Dovremmo essere tutti femministi: ecco perché

Dovremmo essere tutti femministi è uno di quei libri che può cambiare una vita. Per chi crede nella parità queste poche pagine sono talmente significative da essere indispensabili. Il saggio, pubblicato in Italia nel 2014, è adattamento di un discorso che la stessa autrice Chimamanda Ngozi Adichie ha tenuto per TedX nel Dicembre del 2012.

(Qui potete trovare il discorso completo)

Le parole di Chimamanda hanno avuta una eco mondiale anche perché Beyoncé ha inserito parte del discorso di Adichie nella sua canzone Flawless.

La parola Femminista non è da considerarsi una parolaccia e il breve saggio comincia proprio col descrivere la fiumana di pregiudizi negativi che circondano il femminismo. Nell’immaginario collettivo, infatti, le femministe sono viste come donne brutte, sole e quindi infelici, come donne che non si depilano e che non usano il deodorante, come donne che odiano gli uomini.

Ma non è così;  il Femminismo, quello vero, quello delle suffragette, di Virginia Woolf e di Chimamanda non vuole che il genere maschile venga subordinato a quello femminile. Il femminismo chiede e desidera parità sociale, politica ed economica tra i sessi. Per questo è importante che uomini e donne marcino insieme a favore dei reciproci diritti e in difesa della dignità umana.

http://www.cosebellemagazine.it/wp-content/uploads/2017/01/men-womens-march.jpg

Dopo aver spiegato cosa significa essere femministi, l’autrice presenta esempi per dimostrare a chi non ci crede che è ancora necessario nel ventunesimo secolo parlare di discriminazione nei confronti di quello che per anni è stato definito il secondo sesso. Racconta di come a lei da bambina fu negata la possibilità di essere capoclasse, nonostante fosse la più brava tra tutti i suoi compagni. Solo perché femmina e le femmine, si sa, non posso comandare. Le femmine che comandano sono una minaccia per la virilità dell’uomo. La percentuale delle donne ai vertici di grandi aziende è, infatti, decisamente inferiore alla corrispondente percentuale maschile e laddove esista una donna leader, essa percepisce molti meno soldi dei suoi colleghi maschi, nonostante le mansioni siano le medesime.

Lo sguardo di Chimamanda si concentra soprattutto su episodi di discriminazione autobiografici vissuti in Nigeria, il suo paese d’origine. La situazione discriminatoria e svilente riguarda però tutte le donne del mondo, anche quelle che vivono nei paesi più avanzati e progressisti (vedi alla voce America). Racconta di donne destinate a sentirsi perennemente colpevoli. Colpevoli per il loro essere donne e ancora più colpevoli per il loro essere emancipate. Si pensa, infatti, che l’emancipazione della donna scalfisca l’uomo tutto d’un pezzo, infliggendo una ferita incurabile sulla parete della sua virilità. Quello che mai si dice è che a render l’uomo estremamente fragile è proprio la costrizione alla virilità.

Così come viene insegnato alle bambine ad essere accondiscendenti, a restringersi per l’uomo come calzini dopo un lavaggio sbagliato, ad avere come ambizione più grande il matrimonio, si tende ad educare i maschietti ad essere forti, invincibili, potenti. Si dice loro che mostrare le debolezze è sbagliato, che gli uomini veri non hanno paura, che quelli che piangono sono come femminucce ed essere femminucce, si sa, è un’offesa. La virilità alle volte è un’imposizione, una gabbia che immobilizza l’uomo, lo snatura, lo disumanizza. Più si obbligano gli uomini a essere forti, più saranno deboli e più ci si aspetterà che le donne siano crocerossine, pronte ancora una volta a farsi da parte per risanare l’ego dell’uomo.

Le parole di Chimamanda ci dimostrano quanto le idee correnti sul genere siano ancora estremamente obsolete, impolverate e soprattutto claustrofobiche. L’unica soluzione possibile è l’educazione, una cultura che finalmente possa insegnare a bambini e bambine che nonostante biologicamente siano estremamente differenti, la loro dignità umana ha lo stesso peso. I loro sentimenti, sogni, speranze, emozioni così come le loro abilità non dipendono dalla produzione di testosterone. Non c’entrano niente con il genere. Solo quando si inizierà a prendere distanza dalla logica malata che inserisce gli esseri umani in gerarchie assassine, si potrà dire di vivere in un mondo civile e attento alla parità. Ecco perché TUTTI, uomini e donne, dovrebbero essere femministi.

Dovremmo essere tutti femministi è composto da solo 41 pagine, si legge in un’ora di tempo ed è scritto con un linguaggio popolare, ironico ed accessibile a tutti. Per questo potrebbe essere un buon punto di partenza per chi vuole avvicinarsi a queste tematiche.

Crediti immagini: Immagine 1, Immagine 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il primo evento che celebra il digitale in tutti i suoi ambiti

13-16 maggio 2021
Esplora il calendario e partecipa gratis agli eventi online