“Milano città d’acqua”, un tuffo nel passato.

 

Un suggestivo pomeriggio inaspettatamente di pioggia fa da cornice alla magia di una mostra fonte di piacevoli scoperte e zampillanti curiosità, “Milano città d’acqua”, rimasta in esposizione a Palazzo Morando in via S. Andrea dal 6 novembre al 14 febbraio.

150 fotografie d’epoca, documenti e vario materiale cartografico testimoniano un’epoca non così lontana ma che tuttavia sembra ormai remota e irrimediabilmente perduta, quella di una Milano acquatica e romantica, d’altri tempi, non meno degna di città come Amsterdam o Stoccolma, traboccante di acqua e di vita e fonte di ispirazione continua per invenzioni idrauliche – come i progetti di Leonardo da Vinci.

Il passato acquatico di Milano riemerge innanzitutto dai numerosissimi toponimi che fanno riferimento alla presenza dell’acqua attorno cui ruotava la vita e si è conformata la città nel corso dei secoli: via Pontaccio, via Laghetto, via Pantano, piazza Fontana, Molino delle Armi… gli esempi si possono sprecare -come l’acqua! -, soprattutto in una città sorta come un crocevia che ha utilizzato fin dagli albori l’acqua in funzione difensiva con dei fossati – così era nata la “cerchia interna dei Navigli”, oltre che per scopi di irrigazione- o per la comunicazione con opere di canalizzazione. L’opera più grande sotto questo punto di vista risale al Basso Medioevo quando la Martesana e il Naviglio Grande furono resi navigabili, così da mettere in comunicazione la città con il Lago Maggiore e il Lago di Como. Il collegamento con Pavia avveniva invece grazie al Naviglio Pavese, lungo 33 km e intervallato da 14 conche, sorta di “ascensori” per navi tali da risolvere il problema della navigazione lungo dislivelli acquatici nonché ingegnose invenzioni idrauliche ad opera di menti meneghine nel XV secolo, il cui meccanismo è oggi alla base del funzionamento del canale di Panama. E ancora, l’acqua opportunamente convogliata in macchinari e mulini era fondamentale in una città definita “gran fabbrica” per la produzione tessile o metallurgica, quest’ultima in vista della fabbricazione di armi – da cui Molino delle Armi appunto.

Una Amsterdam nel cuore della Lombardia dunque, se si pensa che nel 1888 si registrava la presenza di ben 124 canali! Per non parlare della traboccante presenza di acqua nella città in numerosissime forme, immortalate in splendide foto d’epoca: fontane, vasche all’aperto, piscine, lavatoi, alberghi diurni e docce pubbliche.          

Sublime il gruppo fotografico che immortala i numerosi ponti presenti in questa Milano di altri tempi, tali da renderla non meno romantica di una città come Venezia. Al centro di una sala troneggia la statua in metallo di una sirenetta, che doveva decorare proprio il cosiddetto ponte delle Sirenette. Gli altri ponti congelati in questi scatti d’epoca erano quelli di via Laghetto, degli Olocati, dei Medici e di via Montebello – quest’ultimo in particolare ha costituito una fonte di ispirazione per gli artisti nello studio di statue, capitelli e bassorilievi, ma anche per coloro che volevano cimentarsi… nell’arrampicata!

E per quanto riguarda le fontane? Fino agli anni Venti se ne potevano contare solo 17 in tutta la città, poi via via zampillarono sempre di più e più numerose soprattutto in epoca fascista, vinta la diffidenza nei loro confronti da parte dei milanesi notevoli “risparmiatori” d’acqua. Furono istituite a scopo decorativo, celebrativo, ma anche ludico come svago per i bambini. Protagoniste di questi scatti d’epoca sono le fontane di via Farini, Piazza Duca d’Aosta, piazza Wagner, piazza De Angeli, quella delle “Quattro stagioni” in piazza Giulio Cesare – che subì gravi danni nell’attentato a Vittorio Emanuele III – e l’iconica “torta degli sposi” davanti a Castello Sforzesco. Per non parlare di quelle ottagonali a scopo terapeutico in virtù della loro acqua mineralizzata in viale Piceno o in piazza S. Angelo dove è ritratto in una scultura S. Francesco ed è inciso sui bordi della vasca un verso del Cantico delle creature dedicato proprio a questo elemento – “utile et humile et pretiosa et casta”. Infine, la fontana in piazza S. Babila che raffigura il ciclo dell’acqua, lo sapevate?

 

“Milano città d’acqua” è anche una notevole fonte di curiosità: sapevate che si disputavano delle gare di nuoto nel Naviglio? A fine Ottocento hanno luogo le prime durante il periodo più freddo dell’anno, i giorni della merla e in seguito, divenuto il nuoto disciplina olimpica, vi sono competizioni meglio organizzate: la prima edizione delle popolari di nuoto disputata nel 1913 ha come premio finale la coppa Scarioni, dal nome del suo ideatore da cui l’omonima piscina. Vi sareste mai potuti immaginare che l’Arena avesse ospitato delle naumachie come il Colosseo a Roma? O che per vent’anni fino al 1929 dei barconi solcando le acque dei canali avessero portato al Corriere della Sera nella sua sede in via Solferino 28 i rotoli di carta necessari alla stampa del giornale, che nelle prime edizioni constava di soli 4 fogli per 3000 copie? O, ancora, che la prima piscina in Italia e i primi campionati italiani di tuffi avessero avuto luogo proprio a Milano, negli splendidi Bagni Diana, immortalati in scatti unici mentre dei ragazzi si tuffano? E cos’è la “foca barbisa”? Un tram che negli anni Venti, grazie ai suoi spruzzi, era adibito alla pulizia dei binari e della città! E l’“ermanfibio”? Un’invenzione del 1785 dei fantasiosi fratelli Gerli, ispirati dai disegni leonardeschi, che avrebbe permesso agli uomini di camminare sull’acqua… E le “vedovelle”? Sono le caratteristiche fontane della città meneghina, verdi con il rubinetto dorato a forma di testa di drago, così dette per il costante filo di acqua che scorre incessante come il pianto di una moglie rimasta senza marito

La magia di questa Milano acquatica e romantica con i suoi numerosissimi canali sembra terminare a fine Ottocento e nella primavera del 1930 con l’interramento indetto dal governo Mussolini per motivi di sanità pubblica e di viabilità, che proseguirà negli anni ’60 – suggestivi gli scatti della copertura della Martesana in Via Melchiorre Gioia a questo proposito. Afferma Emilio Gadda: “E’ la Milano che dispare, quale la lasceremo non era e qual era neppure la ricordo”.

Perfetta a chiudere l’esposizione è una malinconica affermazione di Delio Tessa che inevitabilmente suscita rimpianto e nostalgia di un’atmosfera e di una magia di una Milano d’altri tempi ormai perduta: “per me – ve lo dico senz’altro– si è sbagliato tutto”.

Per chi fosse interessato a una navigazione nel passato della città meneghina sul web, ecco il link della pagina Facebook ufficiale di “Milano città d’acqua”: https://www.facebook.com/Milano-città-dacqua-1717467888540468/?fref=ts. Stay tuned!


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