“Tre colori: film Rosso” di Krzysztof Kieślowski: #attoterzo

Terzo appuntamento: film rosso

Tre colori: film rosso è il terzo e ultimo film della trilogia a colori del regista polacco Krzysztof Kieślowski. La pellicola ha ottenuto tre candidature all’Oscar e una ai Golden Globes: la sua fortuna la rende infatti la più celebre nella trilogia. Il film si ispira al terzo valore fondante della Rivoluzione francese, la Fraternità. Essa è emblematicamente rappresentato dal filtro rosso  che domina le riprese. La prevalenza del colore è cifra caratteristica della trilogia. Se nelle precedenti pellicole erano protagonisti, in ordine, il blu e il bianco, ora è il rosso a indicare l’ultima banda della bandiera francese. Tre colori: film rosso risale al 1994 e costituisce l’ultimo dei film del regista polacco, morto pochi anni dopo. E se, come è noto, le ultime opere d’arte dei grandi artisti rappresentano un sunto della carriera esemplare, così la pellicola ricorda un testamento spirituale lasciato dal regista prima di morire.

Valentine e Augustine

Valentine è una giovane modella nella città di Ginevra e Augustine è un ragazzo, quasi giudice nella stessa città. Le storie dei protagonisti scorrono inesorabilmente in modo parallelo senza mai sfiorarsi, fino a convergere nel finale. Tre colori: film rosso mette a fuoco per prima cosa l’impatto di quel destino misterioso che aggroviglia le vite dei protagonisti e sembra guidare ogni azione della quotidianità. I due personaggi, così lontani e appartenenti a universi separati, continuano a sfiorarsi a causa di una serie di fatali eventi per l’intera durata della narrazione. Viaggiano su binari paralleli, come satelliti silenziosi girovaganti in uno spazio che non trova una meta. Così, all’apparenza, sembrerebbero non incontrarsi mai. Tuttavia le loro vite si riflettono e trovano corrispondenza reciproca e, come due magneti, sono inevitabilmente portati ad attrarsi.

L’intera pellicola è invasa dal caso. Ciò è ben visibile sin dall’inizio, quando Valentine investe un cane e, prendendosene cura, viene condotta verso il padrone, un misterioso giudice in pensione. Il film sviluppa dunque la relazione tra questi due personaggi, una relazione complessa ma inevitabile. Il vecchio giudice, un personaggio inquietante e misterioso, nasconde sotto un abito freddo e scuro un cuore d’oro in grado di amare. La funzione della giovane modella è dunque quella di ricondurre l’uomo a un amore che aveva inevitabilmente deciso di accantonare. L’allontanamento dai sentimenti è d’altronde un tema ricorrente nella trilogia di Kieślowski. Per esempio la protagonista di Film blu, Julie, prova inutilmente a staccarsi dai sentimenti, visti come grovigli che imprigionano. In entrambi i casi tuttavia il regista vuole dimostrare quanto la condizione di assoluta apatia sia incompatibile con l’essenza dell’essere umano, concepito come essere sociale.

Quando il diverso unisce

La coppia dei personaggi (la giovane modella e l’anziano giudice) riproducono nello spettatore una sensazione piuttosto spiazzante. La loro estrema diversità e apparente inconciliabilità provoca infatti una sorta di straniamento. Eppure, nell’estrema diversità, ritrovano l’uno nell’altro quel senso di amore e di protezione mancante. Come vasi di terracotta, modificano le loro anime nel corso della relazione. È dunque la loro estrema imperfezione a scaturire quel bisogno d’amore che possono ritrovare solo nell’altro. Il vecchio giudice è così emblema di un’umanità che ha perso la capacità di provare pietà. La rigidità che caratterizza il personaggio è generata a seguito di un trauma interiore che sembra aver esaurito la fonte da cui scaturisce l’amore. Così Valentine ha la funzione di riavvicinare l’uomo alla Misericordia e a quel senso di umanità da cui si era da tempo allontanato.

La Fratellanza

La Fratellanza, punto di partenza da cui si è ispirato Kieślowski, è totalmente personificata nel personaggio di Valentine, la modella protagonista. È proprio la Misericordia che conduce Valentine a prendersi cura del cane che ha investito e a provare pietà per il burbero giudice proprietario del cane. Valentine è totalmente dedita all’aiuto degli altri, è trasparente e gioiosa della vita. Ciò è emblematicamente rappresentato dalla scena in cui viene inquadrata una vecchia signora dedita a buttare una bottiglia nel bidone della spazzatura. La scena è presente anche nelle due pellicole precedenti. Si può intuire dunque che l’inquadratura al dettaglio rappresenti la proiezione della vecchiaia dei personaggi. Valentine è l’unica tra i protagonisti a intervenire in aiuto della vecchia signora in difficoltà e l’aiuta a inserire la bottiglia nel contenitore. Ciò è emblematico del suo carattere, estremamente caritatevole e altruista. La vecchia signora rappresenta dunque il riflesso dell’animo del personaggio.

La fine del trittico

Tre colori: film rosso termina con una scena tanto misteriosa, quanto riassuntiva e sconvolgente. Le tre pellicole infatti, fino a questo momento indipendenti se non per saltuari rimandi scenografici, sembrano convergere verso un finale univoco. Kieślowski progetta dunque due differenti finali per i tre film: il primo riguarda la conclusione della pellicola in senso proprio, il secondo è presente alla fine di Film rosso. Qui si ritrovano infatti tutti i protagonisti in un contesto particolare e piuttosto imprevedibile. Il mistero che ha aleggiato nei film della trilogia trova allora ancora una volta spazio nel finale, di difficile interpretazione. Se da una parte esso consente di sciogliere i nodi riguardo alcuni intrecci tra i personaggi (si può intuire per esempio l’evoluzione  del rapporto tra Valentine e Augustine), dall’altra apre ulteriori domande di complessa risposta. D’altronde, non è forse cifra caratteristica dell’opera d’arte concludere con un punto di domanda?

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