secondo Tranquilli, nacque a Pescina dei Marsi, presso L’Aquila, il primo maggio 1900. Importante il periodo della sua formazione in collegi religiosi, che saranno la base dell’ideologia politica di socialismo cristiano che andrà elaborando. A partire dal 1915, anno del disastroso terremoto nella Marsica, in cui l’autore perse anche la madre, iniziò a frequentare la lega dei contadini di Pescina, entrando in contatto con il mondo rurale abruzzese. In seguito al Congresso di Livorno (1921), atto di nascita del Partito Comunista d’Italia (PCI), la gioventù socialista, Silone compreso, confluì nel nuovo partito.

Una vita politica attiva, ma complicata

Nonostante Secondo fosse una persona attivamente impegnata nel partito, ne venne più volte allontanato, fino a esserne definitivamente espulso nel 1930. Il distacco fu doloroso, principalmente per la vicinanza del politico alla situazione dei contadini, o come più spesso li ritroveremo denominati nei suoi romanzi: cafoni, della Marsica e dell’Abruzzo in generale. Dal 1930 si esiliò a Zurigo, trovando un terreno in cui vita sociale e proprietà privata vivevano in armonia. In questo periodo inizia ad elaborare il suo ideale di socialismo cristiano, che verrà ben esplicato e argomentato nel romanzo Vino e pane con la figura di Pietro Spina.

Ritorno in Italia

Dopo la sconfitta del fascismo, Silone tornò in Italia e ricominciò a occuparsi di politica, aderendo al socialismo. Creò e partecipò alla redazione di molte riviste culturali, sempre mantenendo come denominatore comune la libertà di pensiero e azione che ai letterati deve essere riconosciuta. Dopo il ritorno in patria, molte delle opere già pubblicate in tedesco durante l’esilio vennero riviste per la traduzione italiana: Fontamara, Vino e pane e altre.

Vino e pane

Ignazio Silone - vino e paneVino e pane è il secondo romanzo di Silone. Venne pubblicato in tedesco, a Zurigo durante l’esilio, nel 1937, con il titolo di Brot und Wein (Pane e Vino) e nel 1938 in italiano. Come molte altre opere, il romanzo venne rivisto dall’autore dopo il suo ritorno in Italia e pubblicato nella sua versione definitiva, con il titolo che oggi conosciamo, nel 1955. Il libro è più volte stato visto come una sorta di autobiografia di Secondo: il protagonista, Pietro Spina, sembra ricalcare alcuni tratti essenziali della vita di Silone.

Il personaggio viene accompagnato nel suo passaggio da militante comunista in esilio al ritorno alla sua religiosità e spiritualità giovanile, attraverso un travestimento ecclesiastico che gli permetterà di rimanere in vita e di non essere catturato dalla polizia del regime. Il personaggio dovrà, a causa dell’abito che indossa, modificare anche il suo nome in don Paolo Spada. Questo percorso lo porterà ad avvicinarsi a un socialismo cristiano. A fare da sfondo alle azioni della narrazione un paesaggio abruzzese e il suo popolo di cafoni, contadini che si disinteressano di politica perché preoccupati solo per la sopravvivenza. Chiari i rimandi anche al periodo storico, quello dell’instaurazione della dittatura fascista e dello scoppio della guerra di Etiopia.

cafoni

Questi personaggi sono molto importanti nella prosa siloniana, tanto che ritorneranno ciclicamente nei suoi romanzi. I contadini abruzzesi sono descritti seccamente senza idealizzazione arcadiche e favolose, in netta contrapposizione a quella che era l’immagine promulgata dal regime. Questi poveri, che lottano per la sopravvivenza, non hanno tempo e, parrebbe, nemmeno competenze per interessarsi di politica. La crisi di Pietro, nei panni di don Paolo, parte esattamente di qui: com’è possibile che un partito, quello comunista, di cui lui è militante, che dovrebbe avvicinarsi proprio a lavoratori e ai poveri come i contadini, non riesca a penetrare in questi luoghi di estrema povertà? Anche la giovane generazione, rivoluzionaria in un certo senso, con a capo Pompeo, trova nel fascismo una via più sicura al cambiamento.

Crisi d’identità politica

Nel romanzo, dopo svariati tentativi falliti di avvicinare i contadini alla causa della rivoluzione, Pietro si reca a Roma per chiedere aiuto alla dirigenza clandestina del partito. Richiede uomini della zona della Marsica, gli unici di cui i cafoni si fidino, per diffondere il messaggio della rivoluzione contadina e proletaria, poiché i tempi paiono maturi. Qui incontrerà alcuni personaggi centrali dell’opera, che faranno trasparire la visione degradata del partito comunista propria di Silone, fino a portare lo stesso Pietro ad allontanarvisi. Il protagonista arriverà a rendersi conto che, come ogni altro partito, il PCI ha interessi che trascendono quelli pratici per cui, in verità, era nato.

La prosa di Silone

Interessante anche lo stile dell’autore: la sua prosa è essenziale e secca, spoglia di ogni artificio. Più volte questo tratto distintivo è stato, erroneamente, attribuito alle scarse capacità dello scrittore, quando in realtà è una scelta che entra e si adatta all’ecosistema dei suoi romanzi e alla sua ideologia sui cafoni di cui si è detto sopra. La prosa ha in realtà nei romanzi siloniani anche un’importanza altra da quella del semplice apparire dei suoi testi: attraverso pagine scritte dai personaggi scopriamo su di loro cose inedite, raccontate attraverso le loro parole. Anche i dialoghi hanno un’importanza centrale: attraverso questi si viene chiarendo l’ideologia dei personaggi, la loro storia. Prosa riportata e dialoghi svolgono dunque una funzione di centrale importanza nel romanzo.

Il finale

Come in altri romanzi di questo autore, il finale dell’opera è aperto. Lascia spazio a varie interpretazioni e alimenta la curiosità del lettore, lo lascia con il fiato sospeso e con un bisogno soffocante di risposte alle questioni che erano state aperte nella narrazione. Che ne è di Pietro Spina? Certo potrebbe essere una strategia per invogliare a leggere Il seme sotto la neve, secondo romanzo dedicato proprio a questo personaggio, però il finale aperto potrebbe anche essere, forse, specchio di una visione del mondo che non sempre lascia trasparire tutto o è disposto a rispondere alle nostre domande.

La sorpresa

La lettura del romanzo è scorrevole e non richiede impegno particolare. Sullo sfondo ideologico del romanzo si evolvono anche storie avventurose, a tratti amorose, che spingono il lettore a continuare, quasi compulsivamente, nella lettura. Scoprire un autore di questo tipo, capace di esporre il proprio dissenso politico, la propria ideologia, la propria visione del mondo in modo tanto chiaro, ma allo stesso tempo tanto avvincente è una gioia. La costruzione del romanzo è di perfetta architettura, la lingua chiara e fruibile, i dialoghi espressi con una chiarezza e una lucidità impressionanti. Tutto conduce all’apprezzamento di questo autore, nonostante sia spesso oscurato dalla folla di intellettuali geniali del secolo scorso.


FONTI

Treccani.it

Ignazio Silone, Vino e pane, Milano, Mondadori

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