Colloqui di lavoro – Conta l’impressione o le capacità?

I colloqui di lavoro sono la finestra per la stabilità del domani, perciò indietro le maniche e curriculum in mano.

 

Lavoro. Parola derivante dal termine lavorare, con la quale si intende l’applicazione di un’energia (umana, animale o meccanica) al conseguimento di un fine determinato (http://www.treccani.it/vocabolario/lavoro/ ). Nella vita di tutti i giorni, lavorare è quel qualcosa che viene visto necessario per la propria crescita, ma ancora prima per la propria sopravvivenza; singola o familiare.

Da bambini è consuetudine sentirsi chiedere «che lavoro vorresti fare da grande?» e subito si pensa a quegli impieghi quasi da sogno che albergano nei cassetti dei comodini.

I giovani sono la risorsa su cui certamente vale la pena investire, produttivamente parlando. Tuttavia, in Italia lo scenario è desolante: i nostri giovani sono perlopiù disoccupati e, tra questi, i più motivati hanno forti intenzioni migratorie verso altri Stati.

Perché accade questo? C’è dell’altro? Oltre agli squilibri derivanti dalla crisi economica esplosa anni fa, per quale motivo i ragazzi e le ragazze nel fiore dei loro anni non riescono ad affacciarsi con successo nel mondo lavorativo?

Tra le molteplici cause, può essere annoverato l’atteggiamento che i ragazzi stessi hanno nei confronti di questa realtà. Si possono pensare quattro grandi categorie di ragazzi in cerca di lavoro: i primi sono quelli demotivati, che hanno perso la speranza di avere un “sì” da un qualunque datore di lavoro, sia a causa dei troppi colloqui di lavoro fallimentari alle spalle sia in virtù del sentito dire, in particolare dai media; i secondi sono coloro che non hanno voglia e che ancora preferiscono lo svago alle responsabilità; i terzi sono gli studiosi, scusati o meno dal fatto di avere troppo poco tempo persino per studiare; e, infine, ecco i giovani motivati, che non perdono la speranza dopo qualche rifiuto e che ci provano ancora per andare avanti.

La motivazione è il sale della ripresa economica, sia nella vita del singolo sia in quella della comunità tutta. Il primo grande sforzo è avere un pensiero positivo, grazie al quale ci si avventura con la convinzione che il lavoro c’è, basta saperlo cercare, nonostante le batoste ricevute.

In questo mondo ormai tecnologico tale ricerca è molto più semplice di quanto potesse esserlo tempo addietro: basta avere la pazienza di girare un’ora al giorno su qualche sito web che le domande non mancano a farsi trovare. Una volta scovata la proposta di lavoro, la scelta di presentarsi di persona o con un curriculum digitale sta al candidato.

All’invio del curriculum segue il colloquio di lavoro, una sfida impegnativa da cui che determina l’impressione che si lascia nelle menti di chi ci si troverà di fronte riguardo a sé stessi e alle capacità lavorative che si avranno alle spalle.

Non si dimentichi che oltre alle esigenze del candidato vi sono quelle dell’impresa decisa ad assumere. E, in quest’ottica, si tenga presente che il fulcro attorno al quale il mondo del lavoro ruota è il denaro. Di conseguenza, assumere qualcuno con esperienza è senz’altro più vantaggioso perché comporta maggiore efficienza e meno danni.

Ed ecco che nasce quel filone di giovani rassegnato e demoralizzato, piegato ancora una volta dal pensiero “non posso trovare lavoro senza avere esperienza, ma se non lavoro non potrò mai averne”. È un circolo vizioso a cui i ragazzi motivati rispondono con ingegno e, qualora possibile, mediante stage lavorativi, eventualmente gratuiti, che facciano gola al curriculum, oppure alla ricerca di nuove località estere dove sperimentare che il più delle volte poi si vedono diventare le nuove dimore delle giovani menti italiane.

In conclusione si può dire che il colloquio di lavoro sia una vera e propria finestra tra il mondo del giovane spensierato e il ragazzo pronto a tirarsi indietro le maniche per sporcarsi le mani.

Lo studio è fondamentale per accrescere la mente e la persona, ma la forma dell’uomo si basa dalle esperienze che questi carica nel proprio.

 

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