Shih Chieh Huang: la magia tra arte, biologia e tecnologia

Di arte insolita ne abbiamo sempre vista ovunque. Fuori o dentro i musei, infatti, milioni di artisti si sono cimentati nella creazione di opere con i più bizzarri materiali. Tra questi troviamo anche l’innato spirito avanguardista di Shih Chieh Huang, che ha un preciso obiettivo con la sua arte: creare esperienze che le persone possano esplorare. Trova ispirazione per il suo lavoro da alcune fonti molto insolite: un pesce bioluminescente, un sacco della spazzatura, persino il suo ombelico. Per tutti coloro che ancora non conoscono questa giovane promessa, ecco a voi un’immersione totale nella sua vita!

L’influenza culturale di Shih Chieh Huang

Shih Chieh Huang è cresciuto a Taiwan, dove si è divertito a scoprire strani oggetti nel suo mercato notturno locale. Così ha sviluppato presto una passione nello smontare e rimontare gingilli di uso quotidiano e trasformarli in qualcosa di nuovo. Queste esperienze, così come una borsa di studio presso lo Smithsonian Institution di Wahington DC,  per lo studio di organismi bioluminescenti, hanno influenzato profondamente il suo lavoro.

Un esempio? L’artista ha creato un casco che registra il movimento degli occhi, e in relazione a questi, di spegnere una luce notturna. Ha anche usato meccanismi simili per inviare acqua incandescente che pompa attraverso i tubi. Ma il suo lavoro più recente riguarda la plastica in un’ottica di riciclo artistico. Così bottiglie, sacchetti della spazzatura e altri oggetti di uso quotidiano diventano gigantesche sculture che si muovono e si illuminano, come se fossero vere creature marine.

Conosciamo meglio in nostro artista

A Taiwan, Shih è cresciuto circondato da diversi tipi di negozi e magazzini che hanno molto influenzato il suo pensiero.

Adoro l’energia dei mercati notturni, i colori, le luci, i giocattoli e tutte quelle cose inaspettate che scopro ogni volta che ci vado. Cose tipo cocomeri con antenne fatte con le cannucce, o cuccioli con il taglio alla Mohawk. Quando ero piccolo, mi piaceva smontare i giocattoli, qualsiasi giocattolo trovassi per la casa, come le pistole ad aria compressa di mio fratello, quando non era a casa.

Al giovane bambino piaceva anche creare ambienti per le persone, per farle esplorare e giocare. In queste prime installazioni, usava teli e sacchetti di plastica, e anche materiale che trovava dal ferramenta o in giro per casa. Prendeva ad esempio degli evidenziatori, li mescolava con l’acqua e li faceva scorrere in tubi di plastica, con un effetto sorprendente. Gli piaceva anche costruire apparecchi funzionanti grazie alle diverse parti del corpo. Ad esempio, prendeva una videocamera a luci LED, una corda elastica e se la legava alla pancia. E così filmava il suo ombelico da diverse prospettive, come naturalmente non è possibile fare.

La sua passione scientifica più grande: la biologia

All’artista piacciono molto la scienza e la biologia. Nel 2007, mentre stava seguendo un dottorato di ricerca allo Smithsonian Natural History Museum si è concentrato sullo studio degli organismi bioluminosi nell’oceano. Huang ama queste creature, soprattutto per il loro aspetto sinuoso e per l’energia estatica che trasmettono. Sono morbidi, viscidi, e hanno subito affascinato l’artista per il modo in cui usano la luce nel loro ambiente, come esca per attirare un compagno, per difendersi o per ipnotizzare le prede. Tale ricerca ha ispirato il suo lavoro in molti modi diversi, ad esempio per lo studio del movimento e dei diversi schemi di luce.

Le caratteristiche evolutive che hanno permesso a tali creature di sopravvivere in queste condizioni ostili sono state la chiave di lettura dell’artista, che ne è rimasto folgorato! Il risultato è convolato in una mostra intitolata The Bright Beneath: The Luminous Art of Shih Chieh Huang. Qui, le ventole di raffreddamento del computer e i sistemi di illuminazione a LED sono stati appesi al soffitto, come organismi che fluttuano sopra lo spettatore.

Non solo, ma Huang ha lavorato a stretto contatto con il Dipartimento di Zoologia dei vertebrati dello Smithsonian per comprendere i modi in cui queste specie, come i pesci, vivono in un preciso ambiente adattandosi. Le creazioni tecnologiche dell’artista sono dunque una rappresentazione artistica dei loro movimenti.

La magia dell’occhio umano: il progetto E-P 2

Questa sintesi di arte, tecnologia e corpo è qualcosa che Huang ha sviluppato ulteriormente nelle opere successive. Prendendo come esempio il suo ombelico, voleva esplorare aspetti del corpo umano e della natura che normalmente non vengono considerati. In particolare, il modo in cui la tecnologia può interagire con il corpo umano ha fornito l’impulso al suo più grande percorso: il progetto E-P 2. Si tratta di un cortometraggio che documenta un laboratorio improvvisato in cui i tecnici catturano il movimento dell’occhio di un soggetto umano. Il soggetto indossa quello che sembra un casco da bicicletta adornato con lampadine e dispositivi di registrazione, mentre il suo occhio appare su uno schermo di fronte.

Parlando proprio di tale progetto, Huang ha dichiarato:

Si tratta di un modo per estrarre simbolicamente gli occhi di altre persone, quindi ho una varietà di occhi da usare per le mie altre sculture. Ho anche sviluppato una tecnologia che gli consente di controllare sistemi come interruttori della luce e televisori attraverso il movimento dell’occhio.

Un’arte non convenzionale

L’opera d’arte di Huang non è pensata per essere ammirata nel senso convenzionale. Chi decide cos’è arte e cosa no? Questo giovane genio, infatti, al posto che presentarci semplicemente opere  da appendere a una parete, ha un obiettivo: studiare l’ambiente circostante e come le persone interagiscono con esso. Per farlo, Huang ci implora di accedere alla nostra immaginazione e di tornare a una fase della nostra vita in cui tutto era una domanda senza risposta. Agli albori della nostra esistenza, in quel fantasioso limbo infantile, anche le cose più banali sembravano assolutamente straordinarie. Bisogna riscoprire la magia dello sguardo.


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