Marvel vs DC: il diverso approccio ai cinecomics

Le sale cinematografiche sono, da alcuni anni a questa parte, invase dai cosiddetti cinecomics, film tratti dai fumetti; nel caso specifico quelli dei super-eroi delle due celeberrime case di produzione. Sia Marvel che DC si sono impegnate nella creazione di un universo cinematografico che possa riprodurre quello cartaceo. Sebbene non ci sia paragone nel numero di pellicole prodotte, sono già evidenti i diversi approcci alla questione.

NelMarvel Cinematic Universe” (MCU) troviamo, grazie all’incredibile e senza precedenti lavoro del produttore Kevin Feige, ben 13 film già distribuiti e 9 annunciati, a partire da “Iron Man” del 2008, e 8 serie, di cui 4 devono ancora uscire. La DC impallidisce al confronto, potendo vantare nel suo “extended universe” solo 2 film già usciti, “Man of Steel” e “Batman v Superman”, un terzo in uscita ad Agosto ed 8 annunciati. Le serie tv invece non fanno parte della continuity, ma ne costituiscono un’altra.

Dopo questa pioggia di nomi e numeri passiamo all’indagine dei diversi approcci alla materia. Produttori e scrittori non devono essersi trovati di fronte ad un lavoro per niente semplice nel trasferire l’infinita mole di fumetti, fra saghe fuori continuity, universi paralleli, what if e reboot, all’interno di pochi singoli film. Personaggi che fanno ormai parte dell’immaginario comune e che grazie proprio a questa mole immensa possono dire di aver vissuto infinite avventure non possono accontentarsi certo di qualche ora sullo schermo per essere precisamente delineati.

L‘approccio Marvel, ben più definibile grazie al numero di film prodotti, mira scopertamente a concentrarsi sulla parte “infantile” e disimpegnata della narrazione supereroistica. I loro film sono veri calderoni, mix di tutte le emozioni possibili che stordiscono lo spettatore e lo appagano, anche se forse scorreranno via dalla pelle subito dopo la visione. Rispetto alla materia fumettistica il rapporto è di grande distacco. I personaggi sono stati quasi tutti apertamente rimaneggiati ed adattati ad un universo che doveva accoglierli tutti il più coerentemente possibile. Nei film non vi è quasi alcuna traccia di particolari opere, graphic novel o saghe cartacee. Le fonti sono viste quasi unicamente come riserve da cui attingere spunti diversi che non puntano minimamente alla riproduzione o all’adattamento ma ad un completo assorbimento. Gli unici film dove emergono alcune basi maggiori sono chiaramente quelli corali, i due “Avengers” e l’ultimo “Civil War”. Proprio in riferimento a questo film diventano più chiari i due cardini del trattamento Marvel. La riflessione proposta dalla saga fumettistica verteva sul senso di responsabilità che un super-eroe deve avere, sul diritto di porsi sopra la legge e su altre tematiche che orbitano intorno a questi complessi personaggi. Il film riduce questa trattazione a poche scene all’inizio, inserendo poi motivi completamente autonomi nella storia che ne alleggeriscono nettamente il portato, riproponendo ancora l’andamento già enucleato: storie leggere e non impegnate e indipendenza dalle fonti letterarie.

La DC per adesso si distingue nettamente assumendo atteggiamenti esattamente all’opposto. I toni sono cupi, opprimenti, grim. I personaggi molto spesso si lasciano andare a riflessioni impegnate e più complesse e l’impianto generale tenta di proporre film che si distacchino dall’etichetta di “blockbuster” e che si presentino come film veri. Non è detto ci riescano sempre. Questo atteggiamento potrebbe essere visto come la necessità commerciale di distaccarsi dalla linea Marvel ponendosi agli antipodi, ma in realtà esisteva già nei film su Batman di Christopher Nolan, quando l’Universo Marvel non aveva ancora la forma che ha oggi. Nei film ufficiali dell’extended universe emerge anche un diverso rapporto con le fonti, evidente soprattutto in Batman v Superman. La scelta è stata quella di attingere ai fumetti più famosi, soprattutto opere auto-conclusive o brevi saghe, oltre che per le trame anche per le immagini utilizzate. Nel film vengono adattate le trame di “The Dark Knight Returns”, capolavo di Frank Miller, e del ciclo “The Death of Superman”, ma vengono usate immagini tratte da “Superman: Red Son” e viene preparato il terreno ad una riproposizione di “Injustice: Gods Among Us”. È quindi chiaro il tentativo di avere un rapporto più diretto con le fonti e che possa attirare un pubblico appassionato dei fumetti, ma anche uno che non li conosca, mediando così con un passato pieno di grandi opere da cui trarre film se possibile ugualmente belli.

I due approcci a confronto rivelano tutte le loro differenze, permettendo fortunatamente a chiunque di trovare in questo grande numero di film la mentalità che più gli appartiene.


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