Aiutare il clima dando un prezzo alle emissioni, intervista a Marco Cappato

Il 1995 fu decisamente un anno all’insegna del progresso. La Microsoft lanciò il primo sistema operativo destinato al grande pubblico e la Sony presentò al mercato europeo la prima Play Station. Sempre nel 1995 si tenne, inoltre, la prima Conferenza delle parti della Convezione Onu sul Clima.

Da allora sono passati venticinque anni, la Microsoft è una delle più grandi produttrici di software al mondo e la Sony sta per lanciare la Play Station 5. Ma sul clima cosa è cambiato? In realtà non molto. Nonostante negli ultimi decenni si sia parlato a lungo della questione ambientale, i dati non sono per niente rassicuranti e ad oggi mancano soluzioni concrete per il futuro. Ne abbiamo discusso con Marco Cappato, politico, attivista e ideatore della campagna #Stopglobalwarming.

Dalle battaglie per i diritti civili alle campagne per la libertà di ricerca scientifica, fino ad arrivare al cambiamento climatico. Quando ha capito che era necessario focalizzarsi sul tema ambientale?

Nel 2010 raccogliemmo oltre 20.000 firme a Milano su dei referendum cittadini per la qualità dell’ambiente e della vita, e per la riapertura dei Navigli. Una politica incapace di farsi carico dell’ecosistema oggi non ha senso di esistere.

Il 22 aprile, assieme a ventisette premi Nobel, ha lanciato la campagna #Stopglobawarming. Cosa prevede l’iniziativa e perché è diversa dalle altre campagne sul clima?

Ventisette Nobel hanno proposto una soluzione semplice: tassare le emissioni di CO2 per disincentivarle. Noi, con www.stopglobalwarming.eu, l’abbiamo trasformata in Iniziativa dei cittadini Europei. Se raccoglieremo un milione di firme per un carbon pricing europeo, la Commissione UE sarà obbligata a esprimersi.

Quanto è importante che il tema venga affrontato a livello europeo anziché a livello nazionale?

La dimensione nazionale non è adeguata per soluzioni come di conversione ecologica del fisco, perché genererebbe dumping ambientale e delocalizzazioni. Solo una dimensione continentale può reggere soluzioni adeguate.

Come è possibile coordinare libertà economica e sostenibilità ambientale?

Attribuendo alle risorse ambientali il loro vero valore, anche in assenza di un prezzo di scambio. In questo modo, lo Stato non decide dirigisticamente su quale soluzione puntare, ma rende semplicemente più convenienti le soluzioni più efficaci.

La questione ambientale si è diffusa moltissimo nell’ultimo anno, anche grazie al movimento Fridays for Future. Nonostante questa diffusione, è evidente come la consapevolezza che i cittadini hanno del problema non trovi riscontro nella politica. Qual è, secondo Lei, il motivo?

Mancano proposte concrete. Fidays for Future ha meriti enormi, e il suo punto di forza è proprio l’aver rotto gli schemi di una politica disattenta e miope. In assenza di esperienza politica, però, è molto difficile essere incisivi. Ecco perché è indispensabile un salto di qualità, una crescita anche sul piano della proposta politica.

In che modo innovazione tecnologica, economia e politica dovranno collaborare nei prossimi anni per creare un mondo più sostenibile?

In modo libero. E’ impossibile predeterminare le relazioni tra tecnologia e economia. Il compito della politica è quello di creare un sistema che premi le soluzioni più efficaci. La tassazione ecologica, con la riduzione delle tasse sul lavoro, è il principio chiave per riuscire ad affrontare l’emergenza climatica senza distruggere la carica creativa dell’economia di mercato.

Ci sono degli aspetti del problema climatico che l’emergenza sanitaria ha messo in luce?

Oggi è molto più chiara la fragilità delle nostre economie, e l’interdipendenza nel mondo globalizzato. E’ anche più chiara l’inadeguatezza della politica elettorale nazionale, orientata sul breve periodo e strutturalmente incapace di investire nella prevenzione e nella cooperazione internazionale.

All’interno del dibattito pubblico sul clima si è parlato più volte di un’imposta sui consumi. Il modello viene spesso criticato dai piccoli imprenditori che hanno poche risorse da investire sul rinnovamento sostenibile e che vedono nella Carbon Tax solo gli effetti svantaggiosi dell’innalzamento delle tasse. Cosa risponde a questa critica?

E’ una critica fondata, alla quale  si può solo rispondere concretamente, restituendo ai cittadini il gettito  della tassazione ambientale sotto forma di riduzione di altre tasse, ad esempio sul lavoro. Senza meccanismi di compensazione sociale di questo tipo, la tassazione ecologica sarebbe destinata ad incontrare resistenza politiche insormontabili, come la rivolta dei gilet gialli in Francia ha insegnato.

Come è possibile supportare la campagna #Stopglobalwarming?

Firmando e facendo firmare su www.stopglobalwarming.eu. In particolare, scrivendo a personalità che abbiano un seguito sui social e chiedendo loro di socializzare la campagna. Solo così possiamo aprire un varco nel muro dell’informazione, a fronte di media prevalentemente volti a raccontare la quotidianità di una politica che non riesce ad alzare lo sguardo sul futuro.

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