Ogni anno, i dati raccontano una realtà che spesso resta sommersa nel dibattito pubblico: il mondo degli adolescenti italiani è sempre più popolato da comportamenti a rischio, nuove dipendenze e fragilità emotive. Lo dimostrano i risultati congiunti della Relazione annuale al Parlamento e dello studio ESPAD® Italia, che offrono uno spaccato inquietante delle abitudini dei giovani tra i 15 e i 19 anni nell’anno 2023 nel nostro Paese.
Videogiochi, social e internet: quando l’evasione diventa dipendenza
Circa 410.000 studenti mostrano segnali di dipendenza da videogiochi, mentre oltre 320.000 utilizzano Internet in modo problematico. L’accesso illimitato a schermi e contenuti digitali non solo altera i ritmi del sonno, ma condiziona anche le relazioni sociali e il rendimento scolastico. Il 62% degli studenti italiani ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, una percentuale che include gratta&vinci, scommesse calcistiche e slot machine. Si abbassa l’età del primo accesso al gioco, una trappola sempre più precoce, mentre aumenta l’esposizione al rischio di ludopatia (ovvero la dipendenza da gioco d’azzardo): tra le cause sicuramente l’accessibilità h24 delle piattaforme digitali. La ludopatia, pur non coinvolgendo una sostanza, può avere effetti devastanti simili a quelli delle tossicodipendenze: attraverso bonus, premi casuali, luci e suoni che sono progettati per stimolare il rilascio del neurotrasmettitore dopamina in grandi quantità durante il gioco, creando una sensazione di piacere e spingendo a ripetere l’esperienza, come normalizzazione sociale mentre le conseguenze possono includere problemi finanziari, relazionali e di salute mentale.
Sostanze psicoattive e farmaci
Tra le sostanze più consumate, ricordiamo la nicotina, con il fumo di sigaretta responsabile di circa otto milioni di morti all’anno nel mondo di cui circa 80.000 decessi in Italia sebbene la legge Sirchia ha contribuito ad una riduzione del numero di fumatori dall’anno 2003. Quindi l’alcol con circa 283 milioni di persone che ne abusano globalmente ed in Italia causa di circa 24.000 morti all’anno; mentre soprattutto tra i più giovani la cannabis resta la sostanza più consumata, con effetti negativi su memoria, coordinazione e sviluppo cognitivo, oltre a causare dipendenza e danni respiratori a lungo termine; infine cresce l’allarme per la cocaina utilizzata da circa 17 milioni di persone nel mondo, ma anche l’uso di psicofarmaci senza prescrizione, da parte di oltre 50000 ragazze. Si parla soprattutto di Benzodiazepine, farmaci largamente prescritti per l’ansia, oppure stimolanti come le metanfetamine e sedativi quali i Barbiturici che deprimono il sistema nervoso centrale, creando dipendenza, potendo portare ad overdose e morte, oppure sostanze tossiche volatili come benzina e colle, con effetti immediati e pericolosi per la salute.
La ludopatia e la dipendenza da sostanze condividono molte somiglianze neurologiche e comportamentali, ma si distinguono per la natura dell’oggetto della dipendenza e per alcune dinamiche specifiche, come alterazione nei circuiti della ricompensa, impulsività e compulsione, poiché entrambi i disturbi coinvolgono la dopamina e la perdita di controllo, con il comportamento che diventa automatico e difficile da interrompere. Entrambe le dipendenze sono considerate bio-psico-sociali, cioè influenzate da fattori genetici, ambientali e psicologici, con conseguenze quali isolamento, problemi economici, relazionali e lavorative.
Violenza e disagio: i sintomi di un malessere profondo
Nel 2023, quasi un milione di studenti ha partecipato ad atti di violenza: un dato allarmante che riflette un crescente disagio psicologico tra i giovani. Le cause principali sembrano riconducibili agli effetti a lungo termine della pandemia, all’isolamento sociale e all’instabilità globale. Secondo psicologi e operatori scolastici, sempre più adolescenti manifestano difficoltà emotive attraverso comportamenti aggressivi, disturbi alimentari e richieste esplicite di aiuto. I servizi di supporto psicologico hanno registrato un aumento significativo delle richieste, segno di un malessere diffuso che supera i confini individuali e diventa fenomeno sociale. In questo contesto, la scuola si ritrova non solo come ambiente educativo, ma anche come presidio fondamentale per l’intercettazione precoce del disagio. Gli esperti parlano di un’“emergenza silenziosa” che richiede interventi sistemici e una rete capillare di ascolto e prevenzione.
Servizi di assistenza in affanno
Nonostante la presenza di oltre 1.100 servizi ambulatoriali per le dipendenze su tutto il territorio italiano, la loro distribuzione resta fortemente disomogenea, con una copertura frammentata soprattutto nelle aree rurali e periferiche. Secondo gli esperti, questo squilibrio rende difficile intercettare precocemente i segnali di disagio, soprattutto tra i più giovani, che spesso non hanno accesso diretto o consapevolezza delle risorse disponibili. La mancanza di un’integrazione efficace con scuole, servizi sociali e presidi territoriali limita l’efficacia degli interventi, mentre la crescente domanda di supporto psicologico e terapeutico continua a superare l’offerta. Per affrontare l’emergenza in modo strutturale, servono politiche che favoriscano una distribuzione più equa e una maggiore capillarità dei servizi, con strumenti pensati anche per il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni. Serve un investimento più coraggioso nell’ascolto, nella prevenzione e nell’educazione affettiva e digitale. La fotografia scattata non lascia spazio a fraintendimenti: le dipendenze tra i giovani non sono fenomeni marginali, ma segnali chiari di un disagio generazionale che merita attenzione, risorse e politiche mirate. Intervenire oggi significa proteggere il futuro di un’intera generazione.
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