Disegnare un racconto, si può?

Esiste un confine esatto tra le arti?
Esiste un filo forse, un filo che, in qualsiasi tipo di produzione artistica ci ricorda che quest’ultima non è mai fine a se stessa, non è mai sola.
Ed è così che ogni opera scritta porta con se una visione, una musica, un’immagine, è così che ogni dipinto porta con se un dialogo già vissuto, un storia raccontataci solo dal nostro animo.
Lo sa bene la fumettista francese Julie Maroh, che in un freddo marzo 2010 dà vita a “Le blue est une couleur chaude” dove ci narra, attraverso splendide immagini, i ricordi strazianti di una vita troppo presto spezzata.
La sua Graphic Novel, così possiamo etichettarla, tesse la storia di Clèmentine, attraverso l’espediente narrativo del suo diario, letto però dall’altra protagonista della storia, Emma, una volta che Clem ha “ormai lasciato questo mondo”

“Amore mio, quando leggerai queste parole avrò già lasciato questo mondo.”

Tra i dialoghi a fumetto e le parole confuse scritte sulle pagine di questo diario ci sono loro, legati indissolubilmente al racconto dal filo di cui parlavamo prima, particolarissimi disegni, dove un insistente bianco e nero lotta, inutilmente, per resistere, come le emozioni della protagonista, ad un blu sempre più caldo.
Ad essere azzurri sono i capelli di Emma, incontrata da Clem come si incontrano le cose migliori, per puro caso, in una strada grigia e piena di nulla.
Mano a mano che nei ricordi di Clem entra Emma, mano a mano che la loro storia d’amore si accende, quando sempre più riesce a liberarsi dai pregiudizi che incombono su di lei come grossi macigni… Ecco che arriva il blu, l’azzurro, con prepotenza, inarrestabile, esplosivo, tra le pagine scure di questo piccolo grande capolavoro.


E’ nel colore, più che nelle parole (o perlomeno a loro sostegno) che quest’artista decide di esprimersi, è nel disegno che crea il suo personalissimo focus, disegno nel quale i corpi femminili, quelli che Clem inizia a scoprire, che l’artista decide di concedersi maggior precisione.
E a dimostrazione di come ogni arte si mescola e vive con l’altra, nel 2013 Abdellatif Kechiche trasforma questo fumetto in un film, “La vie d’Adèle” vincitore della Palma d’Oro al festival di Cannes 2013.
Clem diventa Adele, interpretata dalla giovanissima Adèle Exarchopulos, Emma rimane Emma, interpretata dalla più che mai azzurra Léa Seydoux.


La stessa scrittrice sarà in dubbio su alcune scelte di regia, a dimostrazione di come l’arte nasca da un nucleo ma poi viva di vita propria, di come riesca a volare da sola e staccarsi molto dal nido; sia nella trama che, come in questo caso, in alcune scelte concettuali.


 

FONTI
Wikipedia


 

 

 

 

 

 

 

 

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