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UNA GUIDA SBAGLIATA PER PARLARE PACATAMENTE DI CINECOMICS: PARTE II

Mescolare ulteriormente il miele con la medicina amara è inutile: i cinecomics sono film brutti, se non addirittura terribili. Per evitare un’eccessiva dispersività, credo sia utile fornire esempi e procedere argomentando per punti una critica che, in caso contrario, rischierebbe di essere assimilata ad una lamentela priva di fondamento.

  1. PROTAGONISTI. È incomprensibile come milioni di spettatori siano riusciti ad appassionarsi a personaggi talmente inconsistenti e falsi, da causare fastidio ogni volta che viene data loro la parola. Storie sempre mosse dalle spinte emotive più banali, le figure umane e super-umane che abitano i cinecomics intrecciano le loro azioni pensando, parlando ed evolvendosi seguendo una sceneggiatura che pare essere stata scritta da un adolescente. I personaggi, resi ormai la goffa parodia dell’attore che li interpreta, non dimostrano mai comportamenti sensati o anche solo logici, in favore di un preferito script di sentimenti ormai fissati canonicamente. Esempio – I membri che compongono la Suicide Squad, i due protagonisti del recente Batman v Superman, il dio Thor, Doctor Strange e altri ancora, sono tutti personaggi piatti, incoerenti o stereotipati.

  2. VILLAIN. Se quello che è stato detto riguardo ai protagonisti può essere considerato come una relativa generalizzazione, i villain del mondo supereroistico diventano l’apice della banalità. La conquista del mondo, la naturale inclinazione alla malvagità, qualche flashback che mostra un passato duro e difficile: la scelta non è ampia, e i due colossi cinematografici non perdono certo tempo ad approfondire elementi così trascurabili come il carisma dell’antagonista… Esempio – Basta citare i dimenticabili villain dei film Doctor Strange, Spider-Man: Homecoming, Suicide Squad, Iron Man 3: macchiette più che personaggi, inseriti frettolosamente con il solo scopo di offrire un avversario ai protagonisti.

  3. STORYLINE. Che il cinecomics sotto analisi rimanga fedele al fumetto oppure se ne discosti, è sempre un divertimento contare i buchi di sceneggiatura e le conseguenti forzature introdotte pur di portare a termine la vicenda. Esempio – I finali di Batman v Superman e Civil War, che sciolgono nodi di trama cardine in scene da pochi secondi, non credibili e incoerenti.

  4. SERIETÀ E ILARITÀ. Mentre in casa Marvel è più usuale lo sfruttamento di scene comiche o demenziali, casa DC ha invece optato fin da subito per un clima più cupo e impegnato; in entrambi i casi la scelta appare perseguita in modo così disastroso da diventare involontariamente parodistico. Se l’ilarità di Marvel avrebbe potuto essere una buona idea – prima che sfondasse le barriere della decenza cannibalizzando anche quei momenti che richiedevano una sana dose di maturità cinematografica – è davvero insopportabile la finta serietà di casa DC, che si nasconde dietro alle presunte tematiche della politicizzazione dell’operato dei supereroi alla ricerca di un contesto austero e severo, che di credibile non ha neppure gli intenti. Esempio – Per chi avesse voglia di leggere un capolavoro fumettistico abitato da supereroi, realmente inseriti in un contesto politico complesso e credibile, consiglio la lettura di Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, ed esorto a cogliere le differenze con i lavori cinematografici di DC, tra cui il già citato Batman v Superman. Nello schieramento Marvel, personaggi come Iron Man, Thor o Spider-Man, pur richiedendo un tono scanzonato per la loro stessa natura, concorrono nella trasformazione dei film a loro dedicati in autentiche pagliacciate per infanti.

  5. SOLDI. Quella cinematografica è una vera e propria industria, che non potrebbe esistere se registi e produttori non pensassero al profitto, oltre che all’arte. Tuttavia produrre decine di film in pochi anni, sfornare pellicole con il solo scopo di introdurre un personaggio utile alla trama di eventi successivi, produrre reboot di altri reboot con il scopo di ricostruire la storia di un personaggio, già visto e conosciuto perché presente in altri cinecomics precedenti… propende un po’ troppo verso la macchina dei soldi, a discapito del lato artistico, troppo penalizzato. Esempio – Il MCU, per il compimento del proprio progetto, ha sfornato diciassette titoli in dieci anni, dal 2008 al 2017, con altri sei film in cantiere previsti entro il 2019:  dati che si commentano da soli.

  6. FAN BASE. Sebbene non sia una critica direttamente imputabile ai prodotti cinematografici nel mirino, non è possibile sorvolare sulla fanbase malata che Marvel e DC sono riuscite a costruirsi e ad aizzare come un addestrato esercito privato contro qualunque detrattore del loro operato. Il dialogo e l’analisi sono state così tabuizzate, che il solo scriverne mette in serio pericolo l’incolumità dell’autore della critica…

  7. ARTE. L’amore per il cinema nasce in modo genuino e spontaneo in quanto capace di unire, trasmettere idee, sentimenti, emozioni, e soprattutto arricchire emotivamente e intellettualmente. Nonostante qualche rarissima eccezione il sentimento che rimane, dopo la visione di qualunque cinecomic, è quello di aver assistito ad un groviglio di fredda emotività tristemente preconfezionata, ove il marketing domina incontrastato.

Ciò che rende davvero tristi, è ascoltare le ormai ben note difese di queste operazioni commerciali contro gli spettatori più critici, tacciati di boriosità e arroganza, giudicati incapaci di sapersi divertire con un buon film e accusati di bere costosi whisky di fronte alle sole pellicole di Godard, Lynch o Bergman.

La verità non potrebbe essere più lontana, il vero nemico contro cui questo articolo vuole scontrarsi non risiede nel cinecomic in sé, ma nella tendenza ad alimentare un mercato macina soldi – addestrato per sfornare dozzine di titoli meno che mediocri – saldo nella certezza che una massa numericamente mostruosa  sia pronta a rimpinguare di soldi la cassaforte ad ogni prodotto terminato. Polarizzare le discussioni su questi prodotti e credere che siano questi i cosiddetti “film belli” è la morte del cinema.

Il cinema può avere infinite declinazioni ed essere quindi anche svago, leggerezza e semplicità; tuttavia è fondamentale, se non necessario, che fra tutte le sfaccettature sopra citate svetti fiero e incontrastato il valore prettamente artistico dell’opera.

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FONTI

Visione diretta
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CREDITI

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UNA GUIDA SBAGLIATA PER PARLARE PACATAMENTE DI CINECOMICS: PARTE I

2008 e 2013, due anni che dovrebbero essere relegati nei libri di storia come “i giovedì neri” del cinema, in quanto hanno visto la luce rispettivamente il primo capitolo dedicato al vendicatore Iron Man e Man of steel, il reboot che vedeva come protagonista Superman. Il mondo conosce la nascita del MCU (Marvel Cinematic Universe) e del DCEU (DC Extended Universe), due enormi franchise legati al mondo fumettistico costruito, nel corso di decenni, dai colossi Marvel Comics e DC Comics. Ma procediamo con ordine.

È da subito necessario correggere chi sia convinto che i cinecomics abbiano avuto una nascita relativamente recente: basta scavare nella propria memoria o spulciare qualche sito internet per accorgersi di come la storia cinematografica abbia conosciuto, nel corso degli anni, un numero consistente di pellicole legate al mondo dei supereroi. Partendo dai Batman di Tim Burton collocati alla fine degli anni ‘80, si può poi ricordare lo Spider-Man di Sam Raimi, la prima trilogia dedicata agli X-Men, i primi due capitoli de I Fantastici Quattro, l’Elektra del 2005 e altri ancora.

Tuttavia, mai come in questi ultimi anni le bocche di moltissimi cinefili – tali o presunti, – si sono riempite di parole spese in difesa dell’attuale cinecomic: chiunque frequenti blog, pagine Facebook o semplicemente gruppi di amici che si interessano di cinema, non potrà essere sfuggito alle inevitabili discussioni, che vedono le pellicole “supereroistiche” protagoniste assolute e incontrastate. Ciò che è lecito chiedersi è dunque la ragione di tale tendenza.

Sotto un primo punto di vista un plauso per i colossi Marvel e DC è d’obbligo; l’idea di costruire un universo cinematografico costellato da film allo stesso tempo indipendenti e interconnessi si è rivelata vincente, assicurando guadagni spropositati ai due studi cinematografici, sebbene sia necessaria una distinzione che renda giustizia all’operato di casa Marvel. È stata quest’ultima, infatti, ad avere lanciato per prima l’ambizioso progetto nelle sale, seguita (nemmeno troppo presto) dalla collega DC, che ha dimostrato di essere “l’invitata ritardataria” che non ha avuto il tempo necessario per vestirsi in modo elegante al ballo di fine anno. Fuor di metafora, i prodotti sfornati da “mamma” Marvel sono generalmente i più apprezzati, così come l’universo da lei creato, a dispetto degli ancora pochi (e per lo più disastrosi) titoli schierati da casa DC.

Tornando ai meriti di cui possono fregiarsi le due casate, oltre ad una campagna marketing massiccia, sono molte altre le scelte che hanno aiutato la diffusione dei cinecomics da loro prodotti, tra cui: il cast di attori dal “muscolo scolpito”, il tono leggero e amichevole che richiama spettatori appartenenti a fasce d’ età trasversali e il saper “ammiccare” all’appassionato delle vicende fumettistiche, conquistandolo.

Contemporaneamente un’altra arma vincente è stata il presentarsi come prodotti comprensibili anche dai profani, da chi non ha mai sfogliato un albo Marvel o DC. Tutte le decisioni sopracitate hanno contribuito a rendere i cinecomics un vero e proprio fenomeno cinematografico, polarizzando di fatto l’attenzione di milioni di spettatori, per interi anni, verso l’evolversi delle vicende narrate nei due differenti universi.

Se questo fosse uno spazio dedicato all’analisi delle strategie di marketing relative alla creazione, produzione e pubblicizzazione dei cinecomics, non avrei problemi a “togliermi la bombetta” con atteggiamento riverente, tuttavia non è questo il fine. Se è chiaro in che modo Marvel e DC stiano investendo ogni loro forza nel confezionare titoli che venderanno, con una certezza tale da sembrare una legge matematica, molto più difficile è capire perché questi film piacciano o, cosa che desta ancora più stupore, perché stiano raccogliendo il favore della massa da così tanti anni.

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FONTI

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