Sefer Torah

אני יהודי, לא ישראלי ‒ Essere ebrei nel 2025

נאצים ופשיסטים נגד ישראל ‒ La nuova ondata antisemita

Antisemitismo. È una parola pronta all’uso nel lessico degli ultimissimi anni. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la celere risposta israeliana, il sostantivo in questione è entrato nel sermo cotidianus dell’Occidente. Tuttavia, l’utilizzo che se n’è fatto è stato spesso sotteso a un eccesso di propaganda da parte della democrazia mediorientale. Ciò, però, non significa che pure sul fronte opposto il termine non sia stato piegato a dinamiche interne, estendendo gli israeliani alla totalità degli ebrei, residenti in altri Paesi, non parlanti ivrit (1) e nemmeno necessariamente sionisti.

Si tratta di un atteggiamento che non è nuovo alle cronache e che già prima del 2023 aveva trovato il proprio spazio nei notiziari. Nel 2019, per esempio, il movimento neofascista Forza Nuova aveva organizzato un corteo pro-Pal: innanzi alla resistenza palestinese ‒ oggi tema che si lega a stretto filo colla sinistra che ha cari i diritti umani ‒ chiaro è stato l’intento strumentalizzante da parte di un gruppo che non ha mai tenuto segreto di rifarsi alle radici fasciste, nonché antisemite, financo negazioniste. Le organizzazioni a favore della resistenza del popolo palestinese in quell’occasione avevano già riaffermato il proprio sdegno davanti alla strumentalizzazione forzanovista, ribadendo di non appoggiare in alcun modo pensieri, azioni e organizzazioni violente e razziste.

Dopo l’attentato del 7 ottobre la situazione è precipitata velocemente, la manipolazione ideologica ha marciato in tutto l’Occidente dell’estrema destra neofascista e neonazista, inclusa quella della Penisola. È dei neonazi di Do.Ra. la solidarietà verso non tanto la resistenza della Palestina, quanto piuttosto per la fondamentalista Hamas, scambiata ‒ opportunamente ‒ per l’intera comunità palestinese.

L’avvallo al Movimento Islamico di Resistenza s’è registrato in altre zone europee, avvallo che con sé ha trascinato odio. Un’impennata antisemita, oscillando tra una quadruplicazione ed un’ottuplicazione degli attacchi agli ebrei europei, negli ultimi tre anni ha costretto l’Unione Europea a rafforzare strategie emergenziali per far fronte al fenomeno. Poco, però, è stato fatto nel concreto. Secondo rav Margolin, infatti, sarebbero quarantamila gli ebrei in fuga dal Vecchio Continente negli ultimi anni, con un picco che ha censito un aumento del 2.000% tra il 2023 e il 2025, per via dell’inasprirsi degli attacchi alla comunità.

Come intuibile, dal momento che non dobbiamo ridurre l’antisionismo all’antisemitismo, non possiamo eguagliare la critica allo Stato israeliano con l’odio antisemita. Purtroppo, secondo quanto riportato, la confusione è comune e l’UE si sta adoperando, stanziando anche finanziamenti cospicui, affinché la linea di demarcazione tra un concetto e l’altro non sia affatto labile, piuttosto ben visibile e per nulla asservibile a dinamiche razziste. Per comprendere appieno tali fines è obbligatorio conoscere a fondo la cultura ebraica, l’ebraismo e il sionismo.

מיהו יהודי ‒ Cosa rende un ebreo ebreo?

Chi è ebreo? Domanda assillante, intimamente identitaria. Non un problema dappoco, anzi! La complessità della questione deriva dal fatto che un ebreo può essere tale per un principio, non esserlo per un altro. Converrà, dunque, determinare l’ebraicità in base a quanto è stato posto sul tavolo a partire soprattutto dall’Ottocento con il periodo haskalahico (2), essendo diventata la domanda ancor più acutamente assillante con l’emancipazione degli ebrei in Europa e il loro inserimento crescente all’interno del tessuto sociale europeo.

Secondo i principi halakhici (3), è ebreo chi è figlio di madre ebrea. Essere ebreo è una questione etnica, non religiosa: la distinzione dovrebbe sussistere tra il giudaismo rabbinico (religione) e l’ebraismo (etnia), anche se questa fa fatica a farsi strada nel modus pensandi comune. L’ebreo può non credere, non seguire le mitzvoth (4), non rispettare lo Shabbath (5); ciononostante rimane sempre ebreo.

E non c’è certo un sol modo d’essere un ebreo religioso! Lungi dalla differenza tra sefarditi e ashkenaziti, tra i gruppi più rilevanti possiamo citare gli ortodossi, i riformati, i chassidici e gli haredim, tutte espressioni diverse dello stesso sostrato culturale.

Ciò che sorprende l’eurocentrico, però, è il laicismo ebraico. L’ebraismo è un’ortoprassi e come tale spazia dall’ortodossia più radicale all’ateismo militante. Come possiamo non ricordare, allora, che nel mondo degli Jehu’dim c’è il rabbinato femminile, troviamo rabbanim (6) transessuali e perfino atei? A parte ebrei non credenti famosi (Sigmund Freud, Primo Levi, Arturo Schwarz, Woody Allen …), è utile introdurre il pensiero umanista giudaico, citando l’ebreo inglese Baddiel, che nel suo Il desiderio di dio riporta un dialogo con un rabbino che gli aveva richiesto di accendere la menorah (7) fuori dalla sinagoga:

«Sono davvero spiacente di dirglielo» risposi, pensando che fosse opportuno dargli la brutta notizia con delicatezza, «ma sono ateo».

«Anch’io», disse lui allegro.

Non è un caso isolato: tra le associazioni ebraiche non teistiche più importanti e attive a livello globale si citano l’International Institute for Secular Humanistic Judaism e la Society for Humanistic Judaism. Senz’altro, padre di questo nuovo modo di coniugare ebraismo e ateismo è stato il rabbino statunitente Sherwin Wine, fondatore dello Humanistic Judaism, ma il suo pensiero è andato propagandosi anche nel mondo israeliano, dove il movimento esiste e attira vari hilonim (8).

אני יהודי אבל לעולם לא אהיה ציוני ‒ Antisionismo ebraico: Neturei Karta e Satmar

Non tutti gli ebrei sono religiosi, non tutti gli ebrei sono atei. Similmente, non tutti gli ebrei sono sionisti. A titolo esemplificativo, è interessante analizzare hic et nunc due delle espressioni più radicali dell’ebraismo ultraortodosso antisionista, i Neturei Karta (9) e il movimento Satmar (10). Pur essendo gruppi dalla struttura e dal substrato diversi, condividono la medesima matrice ideologica, il rifiuto incondizionato dello Stato di Israele, in quanto la sua fondazione sarebbe un atto di disobbedienza verso D-o.

Partendo dai primi, i Neturei Karta, nati a Gerusalemme nel ’35, hanno fatto dell’opposizione militante al sionismo prima, alla Medinat Israel‎ (11) poi la propria ragion d’essere. Secondo i Guardiani, infatti, soltanto il Messia è destinato a ricondurre il popolo eletto alla Terra Promessa; il sionismo avrebbe trovato terreno fertile grazie all’azione di Sammael, un’actio tutta volta a mettere alla prova gli ebrei, che avrebbe “forzato” la ricostituzione dell’Eretz Israel senza l’avvento messianico, sicché ogni sionista è considerabile dai Guardiani un agente di Satana. Più che una visio politica, ci troviamo innanzi ad un punto di vista teologico.

Passando all’altro esempio, con Satmar s’indica il potente gruppo chassidico d’origine ungherese. Anch’essi antisionisti religiosi, riconoscono come vincolanti le posizioni del fondatore, il rabbino Yoel Teitelbaum: sopravvissuto all’olocausto, ha elaborato una particolare teologia della punizione, secondo cui la Shoah sarebbe stata una giusta punizione di D-o verso un popolo colpevole di aver tentato di forzare la fine dell’esilio dalla Terra Promessa, sancito con la distruzione del Tempio nel 70 e.v. ad opera di Tito.

Pur essendo una ribellione verso il Creatore, lo Stato d’Israele è comunque dimora dei gruppi in questione: è un’apparente incoerenza, dato che vivono fisicamente in loco ma rinnegano la sovranità dello Stato. In mezzo alle comunità ultraortodosse, essi:

  • rifiutano la cittadinanza;
  • non votano;
  • ripudiano la leva;
  • sono “separati” dal resto della nazione, dimorando in quartieri a sé stanti, dotati di proprie sinagoghe, yeshivot (12) e tribunali rabbinici.

Nella logica dei Neturei Karta e del gruppo Satmar, dunque, lecito è risiedere nel territorio, illecito è sostenere il sionismo. Ivi dimorano per preservare la vera identità giudaica, in aperta opposizione al mondo sionista israeliano.

Benché queste forme possano apparire all’occhio occidentale quali estremiste, non possiamo sottostare alla logica dell’antisemitismo. Essi sono parte integrante dello spettro del giudaismo e vanno intesi nel più ampio ambiente religioso.

ציונות דתית, ציונות ללא דת ‒ Lo spettro del sionismo

Nella repubblica parlamentare d’Israele convivono le posizioni più disparate. Al di là dei già citati gruppi antisionisti e delle minoranze etniche, concentrandoci solo sugli israeliani la moltitudine è eterogenea. D’altronde, se il sionismo nacque come un movimento politico (nella Prima Conferenza Sionista di Basilea del 1897 la grande maggioranza dei partecipanti era ebrea laico-secolarizzata, molti erano atei o agnostici), oggi in Israele troviamo una forte componente sionistico-religiosa.

Primo gruppo da analizzare è quello haredi. Gli haredim, ebrei ultraortodossi, tra cui troviamo anche il gruppo Satmar e i Guardiani, seguono una vita estremamente rigorosa sul fronte religioso, separandosi nettamente dalla societas laica. Come visto, qui troviamo sia antisionisti sia non sionisti (nel senso che riconoscono soltanto alcuni aspetti dello Stato in cui vivono, senz’altro non il valore religioso) sia sionisti religiosi, che spesso accettano benefici statali senza partecipare attivamente alla vita politica dello Stato.

Sionisti religiosi sono i datiim leumiim (דתיים לאומיים), conformano la propria vita da ebrei osservanti con l’essere cittadini israeliani attivi. Non sono necessariamente favorevoli all’espansione d’Israele nei territori giordani ‒ e, anzi, una minoranza è a favore della convivenza pacifica con i Palestinesi, soprattutto nelle frange religiose sioniste di sinistra ‒ ma la corrente dominante è nazionalista-messianica, d’estrema destra religiosa, e attualmente al potere.

I cosiddetti masortiim (מסורתיים) sono i tradizionalisti. Questo gruppo israeliano si trova al centro, smezzandosi tra la religiosità e la laicità. I masortiim seguono le pratiche religiose più importanti, come quelle alimentari della kashrut (13) o l’osservanza dello Shabbath. Non declinandosi in un gruppo politico omogeneo, i masortiim presentano posizioni politiche diversificate: comunemente votano a destra e molti sostengono l’attuale governo di Netanyahu, altri sono favorevoli alla coesistenza con la Palestina, disposti a tollerare un compromesso capace di garantire sicurezza.

S’è già accennato agli hiloni, gli ebrei laici che rappresentano la maggior parte della popolazione dell’attuale terra d’Israele, circa il 40%. L’essere ebrei è per loro più una questione etnico-culturale che di dat (14). Nonostante si trovino hilonim postsionisti, richiedenti un sionismo laico e a favore della risoluzione di pace, e antisionisti, come i gruppi radicali marxisti o anarchici, i più sono sionisti in senso laico, vicini al sionismo laburista storico rappresentato dalle idee di David Ben Gurion.

זה לא בשביל גוים ‒ Districarsi nella complessità

Una pletora di denominazioni religiose (e non) interne: questo è l’ebraismo. Anche una brevissima indagine come quella testé presentata concede al goi (15) una panoramica tutta nuova su quella che comunemente ha scambiato, tramite la propria visione etica, per una religione. E abbiamo scalfito soltanto la punta dell’iceberg!

Alla fin fine, la traditio ebraica è ed è stata particolarmente versatile e profonda nel campo dell’interpretazione (soprattutto giuridica) dei propri testi sacri, un’altezza interpretativa che permise pure la nascita del cristianesimo. L’ebreo è portato per cultura a ragionare su sé stesso e sul proprio viatico, sia di popolo sia di individuo, è persino una mitzvah esplicita quella dell’educazione e dell’insegnamento spirituale e pratico da parte dei padri ai figli.

Appare così normale uno scontro tra idee ‒ e ideologie, talvolta ‒ all’interno della stessa denominazione religiosa. Ma è anch’esso un principio dell’ebraismo, se pensiamo al pilpul ‒ soprattutto se si parla di tradizione ortodossa (16) ‒ o allo stesso Talmud in generale, entro cui si nota la flessibilità della canna e non la rigidità del cedro, dove non esistono verità granitiche ma più verità.

Non è facile per un gentile comprendere una tale complessità, non è facile districarsi, ma oggi siamo obbligati. Il riduzionismo di certi media, superficiali e incuranti persino della differenza più basilare tra israeliani, ebrei, giudei e israeliti, porta alla disattenzione del mondo altro, sovente anche alla radicalizzazione figlia dell’ignoranza, in ultima istanza all’antisemitismo incondizionato, come se le colpe di una cerchia di governanti possano ricadere su un intero popolo, cotanto diverso internamente, cotanto diviso nelle opinioni. Casca a fagiolo un proverbio in tal caso: il diavolo sta nei dettagli.

 

(1) L’עברית è la lingua degli ebrei. Deriva dalla radice triconsonantica ע-ב-ר, designante l’attraversamento. Abramo per primo era soprannominato haIvri, poiché avrebbe attraversato il fiume Eufrate.

(2) Con il termine ‘השכלה’ (‘haskalah’) s’intende comunemente il cosiddetto “illuminismo” ebraico, movimento nato verso la fine del XVIII secolo in zona mitteleuropea, promuovente l’apertura culturale degli ebrei ai non ebrei e la riforma dell’ebraismo.

(3) L’הלכה (halakhah) è l’insieme delle norme morali e giuridiche regolanti la vita dell’ebreo. È stata ricavata dalla Torah scritta e da quella orale.

(4) Le מצוות sono i seicento tredici precetti, i “comandamenti” ricavati dalle Scritture che ogni ebreo osservante dovrebbe seguire. Il più importante catalogo dei precetti è quello del Ramban nel suo Libro dei comandamenti (ספר המצוות).

(5) Lo שבת è il giorno del riposo, dalla radice triconsonantica che indica il cessare e lo smettere.

(6) Plurale di ‘rav’ (‘רַב’), che letteralmente significa ‘grande’, indicando così l’importanza del maestro.

(7) La מנורה è il famoso candelabro a sette braccia.

(8) Un חילוני è letteralmente un ‘laico’, un ebreo secolare e non osservante. Non implica necessariamente che l’ebreo in questione sia ateo, ma sovente lo include.

(9) Espressione che mischia ivrit e aramaico (‘נטורי קרתא’) e che significa ‘guardiani della città’.

(10) Forma yiddish dell’attuale città romena di Satu Mare.

(11) ‘מדינת ישראל‎’ è l’espressione con cui s’indica lo Stato d’Israele, da non confondere con ‘ארץ ישראל’ (‘Eretz Israel’) con cui s’intende il territorio biblico.

(12) Le ישיבות sono accademie rabbiniche dove i maschi studiano i trattati talmudici e la Torah.

(13) Con ‘כשרות’ (‘appropriatezza’) si designano le pratiche alimentari che un ebreo osservante deve seguire, mangiando esclusivamente cibi puri, kosher (כשר).

(14) La דת è la religione, l’insieme di pratiche e credenze.

(15) Con ‘גוי’, letteralmente ‘popolo’ o ‘nazione’, s’indica in contesto ebraico il non ebreo.

(16) Il פלפול è un metodo di studio talmudico logico-deduttivo ideato per la risoluzione di (apparenti) contraddizioni nel Talmud. Dalla lettura di un brano nelle yeshivot si passa all’individuazione delle incoerenze interne per poi costruire la soluzione che possa tenere insieme posizioni tra loro divergenti. È un metodo presente soprattutto nelle yeshivot ortodosse ma non è accettato dalla totalità del mondo giudaico.

 

Fonti

קרן־קרץ, מ .2017. חומות של הפרדה – Walls of Separation: נטורי קרתא ועיתוניהם בתקופת קום המדינה. Kesher קשר 50: pp. 71-88

Cohn-Sherbok, D. & Cohn-Sherbok, L. 2017. Breve storia dell’ebraismo. Tr. it. di C. Martone. Bologna: il Mulino [edizione inglese del 1994]

Tedeschi, G. 1963. Chi è ebreo. La Rassegna Mensile di Israel 29(3/4): pp. 102-112

Baddiel, D. 2024. Desiderio di Dio. Chi non vorrebbe che esistesse? (il). Tr. it. di F. Cremonesi. Milano: Altrecose [edizione inglese del 2023]

Küng, H. 1995. Ebraismo. Passato presente futuro. Tr. it. di G. Moretto. Milano: BUR [edizione tedesca del 1991]

Giuliani, M. 2017. Filosofia ebraica (la). Brescia: Editrice Morcelliana

Savy, P. 2021. Storia mondiale degli ebrei. Tr. it. di M. Sampaolo. Bologna-Roma: Laterza [edizione francese del 2020]

Lamm, N. 1971. The Ideology of the Neturei Karta: According to the Satmarer Version. Tradition: A Journal of Orthodox Jewish Thought 12(2), pp. 38-53

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