Effetto farfalla

Un giorno un giovane studente cadde su Pittaco di Mitilene, filosofo minore, e prese ventotto. Era l’ultimo esame. Tragedia, ginocchia a terra, media rovinata per sempre. Di ventotto ce n’è uno, tutti gli altri son trentuno, singhiozzò in un cimitero di fazzoletti. E decise di passare al contrattacco.

Per prima cosa andò nelle biblioteche del dipartimento, prese tutte le copie del Protagora di Platone, dove il filosofo minore era citato, e ne fece un sol fuoco. Passò dunque alle rionali e a quelle nazionali, appoggiato da un piccolo ma ambizioso partito studentesco di cui presto diventò il leader. Del filosofo minore la gente se ne fregava, e del Protagora pure. Meno da studiare per i figli, meno seccature per i genitori. Nel giro di un paio d’anni di Pittaco di Mitilene non restava che cenere.

Il giovane studente era lì lì per sentire che giustizia era fatta, ma un compagno d’assemblea disse che era inutile eliminare il filosofo minore da una sola opera, quando la sua eredità intellettuale avrebbe continuato a vivere in tutte le altre opere del filosofo maggiore. Bisognava dichiarare guerra a Platone.

Intanto il partitello cresceva e si avvicinava al parlamento, mentre montagne di libri con testo a fronte scoppiettavano nei roghi di tutto il paese. Il giovane studente, di nuovo, era quasi sul punto di sentirsi soddisfatto, quando un altro compagno d’assemblea osservò che Platone era alla base di tutta la filosofia greca antica. Bisognava continuare almeno fino a Plotino. 

I greci moderni la presero sul personale. Si mossero i generali e si mossero gli eserciti. Qualcuno dalle parti di Tebe fece notare che la filosofia latina aveva saccheggiato a piene mani quella greca. Il giovane studente, ormai salito al potere, fece spallucce e schierò i carri.

Subito presero forma gli schieramenti. La germania, al grido di für Winckelmann, fu la prima ad entrare in guerra al fianco della Grecia, seguita da una Francia consapevole di essere libera e dunque responsabile. Dall’altra parte il Regno Unito scese in campo col rasoio di Occam tra i denti, mentre agli americani farsi sotto contro la Germania sembrò a prescindere una buona idea. Gli arruolabili furono arruolati e mandati lontano da casa a bruciare o a tradurre, a seconda dello schieramento. Al fronte anglo-italico l’inferno dei roghi non aveva gironi, ma non per questo risultava più sopportabile. Nelle trincee franco-greco-germaniche, invece, l’unico sollievo per la tendinite amanuense era l’amputazione.

Il giovane studente era ormai disposto a tutto pur di vincere la guerra, e pertanto acconsentì alla realizzazione dell’arma definitiva. Il Progetto Democrito richiese mesi di duro lavoro in gran segreto. Scrittori e scribacchini di lingua italiana e anglofona vennero reclutati da tutto il mondo per fare ciò che sapevano fare meglio: appallottolare fogli di carta. Milioni di palline furono a loro volta ricompattate in un’unica, indivisibile, gigantesca palla di filosofia antica. La mattina del 4 novembre, alle ore 7.53, le radio di tutto il mondo annunciarono che la bomba atomistica era stata sganciata su Mitilene. La guerra era finita.

Le condizioni della resa furono durissime. La Grecia fu costretta a conservare le proprie opere solo in lingua originale; il liceo classico, soppresso.

Tempo dopo, interrogato sul disarmo, un noto scienziato disse: non so con quali armi si combatterà la Seconda guerra atomistica, ma la Terza sì: con pietre e bastoni.

 

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