Virunga National Park, dove si muore per salvare i gorilla

Pochi giorni fa nel Virunga National Park sono stati uccisi cinque guardaparco e un autista, cui si aggiungono diversi feriti, in un attacco delle milizie Mai-Mai. La notizia, annunciata da un comunicato ufficiale dello parco, è, purtroppo, solamente l’ultima di una lunga sequela di casi di violenze e attacchi cui la riserva naturale è stata vittima. Eppure, lottando contro gruppi paramilitari, bracconieri e multinazionali petrolifere, i ranger del Virunga continuano a proteggere i gorilla di montagna, a costo della loro vita.

Il parco, fondato dalle autorità coloniali del Belgio nel 1925, è il più antico d’Africa e occupa un’estesa area di 7.800 km2 nella provincia del Kivu Nord nella Repubblica Democratica del Congo, vicino ai confini con Ruanda e Uganda. Si tratta di un vero e proprio santuario dei gorilla di montagna, una specie a forte rischio di estinzione, e di diversi altri animali, protetti anch’essi dalla distruzione del loro habitat e dalla caccia indiscriminata. Si stima che circa la metà della popolazione mondiale di queste enormi primati abbia la propria casa proprio all’interno del parco, mentre molti altri sono localizzati nel vicino Parco Nazionale dei Vulcani, parte ruandese della riserva originatasi dopo la divisione territoriale degli stati nazionali. Divenuto patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1979, il parco era diventato tristemente famoso dopo che l’ambientalista statunitense Dian Fossey vi fu assassinata, nella parte ruandese, per mano di un gruppo di bracconieri nel 1985, mentre studiava e proteggeva i gorilla.

Le difficoltà e la violenza non hanno mai fermato i ranger e i gestori della riserva, che però negli anni hanno dovuto contare un altissimo numero di caduti: sono circa 200 i guardiani assassinati solo negli ultimi vent’anni, e i numeri, come l’attacco avvenuto il 10 gennaio 2021, non sembrano arrestarsi. Nell’aprile 2020 si è registrato l’attentato più sanguinoso, con sedici vittime tra guardiani e altri soggetti coinvolti. Anche il direttore del parco, Emmanuel De Merode, membro della famiglia reale belga, ha subito un attentato nel 2014 dal quale, fortunatamente, è rimasto solo ferito. Studiando i diversi episodi di violenza, si scopre che sono molte le mani sporche del sangue dei guardiaparco e degli ambientalisti. Le milizie irregolari che infestano la regione si autofinanziano spesso con bracconaggio e deforestazione illegale, oltre a tentare di appropriarsi delle terre della riserva, ricche di materie prime come oro, carbone e petrolio.

Proprio il petrolio è stato al centro degli scontri tra gli ambientalisti a difesa del parco e molte multinazionali dell’energia. Tra queste dispute ha avuto particolare rilievo quella con la Soco per la possibilità di operare all’interno dell’area del parco nazionale in cerca di idrocarburi. Alla fine, anche grazie ai riflettori portati sulla questione da parte del documentario Virunga, prodotto da Netflix e candidato ai premi Oscar, sembrerebbe che il pericolo della distruzione dell’habitat di decine di migliaia di animali sia stato sventato. Ma i pericoli sono sempre in agguato, tanto che già nel 2015 il governo cercò di ridelineare i confini del parco per consentire l’esplorazione petrolifera, per poi tornare sui propri passi. Quanto passerà prima che qualche politico da Kinshasa ci riprovi?

Il parco, nonostante tutti gli ostacoli, continua con successo la propria missione. Infatti, è recente la notizia che certifica l’eccellente lavoro dei ranger: i gorilla sono lentamente in aumento, dato che sono stati censiti seicentoquattro esemplari all’interno del parco contro i quattrocentottanta del 2010. Una grande vittoria che sprona a continuare il lavoro fatto, ma che ha richiesto un sacrificio enorme. In condizioni normali, il parco  accoglie ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo, mostrando loro l’incredibile ricchezza naturale che custodisce. Percorrendo sentieri lunghi decine di chilometri all’interno della foresta, ambientalisti e turisti scoprono la vita che si cela tra le fronde degli alberi, una vita da anni minacciata ma, oggi più che mai, difesa con coraggio e dedizione da ranger-eroi.

Il Virunga National Park è una frontiera, un territorio conteso: non solo tra Stato e ribelli, interessi economici e ambientalismo, ma tra vita e morte, coesistenza o sfruttamento. E oggi sembra davvero incredibile che per difendere l’esistenza di gorilla, habitat naturali incontaminati e scoperte scientifiche si debba ancora pagare con la propria vita. Forse possiamo fare poco contro guerriglieri e bracconieri, oltre che donare fondi e seguire le attività del parco, ma certo è nostro compito vigilare attivamente affinché affaristi e multinazionali dall’Europa non possano appropriarsi di luoghi e vite tanto importanti e delicate.

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