I costi della transizione: quanto costa essere sé stessi

Si definisce transizione il percorso che porta un individuo a smettere di vivere secondo il genere assegnatogli alla nascita per arrivare a vivere pienamente nel genere in cui si identifica, che può essere maschile, femminile o non binario.

Così è come Wikipedia definisce il percorso di transizione. Questo, effettuato da molti ragazzi e ragazze, sta conoscendo negli ultimi anni moltissimi sviluppi. In Italia, a differenza di altri Paesi europei, le cose sono in continua evoluzione. In questo articolo viene posto l’accento sull’effettivo costo della transizione: quanto costa, cioè, a tutte le persone transgender dare voce a quella che è la loro identità di genere.

Identità di genere e disforia di genere

Con il termine identità di genere viene definito il senso di appartenenza di una persona a un sesso o a un genere in cui si identifica. Sia questo maschile, femminile o altro. La società odierna fa coincidere l’identità di genere con il proprio sesso biologico. Questo, purtroppo, è il risultato di un conformismo psicologico che ha contemplato per anni l’esistenza di solo due generi: quello maschile e quello femminile.

Questa coincidenza però non è vissuta da tutti allo stesso modo. C’è infatti chi soffre di disforia di genere: una condizione caratterizzata da un forte senso di inadeguatezza e intensa sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso. Dalla diagnosi che accerta la disforia di genere ha inizio il percorso di transizione per il cambio di sesso.

Il percorso di transizione

Il percorso di transizione è frutto di un iter che si compone di tre tappe obbligatorie più una facoltativa.

L’iter da seguire prevede un percorso psicologico, l’assegnazione di una terapia ormonale, l’iter legale in tribunale e infine una, o più, eventuale operazione chirurgica.

Il costo da sostenere è molto soggettivo. È importante tenere a mente che tutto il percorso ha una matrice soggettiva e dunque ci sono diverse strade da poter prendere.

Percorso psicologico: strutture pubbliche e strutture private

C’è chi desidera appoggiarsi a strutture che supportano questo cambiamento come per esempio, uno fra tanti, il SAIFIP (Servizio di Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica), per il quale è previsto un pagamento di un ticket di 30€. E, successivamente, un pagamento di 500€ per il per la valutazione psicodiagnostica con rilascio di relazione da utilizzare presso il Tribunale di residenza. Il SAIFIP guida i ragazzi attraverso un percorso che dapprima si mostra individuale, con un costo di 30€ a seduta, successivamente si passa a degli incontri di gruppo, dal costo di 15 € a seduta.

In questi ultimi tempi, ci racconta Kyle, ragazzo ftm che si è rivolto ad SAIFIP per completare il suo percorso di transizione, si è dibattuto molto sulla quota di 500€ da pagare per il rilascio della relazione da presentare al Tribunale. Molti la reputano troppo alta e ingiusta. L’obiettivo è, infatti, arrivare a una sua riduzione o addirittura alla sua completa eliminazione.

L’altra via che le persone transgender possono intraprendere è quella del tutto privata. In questo caso il costo degli psicologi è totalmente a carico dell’assistito. Inutile dire che la maggior parte delle persone preferisce perseguire la strada delle strutture pubbliche. Questo sia per un fattore di sostenibilità dei costi, poiché il percorso nelle strutture private è di gran lunga più costoso di quello nelle strutture pubbliche, sia per un fatto di maggior tutela.

Assegnazione della terapia ormonale

Il secondo step è quello endocrinologico. In questa fase ci si rivolge ad un medico endocrinologo che prescrive una terapia ormonale femminilizzante, nelle transizioni MtF (Male to Female), o mascolinizzante, nei percorsi FtM (Female to Male).

L’endocrinologo è incaricato di far svolgere all’assistito numerosi esami: dalle analisi del sangue all’elettrocardiogramma, fino ad arrivare alla mappa cromosomica. Molti di questi esami prima della situazione pandemica attuale potevano essere svolti in convezione in day hospital, pagando solamente un ticket. Ora, con la mancata possibilità di effettuare il day hospital dovuta alla situazione pandemica attuale,  tutti gli esami sono a pagamento.

Solamente una volta accertatosi che tutti gli esami siano in regola può prescrivere la terapia ormonale. Il prezzo di quest’ultima varia in base alla terapia scelta.

Con l’ultima delibera dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), datata 23 Settembre 2020, si attesta che il testosterone è una terapia convenzionata dallo stato. Per usufruirne sarà necessario solamente pagare la seduta endocrinologica. Tutto ciò però non avviene in tutte le regioni o, addirittura, tra ASL della stessa regione. Per questo, come detto in precedenza, la questione in Italia è ancora tutta in fase di evoluzione.

Iter legale

Una volta completati i primi due step si passa all’iter legale, attraverso il quale il cambio di sesso è autorizzato con una sentenza emessa dal Tribunale con l’assistenza di un avvocato specializzato. Per presentare la domanda in Tribunale occorrono la relazione psicologica con diagnosi di disforia di genere, la prescrizione endocrinologica con terapia ormonale e  un certificato che attesti lo stato libero.

Molti credono che l’iter legale sia una semplice routine, ma non è così. Può capitare infatti che il processo non ottenga esito positivo. Si tratta un vero e proprio processo in cui bisogna convincere il giudice di  ad autorizzare la rettificazione del proprio sesso.

Le spese di avvocatura, anche in questo caso, sono molto soggettive. C’è chi ha la possibilità di affrontarle senza problemi; c’è anche chi, però, non può permettersi di sostenere le spese. In questo ultimo caso, l’avvocato fa godere di libero patrocinio, ossia una soluzione per non pagare il servizio di avvocatura che sarà a carico dello stato.

Non è possibile stabilire con certezza la durata dell’iter legale. Solitamente il tempo medio è di circa 10 mesi. La scelta dell’avvocato però è fondamentale perché permette l’attuazione di strategie che faranno risparmiare tempo e soldi all’assistito.

Una volta emanato esito positivo, la sentenza del Tribunale può autorizzare l’intervento chirurgico per la riassegnazione di sesso o, semplicemente, la rettifica del nome e del sesso anagrafico.

L’operazione

In Italia, una volta ottenuto il cambio del sesso anagrafico e la rettifica del nome sui documenti, è possibile procedere con l’operazione.

È bene sottolineare che quest’ultimo step non è obbligatorio e dunque le persone transgender possono decidere in totale autonomia se sottoporsi a una (o più) operazione chirurgica.

La Legge 164/1982

La prima legge a introdurre la possibilità di cambiare sesso è stata la legge n. 164 del 14 aprile 1982. Prima di questa non vi era alcuna legge che garantisse il cambio di sesso. Solo dopo numerose battaglie del movimento LGBT, negli anni Settanta, si riuscì a far avere un interesse rilevante da parte della politica a questo tema.

La legge 164/1982 prevedeva la rettifica del sesso solamente dopo aver effettuato l’intervento chirurgico. Al centro di questa legge vi è l’attenzione esclusiva alla somiglianza della biologia con l’anagrafica della persona interessata. Questa fece molto discutere per due motivi principalmente: in primo luogo perché apriva comunque a un tema mai affrontato e in secondo luogo perché vi è una stretta sul piano dei diritti umani. Di fatto veniva meno il diritto alla salute della persona interessata che doveva obbligatoriamente subire un’operazione contro la sua volontà o dannosa per la propria salute.

Solamente qualche anno dopo si reputò necessario cambiare ottica. I diritti delle persone transessuali andavano riconosciuti sul piano psicologico e non su quello anatomico e fisico.

La legge 221/2015

Dopo una modifica della legge 164/1982 nel 2011 in cui veniva eliminata l’obbligatorietà dell’operazione per la rettifica del sesso ma permaneva l’autorizzazione del tribunale per effettuare l’operazione, la vera svolta è arrivata nel 2015.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 221/2015 sancisce definitivamente la non obbligatorietà dell’intervento chirurgico per le persone transgender.

L’operazione chirurgica deve essere intesa come un mezzo per raggiungere il benessere psicofisico e quindi per tutelare il diritto alla salute.

Affrontare l’operazione

Esistono, come già sappiamo, due scenari che si possono presentare davanti alla persona che decide di operarsi. Quello pubblico e quello privato. Se si decide di intraprendere il percorso con una struttura pubblica, bisognerà fare i conti con una lista di attesa molto lunga. Ovviamente, in questo caso, il costo dell’operazione sarà totalmente convenzionato dallo Stato. Se invece si opta per effettuare l’operazione in un centro privato, sicuramente l’attesa diminuirà ma la persona interessata dovrà pagare il costo dell’intera operazione di tasca propria.

In media, per esempio, un’operazione di mastectomia (l’asportazione chirurgica della mammella) può arrivare a costare circa 7000€. In Italia per operazioni diverse dalla mastectomia e l’isterectomia (l’asportazione dell’utero) le cose si fanno più complicate. Operazioni di falloplastica (procedura di chirurgia plastica per la costruzione, la ricostruzione o l’ingrandimento del pene), per esempio, non se ne fanno molte. Questo perché ancora non sono stati riscontrati dei buoi risultati.

Ovviamente, anche per questo, i costi sono variabili. Variano in base alle tempistiche, alle disponibilità e alle esigenze personali. In genere, le persone che desiderano operarsi in tempi relativamente brevi ma non dispongono di una quantità di denaro sufficiente per affrontare l’operazione in Italia vanno all’estero dove i costi sono pressoché dimezzati. I principali paesi esteri scelti per le operazioni di cambio sesso sono Serbia, Spagna, Thailandia e Gran Bretagna.

L’evoluzione legislativa in materia, alla quale stiamo assistendo, è necessaria per garantire quei diritti che fino a qualche anno fa erano impensabili. Diritti giuridici e, soprattutto, naturali. Rinascere in un corpo in cui sentirsi pienamente se stessi è la priorità per chi si appresta a compiere il percorso di transizione.

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